Accomodatevi alla cassa, si us plau

Pubblicato il autore: Giuseppe Ortu Segui


Holly Golightly lo avrebbe definito “verme; anzi super verme” per il suo comportamento che evidenzia disprezzo, mancanza di coraggio e spina dorsale, incapacità di agire assumendosi le proprie responsabilità. Un “coniglio bagnato”, per usare una definizione cara all’avvocato Agnelli. Stiamo parlando di Leo Messi, il più grande giocatore della storia blaugrana e del calcio mondiale che in questi giorni sta manifestando di avere una cifra morale e etica che lo riducono a un “borghese piccolo piccolo” tanto per citare un famosissimo film interpretato da Alberto Sordi. Da mito assoluto de las gents blaugrana, Messi si è trasformato in poco meno di 20 giorni a giocatore a cui è stata attribuita la Macchia Nera, il simbolo di ignominia e tradimento che gli antichi pirati davano con sfregio e disonore ai loro simili quando si macchiavano di tali gravi crimini.

Facendo un giro di sondaggi tra i fans blaugrana, è proprio questo sentimento di cocente delusione, oltre che di tradimento, che circola nel barcelonismo. C’è addirittura chi ha iniziato a mettere in vendita la sua preziosissima collezione di maglie dell’argentino, tanto è forte questo sentimento di distacco empatico ormai totale. Solo in pochi cercano di non considerare il rosarino uomo a cui consegnare le piume della codardia, simbolo iconico, in uso tra i militari britannici dei primi del 900, di codardia e vigliaccheria per aver evitato di partire per il fronte attraverso mezzucci di bassa lega. Se sentimento di scandalo aveva suscitato nella Ciudad Condal la fuga di Neymar dalla porta posteriore dopo lunghe settimane di silenzio, un giocatore che militava al Barça da appena quattro anni, si può bene immaginare il sentimento in città per i silenzi e la fuga annunciata del diez, che al Barça è arrivato bambino, è cresciuto ed è diventato non solo adulto, ma sopratutto il giocatore più forte al mondo. E ciò anche per merito delle cure, dell’affetto, dell’amore ricevuti da parte di un club, di una città e di una regione intera.

Adesso Messi ha deciso di andare via. Tutti ne prendono atto a Barcelona. Ma ciò che urta maggiormente il sentimento catalano sono le modalità con le quali ha deciso di scappare per rinforzare una diretta concorrente alla conquista della Champions League. Tutti immaginavano una degna chiusura da meritata stella del barcelonismo. Come quella dedicata a Iniesta nella notte della sua despedida, o il pomeriggio dell’addio di Xavi, due monumenti della storia del club. Un addio in stile Totti a Roma. Saluti, pianti, parole di riconoscenza, omaggi e tante vibrazioni d’amore. Nulla di tutto questo. Solo un freddo, tagliente, lancinante fax, come nemmeno il più freddo, irriconoscente, malvagio dei nemici avrebbe fatto. Un fax pieno di odio, rancore, malvagità, fredda e calcolata cattiveria per un popolo reo di troppo amore, di aver riempito las gradas del Camp Nou e le atmosfere dei pomeriggi e delle notti blaugrana con quel coro “Messi – Messi” che metteva i brividi e faceva venire la pelle d’oca; o “gallina de piel” come avrebbe detto Cruyff.

Ora il Barcelona si trova davanti a un bivio. Concedere o meno la lista gratuita all’ex figlio preferito? Pattuire o meno una fuoriuscita a un prezzo abbordabile per permettergli di rafforzare il Manchester City e di essere affrontato in Champions da avversario? La postura del club è chiara. Clausola o niente. Dove la clausola vuol dire 700 milioni. Il niente significa restare a Barcelona, probabilmente da separato in casa, per ancora una stagione per poi fare le valige legittimamente verso la fredda e piovosa Manchester piuttosto che verso il Bali Football Club.
La domanda dunque è: dovrebbe il Barça favorire la cessione del giocatore già importante, leggendario, e forte del mondo? Il Barça, come tutte le altre squadre d’altronde, non ha mai avuto vita facile nelle trattative con qualsiasi club per qualsiasi calciatore abbia cercato di acquistare. Nessuno regala niente a nessuno, tanto meno se ti chiami Barcelona e puoi spendere. Il Psg ha sempre detto no per i giocatori che via via il Barça ha puntato. Da Marquinhos a Thiago Silva, da Verratti a Neymar, i parigini hanno sempre detto no. L’Inter sta facendo lo stesso con Lautaro. Perché è normale che sia così. Per quale ragione avrebbero dovuto fare altrimenti? Perché il Barça, di conseguenza, dovrebbe comportarsi diversamente con il City per Messi? Se Leo fosse un giocatore dei citizens, il Barça potrebbe mai pretendere di avere il giocatore gratis o al prezzo con il quale si può tesserare un Huckelberry friend qualsiasi? Non credo che andando a trattare con gli emiri del City su queste basi il Barça tornerebbe mai a casa con Messi sotto al braccio. Perciò riformulando la domanda. Perché mai il Barcelona dovrebbe comportarsi diversamente da qualsiasi altro club (e dal City nella fattispecie)? Forse che i citizen accetterebbero di privarsi di De Bruyne per un pugno di dollari? Non credo proprio.
Se possiedo un bene che un terzo vuole comprare, non vendo se non ottengo ciò che richiedo. In questo modo sono tutti contenti. Il terzo ha ottenuto il bene desiderato; io il prezzo richiesto. Se mi reco in un negozio per acquistare un indumento, non posso andare alla cassa pretendendo di portarmelo via gratis o pagando ciò che decido io. Nel mondo reale non funziona così. Nel mondo reale si paga il prezzo indicato nel cartellino o quello richiesto dal venditore. Nel mondo reale. Nel mondo dei sogni, o in quello di un bambino di 6 anni, come sembra essersi trasformato Leo Messi negli ultimi tempi, si può anche pensare di andare da un concessionario Ferrari e fare il diavolo a quattro per uscire con l’auto dei sogni pagando la stessa cifra di una Smart. Perciò cari i nostri Messi e Khaldoon Al Mubarak… “da questa parte. Accomodatevi alla cassa si us plau“.

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