1988-2020: una Dea targata dal destino. Atalanta, ora rappresenti l’Italia in Champions

Pubblicato il autore: Filippo Davide Di Santo Segui

L’insieme imponderabile delle cause che si pensa abbiano determinato (o siano per determinare) gli eventi della vita“. Detto in semplici parole: destino. Già, perché non esistono altri termini per descrivere questa fase storica dell’Atalanta, nella quale è stato presente un particolare asse con un altro punto alto della società bergamasca. Dalla semifinale di Coppa delle Coppe alla Champions League; dalla famiglia Bortolotti ai Percassi; da Cantarutti a Papu Gomez, ma il posto di questa storia rimane sempre lo stesso, con l’identico esito tanto romantico quanto significativo: a Lisbona soltanto la Dea rappresenterà l’Italia intera in Europa (contro tutti i pronostici rispettando a pieno il concetto di meritocrazia calcistica).

1988-2020: il destino dell’Atalanta in Europa

“Solo noi, solo noi, in Europa soltanto noi!”. Questo è stato il coro dei tifosi dell’Atalanta dopo il pareggio conquistato contro lo Sporting Lisbona che regalò la semifinale dell’edizione 1988 della Coppa delle Coppe agli uomini di Emiliano Mondonico. Nelle competizione europee rimasero solo i nerazzurri a rappresentare l’Italia intera, nonostante tutti la diedero per sfavorita (o per alcuni una “vergogna” per la nazione tricolore). Il segno di una città dove il duro lavoro viene sempre ripagato, e a distanza di 32 anni si è verificato lo stesso identico evento. La famosa “final eight” vedrà gli orobici essere l’unico gruppo del campionato di Serie A in Champions League. Questione di soldi? Qualificazione immeritata ai danni di chi invece meritava di stare li solo per il nome? Tutte opinioni stracciate dai fatti, perché, alla fine della fiera, tra pronostici e considerazioni (anche negative) a portare alto il nome dell’Italia stessa è soltanto una squadra: l’Atalanta Bergamasca Calcio.

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