Barcellona, stupidità al comando

Pubblicato il autore: Giuseppe Ortu Segui


Le modalità con le quali è stato portato avanti, e concluso, il caso Suarez con la sua cessione all’Atletico Madrid, hanno messo in evidenza, una volta di più, quanto approssimativa sia la gestione della Junta Bartomeu al Barcelona. Stupidità al comando si direbbe per quanto approssimativa, deleteria e scioccamente dilettantistica è stata la gestione della sua cessione a una diretta concorrente per la conquista della Liga. Il Commander in Chief, il Comandante Capo, è sempre la persona a cui sono deputate le ultime decisioni e quelle più gravi e delicate, quelle che richiedono maggiore controllo, determinazione, esperienza, gestione dei nervi e capacità intellettive. Non a Can Barça. A Barcelona, e nel Barcelona, regna il caos e la stupidità viene innalzata a ragione di stato e a fulgido esempio da seguire.

Luis Suarez non rientrava più nei piani di allenatore e dirigenza per questa stagione. Dopo la champions era necessario fare una rivoluzione, ringiovanire la squadra, alleggerirsi di qualche ingaggio pesante dal punto di vista economico. Sono scelte che si fanno per il bene della squadra e del club. Suarez aveva fatto il suo tempo e certamente non avrebbe potuto fare un’altra stagione da titolare inamovibile. Ma un conto è rinunciare a un giocatore che in 6 stagioni si è convertito nel terzo artillero della storia del club con 198 reti segnate in 283 partite, un’altro è farlo andare via gratis a una diretta concorrente. Come è stato possibile riuscire in una impresa del genere? Nel caso Suarez sono stati commessi una serie enorme di errori. L’ABC degli affari dice che quando si vende un bene, si cede sempre uno dei pezzi più pregiati, e lo si fa solo per sostituirlo con un bene ancora migliore. In ogni caso non si vende mai perché si ha la necessità di farlo. Per ottenere il miglior risultato deve passare il messaggio che il venditore possa tranquillamente far saltare l’affare se il prezzo non dovesse essere quello richiesto. Solo in questo modo si procede a una vendita. In tutti gli altri casi si fa una svendita. Con Suarez (e non solo con lui) il Barça ha affisso sulle vetrine del Camp Nou il cartello ‘On sale’. Svendita. Il Barça ha regalato il Pistolero a una diretta concorrente perché ormai non poteva più fare altro. E ha dovuto anche ringraziare i colchoneros di avergli tolto l’immane peso di avere l’uruguagio in squadra.

Vediamo come si è arrivato a questo paradosso. Al suo arrivo, Koeman ha detto al giocatore di cercarsi una squadra perché non era più di nessuna utilità per il Barça. Come se non bastasse lo ha messo fuori rosa, non convocandolo per nessuna delle amichevoli della preparazione. Con queste premesse Bartomeu è andato alla guerra delle trattative. Senza alcuna carta in mano, completamente scoperto e alla mercé della controparte. Qualsiasi cosa avesse portato a casa, anche niente, avrebbe dovuto ringraziare la parte avversa per avergli tolto un peso. E questo è esattamente ciò che è accaduto. Come si sarebbe dovuto comportare invece? Innanzitutto Koeman avrebbe dovuto, almeno ufficialmente, confermargli fiducia sin dal primo incontro. Lo avrebbe dovuto convocare e far giocare le partite contro il Nastic, il Girona e l’Elche e frattanto, intavolare delle trattative per la sua cessione. Un conto è cedere un giocatore importante su cui fai affidamento, altro è disfarsi di un giocatore senza valore e di cui non sai cosa farne. Se vuoi vendere un bene lo metti in vetrina per mostrarlo in tutta la sia bellezza. Non lo cedi al peggior offerente urlando ai quattro venti che è un inutile vecchio bidone. Se vendi della frutta, non lo fai dicendo che “tanto ha i vermi”.

La stessa cosa è accaduta con gli altri campioni blaugrana Rakitic e Vidal. Andati via a zero con la minaccia, fino alla fine, di dover addirittura pagare pur di liberarsene. Mentre il Barça si privava di tre campioni senza guadagnare un euro, il Real Madrid cedeva il 31 enne Bale in prestito al Tottenham per 22 milioni di euro. Un giocatore che a Madrid ha collezionato un fallimento dietro l’altro, litigato con tutti coloro con cui poteva farlo e trascorso più tempo sul campo da golf che sul prato del Bernabeu. Lui sì che era un peso morto per Florentino. Nonostante ciò il gallese è andato agli Spurs in prestito portando alle casse dei blancos la cifra di 22 milioni di euro. That’s life!

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