FC Barcelona – La Verguenza del da Luz. 8-2 e sconfitta storica

Pubblicato il autore: Giuseppe Ortu Segui

Il Barcelona perde la partita dei quarti di finale di Champions con un catastrofico 8-2. Mai nella storia del club catalano era giunta una sconfitta di tale portata. Un doppio 4-1. Uno nel primo tempo; un altro nel secondo. Una ecatombe di dimensioni e proporzioni mondiali e storiche. Si sapeva che il Bayern era più forte fisicamente e aveva una maggiore caratura e freschezza atletica. Ma nulla avrebbe mai fatto presagire un fallimento di tale portata.

Il Barça, come si era detto ampiamente alla vigilia, avrebbe dovuto opporre a questa forza atletica dei teutonici la loro classe. Si sarebbe dovuto ripartire dal primo tempo giocato contro il Napoli. Freschezza fisica, velocità e classe. Per fare ciò sarebbe stato necessario una squadra equilibrata e gli uomini giusti ai posti giusti. Invece nulla di tutto questo. E’ sinceramente difficile commentare una gara come questa e un risultato di tali proporzioni. Hanno sbagliato tutti. Dall’allenatore, in primis, ai giocatori schierati in campo. Nessuno escluso, ma con diversi gradi di colpa. A partire dal tecnico, un allenatore mai così lontano dallo spessore che il Barça meriterebbe. Un signore preso a caso in giro per la città avrebbe agito meglio di questa figura cartonata oggi in panchina. Sicuramente con più animo, con più sangue, con più intelligenza e perspicacia. Lo abbiamo visto immobile, in piedi, con le mani affogate nelle tasche dei jeans scoloriti come un tizio qualunque che passasse di lì per caso e si fermasse per vedere un frammento di una partita in corso. Un uomo del tutto inutile. Lui e il suo fido Eden – l’uomo che parlava troppo – Sarabia. Lo abbiamo notato in piedi davanti alla panchina con le braccia aperte perpendicolarmente rispetto al corpo come fosse in croce, forse una inconscia rappresentazione freudiana di quello che il Barça stava esprimendo e portando in scena in campo. Come se fosse una rappresentazione teatrale. Come se i giocatori fossero in parte e stessero recitando un copione di un film dell’orrore. Una recita appunto. E’ parso come se si siano immolati, come se si siano auto umiliati sull’altare di un obiettivo superiore.

Un errore dietro l’altro. Uno più grave dell’altro. Il primo Setién lo ha commesso con la formazione iniziale. Un cambio di modulo alla vigilia di una gara così importante è assolutamente impensabile anche per l’ultimo degli allenatori dell’ultima categoria amatoriale. Non per il genio Setién, che dall’alto della sua esperienza internazionale, Las Palmas e Betis nel suo palmares prima del Barça, ha deciso di passare dal 4-3-3 con Griezmann in salsa francese, al 4-4-2, senza il numero 17 e con un Roberto in più a centrocampo. Il cambio tattico ha indubbiamente indebolito la squadra e ne ha minato le certezze. Risultato, la squadra ha perso peso in attacco e l’equilibrio che il francese ha sempre garantito quando è stato schierato nell’undici iniziale. Il centrocampista in più non ha, invece, garantito copertura alla difesa o controllo del gioco nella linea mediana. Togliere un giocatore offensivo per presentare un centrocampo che non copre, non aiuta, non fa filtro, non fornisce palloni al reparto offensivo, è stata una contraddizione in termini e un fallimento colossale per un allenatore che, non per nulla, nella sua carriera non ha mai vinto niente o, come visto, allenato formazioni di valore.

La squadra, messa male in campo, si è dimostrata, impaurita, terrorizzata per meglio dire, oltreché estremamente fragile in difesa, inesistente a centrocampo e deficitaria in avanti. Messi e Suarez hanno cercato di fare il massimo con quel poco che avevano a disposizione. Paradossalmente nei primi minuti è stato il Barça ad essersi reso più pericoloso. Il che aumenta il rimpianto di avere completamente sbagliato formazione. Il peccato originale, nato con una formazione inventata all’ultimo secondo, è proseguito con una attuazione scellerata anche da parte dei giocatori. Tutti hanno sbagliato, nessuno escluso. Dai difensori, rei di buchi clamorosi, mancate chiusure, errori grossolani nella tattica del fuorigioco (Semedo). Non meglio i centrocampisti, apparsi avulsi dalla manovra, lenti, fuori tempo negli interventi. Gli attaccanti, alla fine, forse sono stati i meno colpevoli di tutti.

