Emanuele Belardi a SuperNews: “La Reggina la porto nel cuore. Un sogno giocare alla Juventus. Donnarumma presente e futuro del calcio italiano”

Pubblicato il autore: Luca Piedepalumbo Segui


In esclusiva ai microfoni di SuperNews è intervenuto Emanuele Belardi. L’ex calciatore, di ruolo portiere, originario di Eboli, conta ben 280 presenze tra Serie A, Serie B e Serie C. Cresciuto nella Reggina, squadra con la quale ha esordito ad appena diciotto anni in serie cadetta, si è poi contraddistinto con le maglie di Juventus e Udinese, prima di chiudere la carriera proprio a Reggio Calabria, dopo una breve avventura nel campionato indiano con il Pune City. Oggi è attivo nel mondo del calcio giovanile: nel 2007 ha fondato ad Eboli una scuola calcio che porta il suo nome. Insieme a lui abbiamo ripercorso le tappe più importanti della sua lunga carriera.

Sei cresciuto e ti sei affermato con la maglia della Reggina, esordendo in Serie B ad appena diciotto anni contro il Palermo. Quali sono state le sensazioni dell’esordio e che ricordi hai dell’esperienza con gli Amaranto?

“Ho esordito con la Reggina contro il Palermo a diciotto anni appena compiuti. All’epoca erano pochi i giovani che si affacciavano così presto alla Serie B o alla Serie A. In quella partita vincevamo per 4-0 e mister Zoratti mi volle premiare facendomi entrare in campo. Ricordo che fu una grande emozione. Sono cresciuto calcisticamente nella Reggina tra Allievi e Primavera e l’esordio in B con gli amaranto è stato un bel primo traguardo della mia carriera. L’esperienza di Reggio Calabria è stata lunga e intensa. La Reggina la porto nel cuore”.

Hai chiuso la carriera tra le fila della Reggina nel 2015, disputando il campionato di Lega Pro. Una stagione difficile, caratterizzata dalla penalizzazione in classifica e da una salvezza ottenuta soltanto ai playout. Il ritorno a Reggio Calabria è stato una scelta di cuore?

“Ho chiuso la carriera con la Reggina in un momento difficile per il club amaranto. Tornai appositamente dall’India. Mi chiamò il presidente e mi disse che aveva bisogno di uomini che conoscessero la piazza. La salvezza sembrava una vera e propria impresa: ci furono molte penalizzazioni in classifica e problemi economici di vario genere. Fu una scelta di cuore e di gratitudine verso una maglia che mi ha dato tantissimo. Alla fine riuscimmo a vincere lo spareggio retrocessione contro il Messina. Iniziare e finire con la stessa squadra è stata una bella soddisfazione”.

Nel settembre del 2004 approdi al Napoli, appena fallito e retrocesso in Serie C1. Con gli azzurri hai giocato appena sei mesi, che ricordi hai del San Paolo?

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“Il ricordo più bello dell’avventura al Napoli è il calore dello Stadio San Paolo. Quando si giocava in casa c’era una spinta e un’adrenalina pazzesca. Probabilmente non mi sono mai calato nella categoria. Venivo da campionati importanti tra Serie B e Serie A nei precedenti tre anni. Accettai la proposta del Napoli, ma fin da subito non ero convinto di giocare in Serie C. Mi trovai in grande difficoltà a giocare soprattutto fuori casa, in stadi complicati. La considero comunque un’esperienza positiva che ricordo con piacere. Con la maglia del Napoli ho capito cosa vuol dire giocare per una città così importante”.

Nella stagione 2007/2008 disputi con la maglia della Juventus ben nove partite tra Coppa Italia e campionato. Consideri l’avventura a Torino il punto più alto della tua carriera? Quali sono i ricordi più belli dell’esperienza in bianconero?

“Giocare per la Juventus penso sia il sogno di tutti i bambini. Giocare con campioni del Mondo e vincitori del Pallone D’oro credo che sia la massima aspirazione per un calciatore. L’esperienza in bianconero mi ha cambiato sotto l’aspetto professionale. Stare alla Juve non vuol dire solo scendere in campo e indossare la maglia, ma anche avere un determinato comportamento fuori dal campo. Sicuramente un’esperienza meravigliosa, condivisa con tanti campioni. Tutti giocatori umili e grandi professionisti, aldilà del blasone. Ho ancora oggi un bellissimo rapporto con tutti i calciatori bianconeri, soprattutto con Del Piero e Chiellini, quest’ultimo lo considero un fratello”.

