Més-si 700

Pubblicato il autore: Giuseppe Ortu Segui

Il deludente e polemico pareggio interno contro l’Atletico Madrid che ha quasi precludo ogni speranza di riconferma nella Liga da parte del Barcelona, ha fatto passare in secondo piano un traguardo storico conquistato dal campione argentino Leo Messi, il Messia del Barça, l’unico indiscusso crack del calcio mondiale di tutti i tempi.
Il 10 blaugrana ha realizzato contro la formazione colchonera la sua rete numero 700 da quando è diventato professionista. Una carriera dedicata allo sport, al calcio, alla famiglia e al Barcelona, oltre che alla sua terra natia, l’Argentina. Un traguardo, si diceva, passato colpevolmente sotto silenzio e ovattato, coperto, sepolto dalla delusione per la mancata vittoria contro l’Atletico che ha lasciato tocado tutto l’ambiente blaugrana. La Junta barcelonista, da parte sua, ha mancato completamente, e colpevolmente, l’appuntamento con la storia, risultando ancora una volta insensibile, insufficiente e mancante. Leo avrebbe meritato tutt’altra attenzione, altre celebrazioni, altro palcoscenico. Certamente, e questa è una stoccata mortale, il Madrid avrebbe fatto stampare moneta alla UE per celebrare l’evento.

Leo ha collezionato i suoi settecento goals, una parola che riempie la bocca al solo pronunciarla, in soli 14 anni. Il primo, una deliziosa vaselina contro l’Albacete del primo maggio 2005 quando aveva solo 17 anni. L’ultimo l’altro ieri contro l’Atletico: tanto per non smentirsi ancora una vaselina, questa volta su calcio di rigore. Solo un crack come lui poteva realizzare il primo goal e il numero 700 con una dolce carezza data al pallone per scavalcare il portiere con un delicato soffio di vento. In mezzo ai due una miriade di reti capolavoro realizzate in tutti i modi possibili. Di testa: 24; di destro: 91; di sinistro: 583; di mano: 1; di petto: 1. Curiosamente, non ha mai marcato in rovesciata. C’è andato vicino tante volte, ma quell’elemento ancora gli manca.

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Trovare delle reti da ricordare e commemorare in mezzo a 700 non è cosa semplice, ma alcune, tre nella circostanza, sono delle autentiche perle; dei capolavori, dei masterpieces. La rete contro il Getafe, il suo manifesto. 18 aprile 2007. Leo parte dalla propria metà campo a due passi dalla linea dell’out di destra e come una scheggia impazzita salta come birilli quasi tutta la squadra avversaria. Giunto davanti al portiere, lo dribbla sulla destra aggirandolo per poi insaccare nella porta sguarnita. Una delle immagini più belle di quella rete è vedere Leo inseguito, braccato, attorniato da ben sette avversari del tutto impotenti per quanto tentino di atterrarlo o sottrargli la sfera, che pare magica tra i suoi piedi alati. Come Mercurio, messaggero degli Dei.
La seconda, notevole, è più recente. Datata 6 maggio 2015, è la rete del 2-0 contro il Bayern in semifinale di Champions. Quel goal, realizzato sotto la Gol Nord, resterà nella memoria per il crollo, lo svenimento, l’implosione di Boateng che tentò invano di affrontare il Messia del futbol prima di esserne talmente ipnotizzato e destabilizzato da perdere l’equilibrio e finire lungo sull’erba dell’estadi. Il successivo tocco è pura magia. Un’altra vaselina, questa volta ai danni di Neuer. Nonostante una distanza minima dal portiere e una posizione angolata, Messi riuscì a toccare il pallone il tanto da scavalcare il grande portiere bavarese, rendendo vano il suo tentativo di intervento.
La terza rete è il capolavoro di testa che consegnò la Champions a Roma ai blaugrana nella finale contro lo Utd. Uno stacco aereo degno del miglior Pelé anni 70, quello per intenderci della rete nella finale contro l’Italia, con Burgnich disperatamente e inutilmente proteso a contrastare il pallone che dopo un secondo sarebbe finito alle spalle di Albertosi. Messi fece qualcosa di simile. Salì in cielo come spinto da una forza misteriosa su cui il 10 argentino quasi si sostenne. Rimase in volo come un Colibrì, pur saltando forse contro tempo, e piegandosi all’indietro colpì forte insaccando alle spalle di Van Der Sar. Una icona. Una obra de arte. Tre reti per una leggenda.

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Il numero maggiore di segnature le ha realizzate chiaramente con il Barça; sono 630. Con la maglia della albiceleste le restanti 70. Nel suo palmares anche una cinquina in Champions contro il Leverkusen. 7-1 risultato finale; 5 reti di Leo. Oltre ad essa, anche 6 poker (uno in Champions; 5 in Liga), 47 triplette, 133 doppiette. Numeri da capogiro.
Tra le sue vittime preferite il Sevilla (con 29 reti inflittegli) e il Real Madrid, trafitto per ben 26 volte. Di queste 26 due reti in Champions, trafitto na delle quali in Semifinale nel 2011. In quella circostanza partì palla al piede superando tutto e tutti fino a Casillas, infilzato sul palo lungo con un destro rasoterra e angolatissimo.
Rimembrando per gruppi di 100, già detto del primo e del settecentesimo, il numero 100 lo ha realizzato ai danni della Dinamo Kiev in Champions il 29 settembre 2009. La rete numero 200 proprio al Madrid nel 2011 in finale di Supercopa d’Espana. Il 300esimo al Rayo in un Rayo-Barça 0-5. La rete numero 400 indossa la maglia del Granada in un Barça-Granada 6-0 del 2014. Di due anni dopo il goal numero 400 in una insolita sconfitta casalinga del Barça per 2-1 patita dal Valencia. Contro l’Atletico Leo ha marcato anche la rete numero 600. E’ della Liga 2017-18 e il risultato fu di 1-0 per i blaugrana.

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