Se alla vigilia era stato detto chiaramente dalla critica giornalistica che la panchina del Barça avrebbe dovuto usare fino in fondo i cambi, e con i giusti tempi, per evitare dei pericolosi cali di tensione, Setién ha fatto tutto il contrario di ciò che era stato detto si sarebbe dovuto fare. Dopo l’errata formazione iniziale, il primo cambio dell’ex Betis è arrivato alla fine del primo tempo sul 4-1 per i tedeschi con Griezmann al posto di Roberto. Cambio giusto, ma con 45′ in ritardo. Sopratutto con i buoi che erano già ampiamente scappati. Ma al ridicolo non c’è mai fine. Così, il secondo cambio offensivo è giunto sul 5-2 per il Bayern. Ansu Fati per uno spento Busquets. Altri cambi? Nessuno. Riqui è rimasto seduto in panchina per tutta la gara.

A prescindere dagli errori marchiani e dalle lentezze mentali e di azione del tecnico del Barça, l’attuazione dei giocatori blaugrana, sopratutto nella ripresa, è stata vergognosa. Sembravano andare a spasso con il naso per aria mentre i giocatori del Bayern continuavano a giocare come forsennati per fare male e mettere quanti più palloni possibile nella rete del Barcelona. Le dichiarazioni di Piqué alla fine della partita sono state chiare e lampanti: “E’ stata una partita orribile, una sensazione nefasta. E’ una vergogna. Spero che serva a qualcosa perché non è la prima volta, la seconda né la terza. Il club ha bisogno di cambi e non sto parlando di allenatore e giocatori. Se serve sangue nuovo sono il primo ad andarmene. Nessuno è imprescindibile”. Parole forti e chiare, ma anche sibilline da leggere tra le righe, che puntano chiaramente il dito contro Bartomeu e la Junta.

Sapendo andare oltre le parole e leggendo il loro secondo significato, quel Spero che serva a qualcosa assume altri significati se abbinato alla sensazione dell’immolazione che abbiamo avuto nel corso della gara. Bartomeu, chiamato in causa indirettamente dalle parole del secondo capitano, è intervenuto nel dopo partita per chiarire tutto e nulla. Da perfetto politicante ha parlato in politichese sostenendo di avere già preso delle decisioni “prima della partita”, anche se le comunicherà non prima di alcuni giorni. Alla domanda precisa e specifica se ha intenzione di adelantare le elezioni, il mandatario ha glissato, ripetendo come uno stanco disco rotto, in maniera irritante e stridula che ferisce le orecchie, l’intenzione “di comunicare ciò che è stato già deciso prima della gara nei prossimi giorni”.
Le dichiarazioni di Bartomeu sono sconcertanti. Come fai ad assumere decisioni importanti prima della gara? E poi, quali sono? Per forza di cose non devono essere decisioni vitali per la squadra e il club se prese ex ante di una gara così importante. Dunque, che senso ha apparire di fronte ai media per cavarsela con dichiarazioni di questo tipo? Ciò che serve al Barça, adesso, sono quelle decisioni, gravi e impattanti, che si prendono dopo una gara di questo tipo, non prima. Se il presidente, il cui mandato scade il prossimo anno voleva calmare gli animi dei soci, con queste dichiarazioni, certamente ha esacerbato ulteriormente gli animi e ottenuto l’effetto esattamente contrario.

Questa di questa notte è una sconfitta storica che non ha riscontri in tutta la storia del club se si vuole escludere la Verguenza de Chamartin. Ma in quella circostanza il Barça era assolutamente incolpevole visto quanto la squadra aveva subito negli spogliatoi di Chamartin dagli uomini di Francisco Franco. Questa volta la responsabilità sarà tutta dei colori blaugrana: allenatore, giocatori, dirigenza (junta e segretaria tecnica). Adesso, nei libri di storia del FC Barcelona ci sarà un’altra Verguenza maiuscola. La Verguenza del da Luz.

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