Inter, un anno di Eriksen: ripercorriamo i 365 giorni nerazzurri del danese

Pubblicato il autore: Giuseppe Colicchia Segui

Il talento lo ha sempre avuto, fin da quando dominava nei campi da calcio olandesi, con in mano le chiavi del centrocampo dell’Ajax. Ma più che alle sue mani, il destino e la manovre di gioco degli “Arcieri” erano affidate ai suoi piedi e alla sua testa. Un centrocampista di pensiero, tecnica e passaggio, dotato di un tiro micidiale. Al Tottenham il salto di qualità definitivo, la finale di Champions League e l’incoronazione come “miglior numero 10 della Premier”. Bastano queste premesse per delineare il contesto nel quale Christian Eriksen si apprestava a indossare la maglia dell’Inter esattamente un anno fa, con la sua presentazione in pompa magna al Teatro della Scala di Milano. Era il 28 Gennaio 2020 quando arrivava la fumata bianca per l’annuncio del passaggio del centrocampista danese dagli Spurs all’Inter. Considerato il colpo per eccellenza del mercato invernale del 2020, Eriksen era esattamente ciò che mancava all’Inter per fare un salto di qualità e puntare allo scudetto. Proprio la qualità era la parola chiave, ciò che mancava al centrocampo nerazzurro, ricco di muscoli e centimetri ma privo di calciatori dotati di una tecnica superiore: il Sensi delle prime giornate si era ormai defilato a causa dell’infortunio rimediato nella gara d’andata contro la Juve e Borja Valero era considerato da Antonio Conte fuori dal progetto tecnico.

Eriksen: i numeri che il danese portava con sé al suo passaggio all’Inter

Abbiamo parlato delle sue caratteristiche e qualità di base. Analizziamo adesso quelli che erano i numeri del trequartista acquistato dall’Inter esattamente un anno fa, ovvero ciò che lo definiva agli occhi di tutti un “top player”. Alla fine della sua esperienza all’Ajax i numeri di Eriksen recitavano: 163 presenze, 32 reti e 65 assist (in 12.039 minuti giocati). Mica male, tant’è che i top club cominciano ad interessarsi a lui. Christian Eriksen, il 30 Agosto 2013, si trasferisce al Tottenham per una cifra intorno ai 14 milioni di euro. Il livello sale ma anche lui aumenta i giri e li fa aumentare alla sua squadra, facendo le fortune degli allenatori che sono passati da quelle parti. Al termine della sua esperienza inglese, il trequartista danese avrà collezionato 305 presenze, 69 reti e 89 assist (in 24.107 minuti giocati). Un top player assoluto, protagonista a livello europeo e trascinatore anche della propria Nazionale. Ma il contratto con gli Spurs si avvicina alla scadenza e il calciatore non è più convinto di rimanere alla corte del Tottenham: le lusinghe dei top club lo ammaliano ma è l’Inter quella che sembra volerlo più di tutti. Dopo una lunga trattativa si arriva alla definitiva fumata bianca del 28 Gennaio 2020: Christian Eriksen passa all’Inter per 27 milioni di euro. Tutti sanno che il colpo compiuto dai nerazzurri è di altissimo livello e che il valore di mercato reale del calciatore sia decisamente più elevato (Transfermarkt lo valutava 90 milioni di euro).

Leggi anche:  Real Madrid-Inter, streaming e diretta tv in chiaro Mediaset? Dove vedere il match LIVE

Eriksen: gli esordi in maglia nerazzurra e i primi problemi del 2020

Fin dal suo arrivo ci si chiedeva in che ruolo il tecnico dell’Inter, Antonio Conte, avrebbe impiegato questo centrocampista dal valore indiscusso. Un “bel problema” a detta di molti, uno di quelli che ogni allenatore sogna di avere. Conte comincia a lavorarci mentre fa mettere i primi minuti sulle gambe al nuovo acquisto, facendolo subentrare nella gara di Coppa Italia del 29 Gennaio contro la Fiorentina (ad un solo giorno dal suo arrivo). Da lì a poco arriva anche l’esordio in campionato e la prima perla, la prima dimostrazione dell’incredibile valore tecnico del nuovo acquisto: la traversa colpita su punizione contro il Milan.

Conte continua a gestirlo col contagocce alla ricerca della sua posizione ideale. Il tecnico nerazzurro sembra avere difficoltà ad inserirlo nel suo schema di base, il 3-5-2 che finora lo aveva portato ad ottenere numeri importanti in quella stagione. Lo prova da mezzala sinistra ma sembra non convincerlo appieno. Il danese trova anche la sua prima rete in maglia nerazzurra, realizzata in Europa League contro il Ludogorets. Poi qualcosa di grande e grave succede in tutto il Mondo. Il calcio stesso è costretto a fermarsi per lo scoppio della pandemia da coronavirus e il danese si ritrova da solo, a Milano e senza una casa propria. I primi giorni della sua quarantena è costretto a passarli tra camere d’albergo e campi di Appiano. Quando il movimento calcistico si rimette in moto, Conte comincia ad esprimere i primi dubbi sul danese, il quale mancherebbe della cattiveria giusta. L’ex allenatore di Eriksen al Tottenham, un certo José Mourinho, aveva già delineato il profilo del numero 24 nerazzurro: “Eriksen è preziosissimo nelle situazioni in cui la squadra deve congelare il pallone, sa muovere molto bene la sfera e con lui in campo la manovra è più fluida. Però gli manca cattiveria. Un conto è essere dinamici, un altro essere cattivi. E a Christian questa qualità manca”.

