Palacio si racconta: “Il Bologna vale più della Champions”

Pubblicato il autore: Walther Bertarini Segui


Rodrigo Palacio si è raccontato sulle pagine della “Gazzetta dello Sport” ripercorrendo il suo arrivo a Bologna, le esperienze al Genoa e all’Inter, infine la chiamata dell’Atalanta. Ecco alcuni passaggi:

L’arrivo a Bologna: “Quando sono arrivato in questa città, non pensavo che fosse tutto così bello e serio, non lo avrei mai immaginato. Non c’è nulla ma proprio nulla da invidiare ad altre società. Se fare i 40 anni con questa maglia può essere considerata un’ipotesi? Nella vita non si esclude nulla. Con i dirigenti siamo rimasti d’accordo che decido alla fine di ogni anno, ma di una cosa sono certo: chiuderò la carriera in Italia e non in Argentina.”

Il retroscena sulla chiamata dell’Atalanta di Gasperini:Lo ammetto non me l’aspettavo questa proposta: è difficile che una società che disputa la Champions League contatti un giocatore di 37 anni. Per me era un orgoglio soltanto il fatto che Gasperini in quel momento avesse pensato a me, oltre al fatto che ho giocato ovunque tranne in Champions. Per diventare come l’Atalanta ci vuole tempo e pazienza, ma qui le basi ci sarebbero tutte. A Gasperini gli dissi: dammi tre giorni. In quel tempo a disposizione ragionai e mi dissi: “Il Bologna mi vuole ancora, sto benissimo, mi diverto, provo un senso di gratitudine per come mi hanno voluto e trattato, mi sento a casa. Per me vale più della Champions League.” Siamo tutti bravi ragazzi ci vogliamo bene, quando arrivò Sinisa stavamo passando un momento molto difficile e lui in poco tempo fu capace di cambiare completamente la mentalità e la testa. Abbiamo sofferto quando stava combattendo la sua malattia perchè volevamo essere con lui. Grazie ai suoi collaboratori ci siamo uniti ancora di più perchè anche noi dovevamo fargli vedere che lottavamo in ogni gara come lui lo faceva per la sua malattia.”

Ricordi e aneddoti con Sinisa:Una bella sorpresa quando venne a Verona la prima partita, ma aveva tenuto fede a una promessa. Ebbi dei brividi alti così ma ci insegnò tanto quel giorno e vale a dire che la volontà e la fiducia prevalgono su quasi tutto.”

Il suo ruolo:Non sono un centravanti: lo feci all’Inter quando Milito si ruppe. Mi diverto comunque perchè l’assetto di Sinisa è dinamico, di scambio, dove il n.9 classico non è previsto. Nonostante questo la produzione offensiva è tanta, notevole.”

Conclusione sulla sua “treccia“: “Iniziai nel 2001, ormai è maggiorenne. Mia figlia mi dice: “ma papà ancora la treccia?”. Io: “Finchè gioco resta“. Poi in città mi salutano: “Ciao El Trenza“, mi piace da matti”.

Parole al miele dell’attaccante argentino, con l’obiettivo di raggiungere nuovi traguardi con la maglia rossoblù.

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