La bomba di Piqué alla vigilia del Clásico

Pubblicato il autore: Giuseppe Ortu Segui

Gerard Piqué non è mai banale. Nelle dichiarazioni come nei momenti nei quali rilasciarle. Intelligente, non lascia mai nulla al caso. Le ultime parole sono giunte come una scarica di adrenalina per tutto il barcelonismo, una stilettata mortale a questa Junta, sempre più delegittimata. A La Vanguardia El President ha rilasciato una bella, importante intervista nella quale esprime il suo pensiero sul Barça di oggi, quello del recentissimo passato e di quello del futuro. L’intervista è concisa, ma ricca e carica di significato.
“Si los jugadores en algún momento hemos tenido el poder es porque otras personas no han querido ejercerlo”. “Se i giocatori in certi momenti hanno avuto potere è perché altri non hanno voluto esercitarlo”. Parole forti che non ti aspetti dal tipico calciatore: tatuato, che pensa solo a che colore farsi i capelli alla mattina, o a ricordarsi dove ha riposto i cereali per prepararsi la colazione. No Piqué è di un altro livello; è fatto di un’altra pasta. E che non sia il classico calciatore scemo quanto il pallone gonfio di aria che è solitamente impegnato a prendere a pedate lo dimostra la sua storia. Dichiarazioni sempre precise, che fanno riflettere e parlare. Come quelle “dei fili che muovono il Paese manovrati dal palco del Bernabeu”. Adesso il suo mirino è puntato contro questa Junta. “Un club funziona quando le gerarchie sono ben marcate. Il presidente è il primo, poi viene l’allenatore che comanda sui giocatori. Quando questa gerarchia si rompe le cose non funzionano”.
In molti aspetti si è visto questo sistema sbagliato. Come quando la squadra è stata accusata da più parti di avere avuto un ruolo attivo nella cacciata di Valverde. La verità ce la racconta Gerard. “Ci convocano a una riunione e ci comunicano una notizia dicendoci di approvarla o meno. A quel punto abbiamo detto: “Signori, questa è una decisione che dovete prendere voi!””. “Più che coinvolgerci ci hanno comunicato una decisione che era stata già presa. Noi non fummo mai partecipi di quella decisione”. L’idea di cambiare allenatore nel corso della stagione al terzo capitano non è parsa la migliore. “Con il senno di poi” anche se Piqué ha usato una espressione argentina “Hablar con el periodico del lunes è molto facile. Non sapremo mai quello che sarebbe accaduto, però dopo due Ligas vinte ed essendo in quel momento in testa, esonerare l’allenatore a metà stagione non mi è sembrato, come progetto, molto coerente. Non lo ho visto logico”.
Corretto o meno, illogico o incoerente, il Barça con Valverde aveva dei chiari ed evidenti problemi. Anche Koeman, sebbene mai abbia voluto fare paragoni con chi lo ha preceduto, in più di una occasione ha evidenziato la differenza di passo che ha questa squadra rispetto al recente passato. “Si allena come si gioca” é il suo motto. Lo stesso Piqué ammette la grande differenza tra prima e adesso. “Bisogna fare autocritica. Quando perdi in quella maniera contro il Bayern è perché hai smarrito la routine. Con Koeman va tutto molto bene. Abbiamo iniziato bene la stagione. Avevamo dei vizi acquisiti che necessitavano dei cambi profondi. Adesso le cose si fanno in modo diverso. Abbiamo facce nuove che ci stanno dando vitalità e gambe per pressare meglio. Si vede, io lo percepisco; stiamo giocando a un’altra cosa”.
I problemi del Barça attuale non sono dell’ultimo anno, arrivano da lontano. Il centrale lo sa, ne è cosciente, e non dubita un attimo a individuarne la causa. “Questa situazione non arriva da un giorno all’altro”. L’analisi di Piqué è lucida. Riesce a datare perfettamente l’inizio di tutto, il prologo di tutti i mali come fosse l’incipit di un libro di una storia dell’orrore: la conquista del triplete. “A partire da quel momento il club ha iniziato a cadere invece di crescere e questa tendenza è inappellabile. Abbiamo toccato il fiondo e dovevamo fare un tutti un reset completo per vedere che cosa era il meglio per il club. A partire dal riconquistare l’umiltà, remando (in un’unica direzione) e avendo ben chiaro che nessuno è imprescindibile”.
