Laporta candidato: Koeman è il nostro allenatore. Con Messi stima e rispetto reciproci

Pubblicato il autore: Giuseppe Ortu Segui

Joan Laporta, uno dei presidenti con maggior exito e successo della storia del Barça, il presidente del primo triplete degli anni 2000 (il vero primo triplete blaugrana risale al 1952 con la conquista di Liga, Copa del generalissimo e Copa Latina) che ha guidato il club dal 2003 al 2010, ha presentato ufficialmente la sua candidatura questa mattina. La presentazione ufficiale è avvenuta presso il Recinte de l’Hospital de Sant Pau. Un luogo storico per Barcelona e sopratutto per il Barça. Nei pressi della Sagrada Familia, di per sè luogo iconico di Barcelona e laddove oggi sorge uno dei templi del modernismo catalano, al morire della Avinguda de Gaudí. In quel luogo, nei primi anni del 900 proprio in quel sito sorgeva il primo campo da calcio del FCBarcelona: il campo da gioco frente a l’Hotel Casanovas. Un campo in erba con alle spalle una collinetta, delimitato da un torrentello, la Carrer Indipendencia e la Carrer del Dos de Maig. Spogliatoi e altre strutture per i giocatori erano ospitate proprio all’interno dell’albergo. La gara inaugurale del primo campo da gioco di proprietà del Barça si disputò il 18 novembre del 1900 contro l’Hispania. L’incontro terminò con il risultato di 0-0. Furono quei i tempi di Gamper in campo, con il fondatore e capitano che realizzava reti a nastro (in una partita arrivò a segnarne ben nove). Altri tempi, altra epoca. Prativcamente un’altra era geologica pensando al calcio di oggi. Quello di allora era puro, ingenuo, ricco di ilusión, emozione e di speranze. Un calcio nel quale le maglie erano realizzate in maniera artigianale dalla Camiseria J. Santiveri. Erano tempi in cui potevano vedersi maglie con lo scudo cucito e altre senza nello stesso momento in campo durante una gara. Tutte rigorosamente senza numero. Il Barça iniziò a portare i numeri sulle maglie a partire dal 1946.
Oggi, in quel luogo così simbolico, iconico di un club che ieri ha compiuto la veneranda età di 121 anni, Joan Laporta ha presentato la sua precandidatura, il suo progetto di un Barça per il futuro, “un Barça di unione e non divisione per tutti i barcelonisti e il barcelonismo”. Il motto della sua candidatura “Estimém al Barça” (amiamo il Barça), prevede un “Barça che sia un motore di ottimismo da qualunque angolo del mondo. Non voglio guardarmi indietro, ma solo avanti”.
Domande e progetto sono stati incentrati sopratutto sul tema Messi e Koeman chiaramente. Sull’argentino il precandidato da dichiarato che “nessuno mette in dubbio che Leo ami il Barça. Noi ci vogliamo bene e ci rispettiamo”. Non ha ancora parlato con lui poiché lo giudica prematuro in questi momenti “perché non ho ancora la capacità e il potere di decidere. Prima ci saranno le elezioni e se avrò la fiducia dei soci allora sì che parleremo”. Su Koeman si è dimostrato aperto a un futuro con l’olandese sulla panchina blaugrana. L’ex membro del Dream Team di Cruyff sta portando avanti una stagione difficile, complicata; una fase nuova con la fine di un ciclo e una rinnovazione e ringiovanimento della squadra, complicata dalla pandemia e dalle difficoltà economiche che attraversano tutti i club del mondo. Nonostante ciò sta portando avanti un progetto interessante con giovani, un buon gioco e tanta prospettiva. Laporta, sul nome di Koeman ha detto che ha un contratto e prospettive (ha usato la parola margini). Ha offerto il suo appoggio al suo lavoro, evidenziando le difficoltà nelle quali sta lavorando.
