Casinò Barcelona.

Pubblicato il autore: Giuseppe Ortu Segui

In questa fase della stagione, il Barça appare come una grande sala da gioco. Non una squallida, immensa, paesana sala da bingo; no. Qualcosa di decisamente più professionale e raffinato. Un casinò. Non per niente a Barcelona il casinò esiste realmente. Guarda il mare e ha una atmosfera sbarazzina e colorata, come la città che lo ospita. Non sarà iconico, esclusivo, fashion e glamour come Montecarlo, certo. Nemmeno come quello a tinte fosche, intriganti e sinistramente pericolose così ben descritto in Casinò Royale, frequntato da spie, bari e criminali. Non sarà esotico come il casinò di Macau di Skyfall e nemmeno leggendario come quello rappresentato in Dr No che fece nascere la leggenda, il mito di 007 quando Sean Connery pronunciò per la prima volta in assoluto le famose parole “Il mio nome è Bond; James Bond”.
Il casinò di cui parliamo non possiede tavoli ricoperti da uno spesso e vellutato al tatto panno verde, ma solo uno, enorme. Al posto del panno verde c’è l’erba, altrettanto verde, morbida e anch’essa quasi vellutata al tatto. Le carte sono rappresentate dai giocatori, mentre il ruolo del croupier è svolto da lui, Ronald “Rambo” Koeman. Il nostro è un assiduo smazzatore e mescola le carte in continuazione tanto da non capirci più niente nemmeno lui. Ogni mano è, come nella migliore tradizione del gioco, diversa dalle altre. Se così non fosse si potrebbe pensare che a quel tavolo si giochi in modo irregolare. Nel gioco delle carte va bene, in quello del calcio meno. Qui ci vuole stabilità. Il calcio, come i mercati finanziari, aborrono le sorprese e l’incertezza. Progrediscono nell’ovvio, nello scontato, nel conosciuto. Come anche i giocatori. Avere al proprio fianco un compagno che conosci e che ti conosce porta sempre a migliori risultati che avere uno di cui non sai cosa aspettarti. Con ogni mano diversa dalle altre, non ci si abitua a una strategia che subito devi cambiare modo di pensare e approciarti agli avversari.
L’allenatore olandese, da bravo croupier quale è, sta comportandosi alla stessa maniera con il suo Barça. Sembra di vederlo dietro il tavolo da gioco a mischiare e distribuire le carte, a toccare le fiches e a pagare i vincitori. Ogni mano diversa dalle oltre. Allo stesso modo, ogni partita ha una formazione diversa. Non nel modulo, sempre immobile e perenne come una sequoia del Sequoia National Park. Piuttosto nei nomi dei giocatori. Ogni due, tre partite portate avanti con un certo undici titolare, il buon Ronald mischia le carte, cambia i giocatori, e prepara una formazione profondamente diversa. La cosa che più sorprende è che quando la squadra trova una sorta di quadratura del cerchio, continuità e risultati, il tecnico cambia nomi e schieramento, stravolgendo quel precario equilibrio conquistato a fatica e riniziando tutto daccapo. Come un buon croupier, appunto, mescola le carte tanto per rendere la sfida più difficile ai propri giocatori. Giocatori diversi, schema tattico diverso. Inutile che il modulo rimanga il 4-2-3-1. Questi sono solo numeri. Sono i giocatori che mandi in campo a fare il modulo. Avere Braithwaite davanti, o avere Messi o Griezmann cambia completamente lo schieramento tattico, sebbene il modulo sia numericamente lo stesso. Braithwaite fornisce profondità da nove, Messi torna indietro per lasciare lo spazio per gli inserimenti, Griezmann è ancora diverso. I giocatori non sono soldatini che puoi sostituire senza modificare tutto l’impianto di squadra. Ogni volta che Koeman trova equilibrio e continuità con uno schieramento e poi cambia i giocatori in campo, la squadra perde i punti di riferimento che stava faticosamente iniziando ad acquisire, oltre a mutare completamente la concezione dei movimenti che ognuno deve fare per interfacciarsi agli altri. Con Braithwaite, che fa certi movimenti, si richiedono certe giocate da parte dei compagni, con Messi falso nueve cambiano i compiti di chi gli gira intorno, con Griezmann sono ancora diversi. E’ strano che un allenatore dell’esperienza di Koeman ancora non lo abbia capito.
