Sentenza Man City – I disastri del TAS

Pubblicato il autore: Giuseppe Ortu Segui

Si è appena chiusa la eco della sentenza nei confronti del Manchester City, per alcuni scandalosa, e subito si iniziano a vedere gli effetti della pronuncia. Una decisione che può dinamitare le fondamenta del calcio internazionale come già a suo tempo lo fece la famosa Sentenza Bosman. La Sentenza Manchester City può essere altrettanto deflagrante nel calcio europeo. Posto che il Vecchio Continente è il vero, unico centro pulsante del calcio mondiale, si può dire che gli effetti della pronuncia del TAS coinvolgeranno il calcio mondiale, stravolgendolo per come lo conosciamo oggi.

Ad ogni azione corrisponde una reazione. Pochi giorni dopo la pronuncia del Tribunale Arbitrale dello Sport di Losanna, è giunta la notizia che lo Stato del Bahrein ha acquisito il 20% delle azioni del Paris FC, piccola e oscura squadra di calcio che milita nella Ligue 2 francese. Un club che ha sfiorato la retrocessione in terza serie, ma che da adesso, si prepara per una scalata che si preannuncia irresistibile ai vertici del calcio, prima francese, poi… si vedrà.

Il perfect timing dell’acquisizione da parte dello Stato della penisola arabica non è casuale. Il TAS, con la condanna del City ad una sanzione pecuniaria di appena 10 milioni di euro, ha di fatto svuotato di pratico significato l’istituto del Fair Play Finanziario. Con il provvedimento giurisdizionale che costituirà un precedente pesante come un macigno su ogni futura eventuale controversia in tema finanziario, il Bahrein ha fiutato l’affare ed è entrato, per il momento con una piccola quota, ma presto con una scalata definitiva alla proprietà del piccolo, semi sconosciuto club parigino, nel mondo del calcio. Pubblicità, visibilità internazionale mascherata da successi sportivi, possibilità importanti di entrare nel mercato europeo con una miriade di società petrolifere, finanziarie e di servizi nel mercato europeo e, di conseguenza, globale. Senza il FPF a mettere la museruola a investimenti senza limiti nel calcio, lo Stato con capitale Manama può rafforzare la sua nuova creatura a piacimento, portarla in una stagione in Ligue 1 e da lì il salto in campo internazionale. E questo sarà solo il primo passo. Perché molti altri stati dell’area del Golfo, dall’Oman al Kuwait, passando per gli EAU, sono già lì alla finestra, interessati osservatori di questo nuovo tentativo di assalto alla diligenza calcistica europea.

Dal punto di vista sportivo questo fatto costituirà un danno enorme per la competitività sportiva nel Vecchio Continente. In un baleno cambieranno i rapporti di forza nello scacchiere calcistico. Se un tempo la partita tra Stati (City e PSG) e proprietà fisiche proprietari di club era mantenuta su un piano di lealtà competitiva attraverso lo strumento del Fair Play Finanziario, ultimo baluardo che ha impedito a citizens e qatarioti di rastrellare sul mercato tutti i migliori giocatori grazie a possibilità economiche infinite, adesso, svuotato lo stesso istituto giuridico di pratico significato dalla sentenza del TAS, non esisterà più partita tra i grandi club normali e quelli di proprietà di Stati che galleggiano nell’oro nero. Con l’entrata in campo del Bahrein il principio cavalleresco e sportivo di attribuire qualche chance di vittoria al rivale corre un pericolo concreto e attuale di estinzione. Siamo di fronte ad un momento cruciale e topico del nostro calcio. Se gli organismi sovranazionali del calcio non interverranno immediatamente per porre un freno a questa deriva incontrollabile di Stati proprietari, direttamente o indirettamente di club di calcio, causata dalla falla apertasi con l’ambigua condanna-assoluzione del Manchester City, saremo presto chiamati a celebrare il funerale del nostro amato calcio.

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