FC Barcelona – Contro se stesso più che contro il Napoli

Pubblicato il autore: Giuseppe Ortu Segui


Meno due a Barcelona – Napoli, ritorno di Ottavi di Champions. Tanti argomenti in campo, idee, suggestioni. L’anti vigilia di Champions è piena di dubbi e tormenti. Un altro incontro dentro o fuori. Dopo l’ultimo, catastrofico, che ancora fa accapponare la pelle al solo ripensarci; che ti lascia steso lì, solo, sul pavimento, come agghiacciato, con tutto intorno che rimbomba in maniera innaturale come se fosse appena deflagrata una bomba che ti fa sanguinare e fischiare forte le orecchie. Ricordi terribili per tutti coloro che tengono per i colori blaugrana. Memorie che sono ancora lì, appese alle pareti come tante ragnatele che non vanno via nonostante una pulizia a fondo della mente.
Siamo solo ad un Ottavo di finale, ma la sfida contro il Napoli è già un turning point. Un incontro pieno di significati diretti e indiretti; consci e inconsci; di corsi e ricorsi storici. E nessuno di essi ha a che fare con il Napoli, con questo o quel giocatore che può o meno scendere in campo. L’avversario più temibile del Barça è se stesso, o meglio la sua fragile saldezza psicologica che si evidenzia nelle memorie di un recente passato stratificato attraverso dolose quanto impreviste sconfitte. E proprio per quello ancora più laceranti. “Le vittorie portano ad altre vittorie” si dice. Giusto. Ma anche le sconfitte allenano ai fallimenti. Perché minano le certezze, insinuano dubbi, tarli, ombre del passato che riemergono non volute al verificarsi delle medesime condizioni di quelle che scatenarono risultati precedenti. Come un trauma infantile sepolto che si ripresenta anche a distanza di decenni come senso di colpa al verificarsi delle medesime condizioni fattuali che diedero causa a quell’originario fatto. Così è accaduto per due stagioni consecutive. Gare imperdibili buttate via senza ritegno, scivolate via dalle mani quando si credevano già conquistate. Risultati negativi frutto di una tara mentale che funge da effetto barriera, da muro impossibile da abbattere che diventa sempre più pesante, ingombrante, titanico con l’avvicinarsi dell’Ora X.

Il Barça ha buttato via due Champions in questo modo. Due sconfitte che partono da due elementi psicologici diversi, ma che conducono alla medesima conclusione. La prima per pura superficialità (Roma). La seconda per il terrore più puro scatenato da quel ricordo (Anfield). Una paura di ripercorrere passo dopo passo gli stessi errori e che cerchi di scacciare liberando la mente e gestendola con l’idea razionale che proprio quell’esperienza vissuta sia il miglior antidoto ad una ricaduta. Eppure ti tremano le gambe, il cuore ti batte a mille sul petto fino a fartelo sobbalzare furiosamente. La mente, solitamente libera, elastica, serena, all’improvviso diventa cupa, rigida, piena di fantasmi. Li scacci ripetendoti che non accadrà di nuovo. “Non questa volta, no!” Indossi una maschera di falsa convinzione che permane fino al riprodursi del primo evento identico a quel catastrofico percorso. Ad Anfield andò esattamente così. Rete subita nei primissimi minuti (come a Roma). Da quel momento ti senti come prigioniero di un incubo. Perdi ogni falsa sicurezza e ripiombi nell’angoscia più totale dove perdi il controllo della situazione e di te stesso e vieni catapultato nel bel mezzo di una tempesta in cui il panico prende il sopravvento. Adesso sei bloccato mentalmente. E anche il più piccolo gesto diventa una impresa irrealizzabile. Solo la fortuna ti può essere di aiuto in quelle circostanze. Se anche essa ti volta le spalle sei finito.

Contro il Napoli, dopodomani, il Barça si ritrova come davanti ad uno specchio. Per prima cosa dovrà affrontare se stesso. Se vuole passare il turno dovrà innanzitutto leggersi dentro e ripulirsi l’anima dagli spiriti negativi accumulatisi nel corso delle due ultime campagne europee. La squadra ha bisogno di ossigenarsi la mente prima che allenare le gambe. Ha necessità di psicoanalizzarsi per rimuovere quegli ostacoli inconsci che ne hanno impedito il regolare cammino e la vittoria finale. L’avversario da battere, venerdì in un Camp Nou deserto, non saranno le maglie azzurro chiaro degli uomini di Gattuso, ma l’anima tormentata, ferita e fragile del Barça.

Forza di spirito, coraggio, carattere, concentrazione assoluta, serenità. Fiducia in se stesso. Queste sono le qualità morali e psicologiche che serviranno per superare il Napoli e volare a Lisbona. Il Barça è più forte del Napoli. Su questo non ci piove. Singolarmente che come squadra. Ora non rimane altro che scendere in campo e dimostrarlo. Senza paura. Con rispetto, ma non con paura. E sopratutto, senza essere prigionieri del proprio recente passato.

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