Perché i media tirano la volata a Suning?

Pubblicato il autore: Giuseppe Ortu Segui

Nel mondo dell’informazione una notizia inesatta o inesistente è un evento gravissimo. Distorce la realtà, la forza a conclusioni opposte al vero, crea movimenti o pressioni popolari. Con una sola notizia si può screditare la reputazione di una persona, far cadere un governo, far crollare le azioni in borsa di una società.
Una società finanziaria che gode di ottima salute può essere dinamitata da una notizia lanciata ad arte su un sospetto di insolvenza. Le azioni possono crollare da un momento all’altro e con esse anche la vita di milioni di persone. Ovviamente può avvenire anche il contrario. Attraverso informazione non vera o gonfiata ad arte, si possono aprire nuovi mercati, concludere contratti commerciali altrimenti non raggiungibili. Allo stesso tempo si può eccitare gli animi di milioni di risparmiatori al fine di una crescita fittizia del valore delle azioni. Azioni che salgono solo per merito di una notizia senza sostrato alcuno. La classica bolla speculativa. Crescita esponenziale e apparentemente inarrestabile di titoli che si reggono sul nulla, sull’effetto di quei primi aumenti che portano a loro volta ad altri aumenti. Una folle corsa verso l’alto basata su una notizia a volte falsa, altre volte machiavellicamente inesatta o esagerata. In questi casi la bolla si gonfia a dismisura fino alla sua naturale conclusione. Lo scoppio della bolla speculativa che lascia quasi tutti a terra con il cerino in mano. A quanti casi simili abbiamo assistito? In letteratura finanziaria hanno scritto tomi su tomi su questo. Dai tulipani alle penny black, passando per le dotcom.

E il calcio? Il calcio non scherza. Non è avulso da tutto questo. Non siamo più negli anni delle passioni quasi dilettantesche, senza colossi industriali quotati in borsa alle spalle che possano essere influenzati dal mondo del calcio. Il mondo del pallone non deve essere visto solo dal punto di vista sportivo. I giocatori che scendono in campo, il pubblico che affolla le tribune e esulta per una rete sono solo la punta dell’iceberg. Dietro l’odore dell’erba ci sono multinazionali che investono sul calcio, aziende quotate in borsa con bilanci da medio-grandi stati centroafricani, impiegati sparsi in tutto il mondo. Il calcio smuove tanti soldi dietro le quinte. Per questo motivo non si può scherzare parlando di calcio se si è professionisti del settore. La stampa sportiva deve essere consapevole che nel calcio di oggi una notizia esagerata può creare enormi danni finanziari ai mercati e a milioni di investitori. Gli interessi economici che smuovono il football dovrebbero imporre ad ognuno di noi la cautela che si presta quando si acquista un prodotto finanziario. Perché oggi il calcio è questo. Un elaborato prodotto finanziario con indosso una maglia e un paio di scarpette. Ogni volta che la stampa scrive non di fatti, ma di fantasie, dovrebbe pensare a quali possono essere le conseguenze di quell’agire. E sopratutto chi sta favorendo. Conseguenze che possono essere sfruttate scientemente da qualcuno a detrimento di altri. Non c’è più spazio per i dilettanti nel calcio. La stampa sia professionista come lo sono i club.

Suning, il gruppo proprietario dell’Inter, è una società per azioni cinese che opera nel settore del commercio al dettaglio di prodotti elettronici. E’ quotato presso la borsa di Shenzhen dal 2004. La società ha sempre avuto una quotazione molto bassa, non raggiungendo mai nemmeno i 20 remimbi. La quotazione storica in up l’ha registrata a 18,53 nel 2015. Poi una inesorabile, malinconica discesa fino agli 8,83 di fine giugno. A quel punto sono giunte dal nulla le notizie su Messi all’Inter lanciate da qualcuno, a cui si sono accodati come bravi frati trappisti in processione tutti i media. Dal primo luglio il titolo è entrato in rally, arrivando fino alla quotazione di 12,55 il 14 luglio. Un po’ di calma nelle notizie e nuova flessione del titolo, sceso a 10,04. Ma ecco che le nuove notizie degli ultimi giorni che legavano il trasferimento della sede degli affari del padre di Messi per evidenti motivi fiscali al passaggio del tutto fantasioso e senza alcun nesso di causalità del figlio all’Inter, hanno prodotto un nuovo rimbalzo dell’azione fino ai 10,25 di oggi, con il titolo in positive territory a +1,59, ancora in buy per gli analisti. L’uso dell’immagine di Messi proiettata sul Duomo dalla Tv cinese di Suning hanno fatto ulteriormente parlare e sviluppare tesi e contro tesi.

Non è la prima volta che la fantasia di Messi all’Inter consente al gruppo Suning di capitalizzare in borsa. Già il 6 aprile, in pieno confinamento, la famosa intervista di Moratti a Radio Anch’io di Radio Rai aveva creato una ripresa del titolo, passato in soli tre giorni, dal 6 al 9 aprile, da 8,88 a 9,12. Ogni qualvolta il nome dell’argentino blaugrana viene accostato ai nerazzurri,  con fantasiose ricostruzioni giornalistiche di fantamercato, il titolo Suning ha un nuovo scossone in rialzo.
Ci si domanda la ragione di queste notizie ricorrenti e cicliche a distanza di brevi periodi le une dalle altre, visto che a più riprese i protagonisti della vicenda hanno tolto qualsiasi paternità di verità alla notizia. Lo staff di Messi e il Barça hanno escluso qualsiasi possibilità che l’argentino possa sbarcare in Italia se non da avversario e con indosso la camiseta blaugrana. Ma anche da casa Inter sono arrivate le chiare smentite sia di Conte: “E’ più facile spostare il duomo che portare Messi all’Inter”, che di Marotta: “Parliamo di fantacalcio”. Nonostante ciò i media italiani continuano in questo testardo, ottuso tormentone. Qui prodest?

Il gioco che i media hanno deciso di giocare con queste notizie, oltreché discutibile dal punto di vista dell’etica sportiva, posto che vanno ad incidere negativamente sulla tranquillità e concentrazione di una squadra che, guarda caso, deve giocare contro una formazione italiana fra appena otto giorni, è anche estremamente pericoloso dal punto di vista della regolarità dei mercati finanziari. In questo modo i media non si rendono conto di tirare la volata a un gruppo quotato in borsa che grazie a quelle notizie sta aumentando fittiziamente il valore del proprio titolo azionario. Quando si ha a che fare con i mercati, che amano la tranquillità dei fatti e odiano le supposizioni gonfiate come una bolla piena di aria fritta, bisogna stare molto attenti perché i precari equilibri che governano i mercati possono crollare all’improvviso proprio a causa di comportamenti irresponsabili come questi. Se coloro che diffondono certe notizie non si rendono conto che c’è in gioco la stabilità e la regolarità dei mercati finanziari e credono invece di creare solo colore locale, rivalità di campanile, aumentare la vendita di qualche copia, o aggiungere un like al proprio profilo, per gli organismi di controllo delle borse ciò potrebbe giungere a configurare il reato di Manipolazione di Mercato di cui all’art 185 del TUF (Testo Unico delle disposizioni in materia di intermediazione Finanziaria) che recita al primo comma: “Chiunque diffonde notizie false o pone in essere operazioni simulate o altri artifizi concretamente idonei a provocare una sensibile alterazione del prezzo di strumenti finanziari, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da euro ventimila a cinque milioni”.
A questo punto, se in presenza di continue smentite da parte dei soggetti interessati le notizie continuano pressantemente a circolare tra i media, la domanda continua ad essere una sola: qui prodest?

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