Tebas sulla sentenza nel processo Manchester City: Il TAS non è all’altezza

Pubblicato il autore: Giuseppe Ortu Segui

Ultime ore frenetiche nelle alte sfere del calcio mondiale. La decisione del TAS di revocare la squalifica per due anni inflitta dalla UEFA ai danni del Manchester City per violazione del fair play finanziario, ha suscitato un vespaio di polemiche. Il TAS, acronimo di Tribunale Arbitrale dello Sport, è il massimo organismo giudiziario dello sport mondiale. Istituito nel 1984 e riconosciuto dal CIO, vige e opera sotto l’egida del Consiglio Internazionale dell’Arbitrato per lo Sport. E’ un ente autonomo a cui vengono affidate la conoscenza di controversie giuridiche e finanziarie in materia di sport. Caratteristica principale delle sentenze del TAS è che le sue pronunce sono inappellabili.
Il Manchester City era stato condannato dalla UEFA alla esclusione dalle coppe europee per la durata di due anni per aver violato i principi cardine del fair play finanziario. La condanna sarebbe dovuta essere scontata nella prossima stagione e in quella successiva. Oltre alla estromissione dalle coppe, al club inglese era stata comminata una multa di 30 milioni di euro. La decisione del TAS, che ha revocato l’esclusione dalla Champions, ha anche ridotto la sanzione pecuniaria inflitta ai citizens. Da 30 milioni a 10 milioni.
Il principio del dispositivo della corte è stato che “sì, il club è colpevole, ma la sanzione inflittagli dalla UEFA era esorbitante e eccessiva rispetto agli addebiti contestati”. La corte ha aggiunto che le prove a favore dell’accusa promossa dalla UEFA non erano concludenti per sostenere fino in fondo l’accusa in giudizio. Inoltre alcuni dei capi d’accusa che hanno fatto parte dell’impianto accusatorio erano caduti in prescrizione.

Come accennato poc’anzi, le polemiche su questa pronuncia non si sono fatte attendere. Tra queste ci sono le dichiarazioni di Javier Tebas, il presidente della Liga, il quale si è scagliato senza mezze misure contro il Tribunale Arbitrale del Sport, definendolo “non all’altezza dell’incarico conferitogli”. Il numero uno del calcio spagnolo non ha mancato di andare oltre, aggiungendo che a questo punto è doveroso “riconsiderare se il TAS sia l’organo appropriato a cui fare appello per le decisioni istituzionali nel calcio. La Svizzera è un Paese con una grande storia di arbitrato, il TAS non è all’altezza dello standard”.
Parole forti ampiamente giustificabili se si pensa che il tribunale competente non ha assolto il City, ma pur riconoscendolo colpevole, ha di fatto deciso di non punire. Quasi un ossimoro concettuale. Una contraddizione in termini se non fosse per la lievissima sanzione pecuniaria applicata.

Questa sarà una fondamentale sentenza che farà epoca oltre che giurisprudenza nei futuri, eventuali giudizi davanti al TAS per le medesime contestazioni. Essa costituirà uno spartiacque nella giurisprudenza del TAS. Costituirà sopratutto un pericoloso precedente applicabile e utilizzabile dalle parti nei prossimi eventuali giudizi giurisdizionali contro altri club contro i quali la UEFA potrebbe agire sempre in merito a violazioni del fair play finanziario.

La UEFA, da parte sua, esce ampiamente sconfitta da questa pronuncia. La sua reazione alla sentenza si è limitata a un comunicato ufficiale in cui prende nota della pronuncia del TAS. Aggiunge che il TAS ha non ritenuto sufficienti le prove portate dall’accusa a corredo della domanda e che molte delle presunte infrazioni erano prescritte (prescrizione quinquennale così come da regolamento UEFA). L’organismo di gestione del calcio europeo ha infine sostenuto con orgoglio i progressi fatti nel calcio europeo proprio grazie all’istituto del fair play finanziario nella protezione dei club e nella loro sostenibilità finanziaria. Il comunicato conclude indicando che UEFA e ECA continueranno imperterriti sulla strada dei principi fin qui sostenuti.

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