L’attacco alla junta non è finito qui. C’è ancora in ballo il Barçagate. Uno scandalo che ha coinvolto la dirigenza in qualcosa di poco limpido diretto contro i giocatori stessi. Il problema è quello della I3 Ventures. A Piqué non va proprio giù che “il club abbia speso denaro, che adesso ci sta chiedendo, per criticare non solo a persone esterne al club, anche se con una relazione storica con il Barça, ma anche ai suoi giocatori in attività. Questo è atroce” Anche se il termine spagnolo rende mille volte meglio: “Una barbaridad”. “Gli chiesi spiegazioni (a Bartomeu) e mi disse che non ne sapeva niente. Gli credetti. Poi però… vedi che la persona incaricata di contrattare per quei servizi lavora ancora per il club. Jaume Masferrer. E questo mi fa molto male. E dunque?”
Ma perché, allora, addivenire al prolungamento del contratto con Bartomeu e accettare una notevole riduzione dell’ingaggio?  Sembrerebbe una contraddizione in termini vista così. In realtà no. Con gli occhi di Piqué tutto ha un senso: il bene superiore del club, non di Bartomeu. “Il club viene prima di tutto, prima di qualsiasi persona. Il club soffrirà economicamente per la pandemia. Il Barça mi ha dato tutto e io mi metto a sua disposizione. Tutto ciò che non guadagnerò quest’anno lo riavrò negli anni successivi”.
Tuttavia non tutto lo spogliatoio ha questa visione romantica delle cose e del club. Alcuni si sono rifiutati di dare l’assenso alla riduzione del salario. E tra questi ci sono alcuni pesos pesados dello spogliatoio: Messi e Roberto. Piqué, nonostante abbia accettato la rebaja salarial, ha firmato il burofax di diniego. Ne spiega il motivo sostenendo che a livello personale ha accettato la riduzione, anche se ha firmato “in quanto capitano per difendere gli interessi della squadra. Siamo uno spogliatoio unito, anche se hanno detto che il gruppo si è rotto e non so che cos’altro”. Il terzo capitano è un fiume in piena. Le forme sono state sbagliate. E i tempi. “Lo hanno fatto in forma unilaterale obbligandoci a accettare la riduzione quando molti giocatori erano fuori per giocare con le rispettive nazionali. Sono totalmente in disaccordo con questo modo di fare”.
Piqué ha toccato i temi del Barça di ieri e dell’attualità, ma Gerard ha la sua ricetta anche per il club che verrà. “Mi sorprende che gente come Pep, Xavi Puyi o Valdés non siano nel club. Qualcosa non si sta facendo bene. Queste persone le devi tenere sempre, fanno parte della storia del club; lo hanno fatto grande. Dovrebbero essere qui”. La sua visione è dunque quella di un club di soci fatto dai grandi ex calciatori. Il Barça ai veri culés. E tra questi c’è, senz’ombra di dubbio Messi. “Dovrebbero intitolargli il nuovo stadio e mettere il suo nome prima di qualsiasi altro nome commerciale. Dobbiamo proteggere le nostre figure, non disprezzarle”. Adesso arriveranno le nuove elezioni, un nuovo presidente. Certamente Messi avrà la possibilità di rivedere e rileggere il suo futuro in blaugrana con il nuovo presidente. Con Bartomeu e la sua giunta si chiuderà la copertina di un libro che certamente sarà da seppellire in fondo alla sabbia con la speranza che nessuno più, neanche un giorno scavando, lo abbia mai a ritrovare.
Da qui alla mozione di censura il passo è breve. Il centrale non nasconde che andrà a votare “esercitando il diritto di voto di socio” anche se non svela come voterà, trincerandosi dietro il più classico “il voto è segreto” avvolto però da una intensa risata più cristallina di mille parole. Il capitano è così. Intelligente, perspicace, sa essere chiaro e schietto sia con le parole che con i silenzi.

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