Le indicazioni del suo progetto prevedono il recupero della Masia e la sua conversione in un centro di eccellenza che darà futuro sportivo e economico alla squadra. Ognuno al proprio posto e con le proprie competenze. E’ questa la sua idea del nuovo Barça: “L’allenatore allenerà, il secretario tecnico proporrà e la junta e il presidente decideranno” Non più come nell’era Bartomeu dove non si sapeva chi prendeva le decisioni e chi gestiva e governava il club, o come adesso, dove Ronald Koeman deve svolgere più ruoli, quello di allenatore, di direttore sportivo, di psicologo e presidente. Il tema economico è certamente uno dei più attuali vista la congiuntura internazionale europea e mondiale. Laporta è sicuro. “Lavoreremo per il recupero economico del club. Ad oggi abbiamo pochi elementi perché non siamo dentro al club. La situazione è drammatica, però invertiremo questa traiettoria con sforzo e lavoro. Dovremo rimboccarci le maniche e cercare nuove voci di guadagno. Il Barça Corporate, l’Espai Barça o proposte di altre competizioni possono rappresentare maggiori guadagni e si dovrà amministrarli bene“. Il riferimento alle “altre competizioni” è una apertura alla SuperLega Europea sponsorizzata dall’ECA e voluta da più parti del professionismo top europeo?
“Nessuna vendetta o azioni contro alcuno”. E’ questo il pensiero di Laporta sui danni che la giunta dimissionaria ha causato al club. “Governare con il rancora non conduce a niente”. Non avremo realizzato queste perdite, ma dovremo gestirle”.
Il precandidato non vuole parlare di futuri acquisti. “Sarebbe una svilimento delle capacità degli attuali giocatori e una mancanza di rispetto verso di loro. Non voglio disturbare o destabilizzare la rosa della prima squadra che abbiamo”.
Ci saranno patti tra candidati vicini come idee? A primo achito Font e Laporta sono sulla stessa linea contro i precandidati continuisti, i rosellani, i bartomiani, i nunisti. A Laporta non piacciono i patti tra precandidati (almeno ufficialmente e prima dell’inizio delle ostilità). “Non vedo fattibile i patti tra persone una volta che ci si è presenati come candidati”.
Interrogato in merito all’indipendencia della Catalunya e alla sua visione in proposito, l’ex presidente ha dichiarato di non voler essere trascinato in polemiche a tal proposito. “Ho le mie idee” dice Laporta, anche se poi lo spirito indipendentista si fa largo nella maschera atona indossata quando sostiene che “Il Barça ha la grandezza di poter difendere i diritti e la libertà della Catlunya e allo stesso tempo dei barcelonisti di tutto il mundo”.
Laporta ha le idee chiare anche sulla selezione spagnola e sul fattto che è da moltissimo tempo che non gioca al Camp Nou. Tanti, troppi gli attriti con un paese chiaramente e dichiaratamente indipendentista per far giocare la Roja a Barcelona. Il pensiero di Laporta è che se la nazionale ha giocato spesso a Madrid, Sevilla e Valencia è una decisione di Rubiales (presidente della Federazione Spagnola), “e dal Barça diciamo che è ciò che conviene maggiormante. In questo senso (Barcelona) non è mai stato il posto più adeguato”. Come dire: che continui a giocare altrove.
Che Laporta si sarebbe voluto candidare con Guardiola come nome per la panchina non è un segreto per nessuno. Ciò non è stato possibile per il recente rinnovo di Pep con i citizens. Forse Laporta ha dubitato dopo questo smacco, forse ha meditato di non presentarsi alle elezioni senza il suo candidato top per il banquillo, ma alla fine ha comunque fatto il passo e tratto il dado. A Guardiola ha rivolto il suo augurio per la nuova avventura in Inghilterra. “Felice lui, felici tutti”.
Da cruyffista convinto non poteva mancare un pensiero al suo mentore, al vero deus ex maquina del Barça. In tempi di celebrazioni di Maradona, al Camp Nou passato quasi inosservato, Cruyff è il vero uomo Barça da celebrare e commemorare, colui che ha creato il mito e dato tutto per la maglia. “Era una persona che mi consigliava e tutto quello che mi diceva veniva bene. Spero di avere appreso tanto da lui perché era un maestro. Penseremo sempre a quello che avrebbe detto lui ogni volta che agiremo”.      

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