Assist: quando un gesto tecnico è intuito trascendente.

Pubblicato il autore: Andrea Ristori Segui

Nel calcio, come in ogni sport di squadra, l’assist è propedeutico alla realizzazione del punto, quel contrassegno numerico che fa la differenza tra vincitori e vinti, scrive la storia e gli albi d’oro dei partecipanti (se ne farà una ragione quel trombone di De Coubertain). Ma può essere anche molto di più del servizio dovuto al sodale compagno che poi si prenderà tutta la gloria e i peana per la segnatura del gol, può dare la misura di un talento trascendentale, talvolta più che incompreso, dimenticato; un assist non finisce mai in una sigla televisiva, può essere descritto in un articolo, apprezzato in tv, inserito in un libro raccontato con raffinatezza dal magistero intellettuale e colto di un grande giornalista, ma non gode del beneficio della pompa magna che accompagna la rete quando si gonfia, imperio della gioia del tifoso che vive di quel momento di esaltazione dell’io che proietta il suo focus ancestrale sulla squadra del cuore.
Alcuni assist fanno eccezione però, perchè più di un gol, anche non banale, assurgono alle cronache catturando la fascinazione di noi innamorati del pallone, gesti tecnici come flash, scariche elettriche cerebrali che prendono le mosse da quelle zone del cervello deputate alla costituzione del talento superiore, riflessi pavloviani, intuizioni divine la cui subitaneità che le trasforma in atto fa pensare a una più che certa intercessione dell’anima.
Il colpo magistrale di Dybala che ha mandato in gol Chiesa in Milan-Juventus appartiene a questa categoria museale di rappresentazioni artistiche del calcio. Genio e regolatezza, nei tempi e nelle misure.

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