In questo inizio di stagione è accaduto due volte che la squadra avesse acquisito certi automatismi e che Koeman abbia deciso di resettare tutto e ripartire da zero, alla ricerca di una nuova identità. Nelle prime tre gare della temporada, contro Villareal, Celta e Sevilla, l’undici è stato il medesimo, con davanti Griezmann, Coutinho, Ansu e Messi. La squadra stava funzionando e fornendo prestazioni, gioco e risultati. 4-0 al submarino amarillo, 0-3 al nemico Anoeta e 1-1 casalingo con il Sevilla. Con il primo pareggio Koeman ha cambiato uomini proprio quando era il momento di insistere e mettere la squadra alla riprova nella gara successiva. A Getafe sono scesi in campo Messi, Pedri, Dembélé e Griezmann. La squadra ha perso, male, per 1-0. Il cambio non ha giovato. Dopo Getafe quattro partite, quattro formazioni diverse. Due sconfitte, un pari e una vittoria.
Nuovo cambio in Champions contro la Dinamo Kiev. Entra in squadra Braithwaite a dare profondità all’attacco. Con lui il Plan B. Trincao, Coutinho, Pedri. Braithwaite segna una doppietta; tutti i ragazzi giocano bene, quasi a memoria. Lo schema con il danese davanti funziona e viene riproposto per la seconda volta consecutiva in Liga. Questa volta invece dei ragazzi, dietro il nove ci sono Messi, Coutinho, Griezmann nei tre e Pedri doble pivote con De Jong. La squadra vince e convince. 4-0 il risultato. Con il danese in campo la squadra è concettualmente diversa da prima. L’esperimento viene ancora riproposto in Champions. Questa volta contro il Ferencvaros. Trincao, Griezmann, Dembélé e Braithwaite. Nuova rete del numero 9 (alla quarta in tre partite) e seconda consucutiva di Griezmann. Il modulo con un nove vero viene riproposto a Cadice dove giunge una sconfitta inaspettata. Una dopo tre prestazioni molto convincenti. Sembrava che ormai la linea fosse tracciata, tanto più che Koeman in conferenza stampa alla vigilia della gara contro la Juventus parlava già di lasciare a terra qualche pesos pesados per fare spazio ai giovani quali Alena, Riqui, Mingueza che bene si erano comportati in quelle gare europee.
Contro la Juventus l’olandese ha deciso di appiedare Braithwaite e tornare al passato. Nuovamente Griezmann da nove, con dietro Trincao, Messi e Pedri. Tutti sappiamo come è andata. Zero profondità, mai una volta che si sia giunti sul fondo nel primo tempo, nessuna velocità e imprevedibilità. Nuovamente una serie stanca, lenta di passaggi orizzontali. La squadra è migliorata nella ripresa con gli ingressi di Riqui e Braithwaite che hanno conferito rapidità e quella profondità che era mancata nei primi 45 minuti. Adesso siamo punto e a capo. Che farà il buon Ronald in Liga contro il Levante? Cambierà ancora alla ricerca dell’equilibrio perduto, tornerà sui suoi passi e punterà sul danese (l’unico in grado di fornire quel tipo di lavoro) e sulla verve di Alena e Riqui, o penserà di mischiare ancora le carte da buon croupier quale sta diventando e di sorprenderci con chissà quale mossa a sorpresa? Già tremiamo dalla paura all’idea delle soluzioni di cui potrà essere capace Mister Koeman.

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