Nel 2008 sei passato dalla Juventus all’Udinese. Tra le fila dei friulani hai fatto da secondo a Samir Handanovic, già si intravedono all’epoca le potenzialità dell’attuale portiere dell’Inter? 

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“L’Udinese voleva lanciare questo giovane portiere, Samir Handanovic, ed aveva bisogno di un secondo esperto che facesse da chioccia e all’occorrenza si facesse trovare pronto. Sono stati quattro anni importanti in una società serie e all’avanguardia. Anche ad Udine ho giocato con grandi campioni: da Di Natale a Sanchez, passando per Quagliarella, lo stesso Handanovic e Pepe. Non a caso abbiamo disputato l’Europa League ed anche i preliminari di Champions League. Mi sono divertito e nel mio piccolo ho dato un buon apporto. Con Samir ho un bel rapporto ancora oggi”.

Nel 2014 hai firmato con gli indiani del Pune City, squadra allenata all’epoca da Franco Colomba. Cosa ti ha convinto a scegliere l’India? Che ricordi hai del calcio indiano?

“Già prima di andare a Pescara per disputare il campionato di Serie B ebbi l’opportunità di giocare in America. Quindi nelle mie intenzioni c’era l’idea di provare un’esperienza all’estero. In quel periodo nel campionato indiano giocavano anche Del Piero, Nesta, Trezeguet ed altri campioni. Mi fu offerto un contratto di sei mesi e decisi di accettare questa nuova sfida. Un’esperienza positiva che tutti i giocatori, almeno a fine carriera, dovrebbero fare. 

C’è un allenatore che ti ha lasciato qualcosa in più rispetto agli altri?

“Ho un bel ricordo di tutti gli allenatori che ho avuto in carriera. Mi viene in mente De Canio, Colomba, Buffoni che mi fece giocare titolare a diciannove anni. Ricordo con piacere anche mister Pioli che ho avuto durante l’esperienza al Modena, già all’epoca notai le sue qualità umane e calcistiche. Ovviamente devo tanto anche a mister Ranieri: mi ha dato la possibilità di giocare titolare nella Juventus e ancora oggi con lui ho un bel rapporto d’amicizia. Nella mia carriera ho cercato sempre di fare gruppo. Le polemiche non mi sono mai piaciute. Ho sempre rispettato le scelte dell’allenatore”.

Hai avuto un modello al quale ti sei ispirato nel corso della tua carriera? E qual è secondo te ad oggi il miglior portiere della Serie A?

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“Per quelli della mia età l’idolo era Zenga, anche se sotto alcuni aspetti umani non mi è mai piaciuto tantissimo. Un portiere che ammiravo da giovane era il belga Preud’homme. Mi piaceva tanto anche Marchegiani, poi ci ho giocato anche contro. Ma non ho mai avuto comunque un vero e proprio modello. Ad oggi in Europa ci sono tanti portieri forti, in particolare Neuer, De Gea e Allison. In Serie A sta facendo grandi cose Donnarumma. Ha maturato già tantissima esperienza in una squadra importante come il Milan, nonostante la giovane età. Spero possa essere il presente e il futuro del calcio italiano. Poi ovviamente c’è Buffon, ad oggi ancora irraggiungibile”.

È noto il tuo interesse per il calcio giovanile. Hai fondato ad Eboli una scuola calcio che porta il tuo nome. Cosa consigli ai ragazzini che si affacciano al mondo del calcio?

“Ho una scuola calcio ad Eboli già dal 2007, quindi da molti anni. Mi piace lavorare con i giovani. Non mi vedo come uomo di campo, non mi piace fare l’allenatore, mi vedo come dirigente, organizzatore o talent scout. Per pochi mesi sono stato anche responsabile del settore giovanile alla Reggina. Ai giovani calciatori potrei consigliare di pensare alle cose concrete. Di avvicinarsi al calcio anche come opportunità per il futuro. Bisogna giocare con gioia e divertimento, ma anche con grande serietà”.

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