“Terrone di mer..” Gattuso ammette “meritavo l’espulsione”

Pubblicato il autore: Francesco Moscato Segui

Una volta partivano le campagne di sensibilizzazione verso le tifoserie, di essere più tranquilli, di non cadere nella schifezza del razzismo, di non cadere in brutte parole di disprezzo territoriale. Ma non è così. Non sarà mai così.

In queste 13 partite di serie A, con gli stadi tristemente vuoti, si ascoltavano anche curiosamente ciò che dicevano calciatori, gasati che incitavano i compagni, allenatori, dirigenti che urlavano di tutto.

Dalla gioia dei gol, a bestemmie (che dovrebbero essere punite con espulsione). Ma ieri, al San Paolo, ennesimo caso di razzismo territoriale, da parte di un collaboratore di Simone Inzaghi, verso il calabrese Gennaro Gattuso un “terrone di mer..” che ha fatto letteralmente impazzire il tecnico del Napoli.

Situazione che è degenerata, purtroppo, anche con i calciatori di entrambe le formazioni che si sono affrontati tra spinte, minacce e schiaffi, che non sono l’esempio per il calcio.

Qualche settimana fa, accadde a Bergamo, con un dirigente dell’Atalanta, la Procura aprì un’inchiesta giusto per, ma niente.

Ieri, lo stesso. L’Italia, è anche composta da terroni, ovvero i meridionali, come diceva il filosofo Luciano De Crescenzo, “si è sempre meridionali di qualcuno” come l’Italia all’Austria o Germania.

Gattuso nel post partita ha ammesso di aver sbagliato di aver acceso una “caciara” e meritava l’espulsione.
Inzaghi, no. Ha taciuto.

Finirà mai? Impossibile. Poi se la prendono coi tifosi, ma i primi a dover essere curati sarebbero i dirigenti ed i componenti delle squadre.

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