Asian Champions League: trionfa l’Ulsan Hyundai

Pubblicato il autore: Alberto Rossi


L’Ulsan Hyundai conquista per la seconda volta nella sua storia l’Asian Champions League: la compagine sudcoreana torna a distanza di otto anni dal trionfo colto contro i sauditi dell’Al-Ahli sul tetto della massima competizione calcistica per club del continente asiatico prevalendo in rimonta sugli iraniani del Persepolis per 2-1 nella finale andata in scena al Janoub Stadium di Doha. Le imbattute Tigri biancoblu, dirette da Kim Do-Hoon, conseguono la loro nona vittoria consecutiva nel torneo ribaltando con una doppietta di Júnior Negrão (49′ pt e 55′ su rigore) lo svantaggio accusato al 45′ per la rete di Mehdi Abdi Qara. Tra i vincitori merita una citazione particolare il trentenne centrocampista Yoon Bit-garam premiato come MVP dell’edizione 2020.
Non riesce al Persepolis di centrare la prima affermazione nella manifestazione: The Red Army, come era accaduto nel 2018 contro i giapponesi del Kashima Antlers, vede svanire il sogno nell’atto conclusivo.
Il calcio sudcoreano, grazie al successo dell’Ulsan Hyundai arrivato quattro anni dopo quella dello Yeonbuk Hyundai Motors, consolida con 12 trionfi all’attivo il suo predominio nell’albo d’oro dell’Asian Champions League.

Cronaca
La prima potenziale opportunità da rete è per il Persepolis: al 7′ un traversone insidioso dalla sinistra di Bashar Resan si rivela leggermente troppo alto per Milad Sarlak. Due minuti più tardi l’Ulsan Hyundai va vicinissimo al bersaglio colpendo un palo con un tiro dal limite dell’area di Yoon Bit-garam al termine di una bella azione corale avviata da Kim In-Sung e rifinita con un preziosismo tecnico da Júnior Negrão. La gara, giocata a viso aperto, continua nelle battute iniziali a riservare frequenti ed interessanti capovolgimenti di fronte. Il Persepolis torna a farsi vedere in avanti al 13′ con una conclusione potenzialmente pericolosa di Ahmad Noorollahi deviata in angolo da Dave Bulthuis appostato sulla traiettoria. L’Ulsan Hyundai risponde al 17′ con un’incornata di poco alta di Júnior Negrão sugli sviluppi di un cross proposto dalla destra da Kim Tae-Hwan. La squadra sudcoreana riesce nella fase centrale della prima frazione a proporsi con una certa continuità ed efficacia in avanti. Yoon Bit-garam al 21′ chiama in causa Hamed Lak con un tentativo da fuori area con il mancino. Passano sessanta secondi ed è la volta di Júnior Negrão cercare anche in questa circostanza, senza fortuna, la via della rete con un colpo di testa. Non accade più nulla di significativo sino al 45′ quando il Persepolis sblocca il risultato: Park Joo-Ho, in fase di disimpegno sulla propria trequarti, finisce, dopo un controllo errato, con il consegnare sul pressing portato da Bashar Resan il pallone a Mehdi Abdi Qara che non si fa pregare due volte per avanzare e superare Jo So-Huk con una precisa battuta dal limite dell’area. Il vantaggio della formazione guidata da Yahya Golmohammadi ha breve durata. Il direttore di gara, dopo aver rivisto al VAR un intervento scomposto in area di Ahmad Noorollahi ai danni di Yoon Bit-garam, decreta allo scadere del tempo un calcio di rigore per l’Ulsan Hyudai: Hamed Lak si oppone alla conclusione dagli undici metri di Júnior Negrão ma non può nulla sulla ribattuta della punta brasiliana.

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La scena si ripete in avvio di ripresa. L’arbitro, facendo nuovamente ricorso al VAR, punisce con il penalty un fallo mano in area di Mehdi Shiri su un traversone di Lee Chung-Yong. Júnior Negrão, ripresentatosi sul dischetto, non sbaglia portando avanti i propri colori al 55′. La reazione del Persepolis non va oltre un debole colpo di testa sul fondo di Siamak Nemati (64′) e un tentativo centrale effettuato dalla distanza da Ahmad Noorollahi (67′). L’Ulsan Hyundai controlla con sicurezza le iniziative degli avversari anche nel finale. La squadra iraniana riesce a rendersi pericolosa solo all’82’ quando Siamak Nemati, sugli sviluppi di un traversone dal fondo di Saeid Aghaei, conclude con potenza ma scarsa precisione da una posizione piuttosto interessante.

ASIAN CHAMPIONS LEAGUE – ALBO D’ORO PER CLUB
3 titoli
Al-Hilal (Arabia Saudita) e Pohang Steelers (Corea del Sud).
2 titoli
Al-Ittihad (Arabia Saudita), Al-Sadd (Qatar), Esteghlal (Iran), Guangzhou Evergrande (Cina), Jeonbuk Hyundai Motors (Corea del Sud), Maccabi Tel Aviv (Israele), Seongnam FC (Corea del Sud), Suwon Samsung Bluewings (Corea del Sud), Thai Farmers Bank (Thailandia), Ulsan Hyundai (Corea del Sud) e Urawa Red Diamonds (Giappone).
1 titolo
Al-Ain FC (Emirati Arabi Uniti), Busan Ipark (Corea del Sud), Gamba Osaka (Giappone), Hapoel Tel Aviv (Israele), JEF United Chiba (Giappone), Júbilo Iwata (Giappone), Kashima Antlers (Giappone), Liaoning FC (Cina), PAS Tehran (Iran), Tokyo Verdi (Giappone) e Western Sidney Wanderers (Australia).

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ASIAN CHAMPIONS LEAGUE – ALBO D’ORO PER NAZIONI
12 titoli
Corea del Sud (3 Pohang Steelers; 2 Jeonbuk Hyundai Motors, Seongnam FC, Suwon Samsung Bluewings e Ulsan Hyundai; 1 Busan Ipark).
7 titoli
Giappone (2 Urawa Red Diamonds; 1 Gamba Osaka, JEF United Chiba, Júbilo Iwata, Kashima Antlers e Tokyo Verdi).
5 titoli
Arabia Saudita (3 Al-Hilal; 2 Al-Ittihad).
3 titoli
Cina (2 Guangzhou Evergrande; 1 Liaoning FC).
Iran (2 Esteghlal; 1 PAS Tehran).
Israele (2 Maccabi Tel Aviv; 1 Hapoel Tel Aviv).
2 titoli
Qatar (2 Al-Sadd)
Thailandia (2 Thai Farmers Bank).
1 titolo
Australia (1 Western Sidney Wanderers).
Emirati Arabi Uniti (1 Al-Ain).

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