Il Var guercio de La Liga di Florentino e Rubiales

Pubblicato il autore: Giuseppe Ortu Segui

Paganini non ripeteva. Il genio, è solito non ripetersi. Anche altri grandi uomini del mondo dell’arte non hanno mai ripetuto una loro opera. Monet, Manet, Picasso, Pollock. Se il genio non si ripete, le malefatte, le bassezze dell’umana nefandezza sì. E’ nella natura umana. Pirati, corsari, dittatori, mascalzoni e imbroglioni di ogni risma si sono sempre tristemente ripetuti. Sempre con le stesse azioni. Il genio non si ripete; le mascalzonate sì. E il VAR? Il VAR si ripete. Eccome se si ripete. Continua, imperterrito, a recitare un copione sudicio e maleodorante pur di raggiungere il suo scopo. Sbaragliare come una mandria di bufali inferociti chiunque osi pararsi davanti. Come una palla da bowling travolge impunemente tutti i poveri, ingenui, inermi birilli.

Oggi l’ennesima, stanca vergogna. A Bilbao abbiamo assistito a un teatrino miserando con la complicità di un VAR guercio come il più scellerato e malvagio pirata. Benda sull’occhio, bandiera nera piratesca sullo sfondo, sciabola in pugno, anche questo pomeriggio il VAR ha depredato come il miglior Francis Drake, anzi per meglio dire, essendo spagnolo, Ángel – Cabeza de Perro – García il campo dell’Athletic Club de Bilbao. Il bottino non è stato di dobloni d’oro, forzieri di smeraldi, diamanti o calici d’oro incrostati di rubini rosso sangue come accadeva all’epoca d’oro delle bandiere nere con i teschi bianchi, no. Nell’epoca della pirateria VAResca, il malloppo, lo sgobbo per usare un termine più rozzo e crudo che meglio si adatta al clima che stiamo descrivendo e respirando, sono i tre punti in palio sottratti a VAR armata, dal San Mames.
Uno scenario poco idilliaco quello visto a Bilbao, dove il Real Madrid ha vinto l’ennesima partita alla maniera del film La Stangata. Tebas lo aveva detto parlando della famosa chiamata di Florentino a Rubiales. “C’è stato un prima e un dopo con il VAR”. Adesso stiamo vivendo l’Epoca del Dopo. Un’epoca in cui tutto è permesso per centrare l’obiettivo. Un’epoca da senza prigionieri come urlò Lawrence d’Arabia prima di assaltare un convoglio turco. Un’epoca senza regole tranne quelle di un solo padrone. Un po’ come l’Età dell’Oro del VAR per il Real Madrid, ma capovolgendone, stravolgendone, massacrandone senso e significato datogli da Esiodo.

Il Madrid ha vinto uno a zero in una partita di cui non ha senso parlare se non per i due accadimenti che descrivono meglio di ogni altra parola quanto è accaduto quest’oggi a Bilbao. La sfida tra Athletic e Real Madrid si può sostanzialmente ridurre a due pestoni. Pestone in area di Dani García a Marcelo: calcio di rigore. Pestone in area di Sergio Ramos a Raúl García: non è rigore. La solita storia quando gioca il Madrid. Reti annullate agli avversari, rigori contro i blancos non fischiati, penalties concessi per los de Florentino anche quando non ci sono. Da quando il campionato è ripreso stiamo assistendo ad un saccheggio legalizzato dietro l’altro. Una oscena e immonda ruberia dopo l’altra. Tutto alla luce del sole. Tutto senza nemmeno il pudore (questo sconosciuto) o la vergogna di provare a occultare un minimo le cose per evitare di perdere la faccia davanti al mondo.

Questa Liga, oscenamente mutilata del suo valore sportivo, etico, morale, educativo, varrà pure per gli annali, ma di certo sarà per sempre ammantata dalla lorda bandiera nera con ossa e teschio bianco della nave pirata più losca e gretta che si sia mai vista. Quella che si sta per assegnare sarà una Liga senza onore, senza valore alcuno. Certamente non sportivo, tanto meno morale. Perché una Liga che si assegna in violazione e spregio di ogni codice o norma che gli esseri umani si sono dati per una pacifica, lecita e pulita convivenza, non può avere valore alcuno. Questa Liga celebra solo i valori della prevaricazione, della primitiva legge del più forte che, per soddisfare il proprio egoistico bisogno, non esita a soverchiare e a esercitare ogni sopruso sugli altri compartecipi a una comune competizione. Questa Liga è come una partita a poker truccata dove un giocatore ha tutte le carte e gli altri, ridotti a meri comprimari per una falsa parvenza di legalità, nessuna. Per gli avversari dei blancos ormai, vincere o perdere non ha più senso. Come scendere in campo e giocare.

A Bilbao questo pomeriggio sono scoppiate enormi polemiche. Muniain è stato uno dei più espliciti. Intervistato al termine dell’incontro, il numero 10 non si è certo morso la lingua: “Alla fine è sempre la stessa cosa. Nella nostra area hanno visto la giocata e nella loro area no. Che ognuno tiri le proprie conclusioni”. Ma il ragazzo basco non si è fermato qui: “Già stiamo vedendo come si sta svolgendo il trend in queste giornate, e a favore di quale squadra vanno queste decisioni”. E in campo avverso? Persino Sergio Ramos arriva a riconoscere di avere commesso fallo ai danni dell’avversario nell’area di rigore madridista sostenendo, come un tenero, innocente pargoletto “Ho pestato un pochino la scarpa di Raúl García”, per poi assumere nuovamente l’espressione solita nell’aggiungere che “La Liga non la vinciamo grazie agli arbitri”. Excusatio non petita, accusatio manifesta.

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