La bici di Piqué

Pubblicato il autore: Giuseppe Ortu Segui

Le immagini di Gerard Piqué accedere al Camp Nou prima di giocare con l’Espanyol in bicicletta ha lasciato interdetti a molti e scatenato una sequela di polemiche. Il punctum dolens della questione, per alcuni, è stato il fatto che il centrale blaugrana si è presentato allo stadio non tanto e non solo in bicicletta, cosa di per sé opinabile per un professionista visto il rischio di cadute e di infortuni più o meno gravi a cui sarebbe potuto incorrere, ma anche e sopratutto per il suo abbigliamento. Capellino da baseball indossato al contrario, magliettina grigia, bermuda bianche, scarpe da tennis senza calze. E niente casco. Alcuni commentatori hanno scritto che sembrava più un surfista hawaiano che un calciatore professionista del Football Club Barcelona che si recava allo stadio per giocare una partita di campionato.

Surfista o no, ciò che risulta da questo fatto è che siamo in presenza di una persona eccezionale. Grande presenza di spirito, grande personalità, anticonformismo allo stato puro, semplicità (in senso positivo) e velocità di pensiero. Antidivo per eccellenza, Piqué dimostra di essere non un Calciatore (in senso negativo, questo sì), uno che per il solo fatto di avere avuto il dono divino di dare quattro calci ad un pallone e di guadagnare cifre da consigliere delegato di una importante azienda quotata in borsa, si sente una sorta di semidio e lo dimostra con fatti, atteggiamenti e parole.

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Ci si lamenta sempre dei giocatori che vivono in un mondo a parte, che perdono il contatto con il mondo in cui vivono, che fanno i divi di Hollywood o le superstar della NBA che viaggiano in elicottero per non dover incontrare mai nemmeno lo sguardo delle persone. Vediamo calciatori giungere allo stadio o al centro di allenamento con rombanti Ferrari, Lamborghini, Bugatti, Rolls e Bentely. Guardiola, ai tempi in cui era un affermato giocatore del Barça, guidava una Golf; una semplice, normale Volksvagen.  Piqué arriva allo stadio con la bicicletta elettrica vestito come un ragazzo normale e scoppia la polemica. Certo, Gerard è stato incauto (non aveva il caschetto ma un semplice cappellino con visiera); certo, sarebbe potuto cadere e farsi male. Tutto vero. Ma perché, chi corre allo stadio in Ferrari a velocità da pilota di Formula 1 non può forse schiantarsi contro un muro e farsi anche molto più male? Se il problema non è dunque il rischio di infortunio, quale è il punctum dolens del contendere? L’assenza di immagine, in lui, da idolo d’oro che cammina sulle acque davanti a cui genuflettersi? Forse la gente ama le persone così, quelle che fanno le superstar e fanno sentire tutti piccoli piccoli. Forse le persone amano inchinarsi e onorare i calciatori famosi solo quando, dall’alto dei loro macchinoni d’oro gettano uno sguardo misericordioso e condiscendente alle folle plebee plaudenti?
Io no. Io preferisco mille volte Piqué che decide di vivere la sua vita controcorrente come un qualsiasi cittadino che, se gli salta, va allo stadio in maglietta, bermuda, capellino al contrario e scarpe da tennis. Che dire allora di Ter Stegen, che spesso usa la metro per spostarsi in città? Non è raro vederlo in piedi, appoggiato alla parete del vagone, mentre viaggia come un qualunque cittadino di Barcelona in metro. Anche lui potrebbe cadere per un improvviso scossone della sotterranea e farsi male. Dobbiamo creare polemiche anche per il suo modo di spostarsi in città? La verità è che ci lamentiamo sempre delle stravaganze e dell’arroganza culturale dei personaggi famosi, per poi stracciarci le vesti quando si comportano come normali cittadini.

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