Leggi anche:  MLS Cup: la finale è Portland Timbers-New York City FC

Nel finale della stagione 2019-2020 continuano gli esperimenti, più o meno timidi, da parte di Conte, che lo vedranno abbandonare il suo 3-5-2 per affidarsi ad un modulo più congeniale al trequartista, il 3-4-1-2. La finale di Europa League persa dai nerazzurri è una ferita aperta non solo per Conte, ma per lo stesso Eriksen, buttato nella mischia solo per gli ultimi 12 minuti.

Eriksen: il 2021, la cessione quasi imminente e la perla che decide il derby di Milano

Comincia la stagione 2020-2021 sulla stessa scia della precedente. Il modulo è ancora il 3-4-1-2 ma Eriksen continua a vedere il campo col contagocce. Una squadra propositiva quella dei nerazzurri, forse troppo: i numeri dei gol subiti sono preoccupanti, così si decide di tornare al 3-5-2. Cosa fare con Eriksen? All’avvicinarsi della sessione invernale del calciomercato aumenta il malumore del danese e l’Inter decide di metterlo sul mercato. L’AD Beppe Marotta parlerà di “un giocatore poco funzionale”, rispetto a quello che è il gioco dell’Inter. Alcuni club gli strizzano l’occhio, PSG e Tottenham su tutti, ma nessuno ha intenzione di mettere tasca al portafogli per acquistare un calciatore ai margini del progetto interista. La svolta arriva dopo un summit tra allenatore, dirigenza e proprietà: il mercato è chiuso, non esce nessuno e non entra nessuno (eccetto lo scontento Nainggolan che torna in prestito al Cagliari). Da lì si passa all’ultimo, “estremo”, tentativo del tecnico nerazzurro: utilizzare Eriksen nel ruolo di regista, rimangiandosi le parole che lui stesso aveva detto mesi prima, quando chiariva le doti di tiro e di passaggio del danese e la non compatibilità col ruolo da playmaker. “Eriksen? Abbiamo avuto tempo per lavorare con lui su una nuova posizione da playmaker, da regista al posto di Brozovic. Mi aspetto grandi risposte da lui in questa posizione” – con queste parole, rilasciate prima del match di Coppa Italia contro la Fiorentina, il tecnico salentino rimetteva “in gioco” il numero 24. Stessa competizione, due settimane dopo, arriva quella che forse è la svolta definitiva. Christian Eriksen subentra a Brozovic nella gara contro il Milan, sul risultato di 1 a 1. L’Inter è in superiorità numerica ma non riesce a passare in vantaggio contro i cugini rossoneri, dopo una partita piena di tensioni. Al 97′ la punizione da una mattonella molto interessante, la sua mattonella. Il pallone scotta e tutti gli occhi sono su di lui. Il danese conta i passi, aspetta il fischio dell’arbitro, alza la parabola del tiro che scavalca la barriera e si insacca alle spalle del portiere Tatarusanu. L’esultanza dopo il gol è quella di tutta la squadra, di tutto un popolo, quello nerazzurro, che ha vissuto questo intero anno in apnea, aspettando di poter ammirare le gesta del top player danese.

Leggi anche:  Inter cooperativa del gol: quanti marcatori diversi per Inzaghi

https://www.youtube.com/watch?v=G4AvAHwCTB4&feature=emb_logo

I numeri di Eriksen all’Inter ci parlano di 41 presenze, 5 reti, 3 assist e soli 1.591 minuti giocati. In questa analisi abbiamo visto come andare oltre i numeri, partendo però da essi. Al termine della partita ci hanno pensato gli opinionisti e gli esperti di calcio a dire la propria su Eriksen. A farlo, in primis, è Lele Adani attraverso un tweet:

Poche ore dopo la punizione che ha deciso il derby di Milano, permettendo all’Inter di accedere alle Semifinali di Coppa Italia, il calendario dice che è il 28 Gennaio 2021. Sembra passata un’eternità dalla traversa colpita dal danese contro i rossoneri, invece è passato solo un anno. Un anno molto difficile, che ha deciso di volersi concludere come si chiude un cerchio: da dove si è partiti. Siamo di nuovo lì, stesso avversario, calcio da fermo, fischio dell’arbitro. Questa volta il risultato è diverso: palla in rete. I tifosi non sono lì ad esplodere di gioia, ma lo hanno fatto lo stesso dalle proprie abitazioni. L’avventura di Christian Eriksen all’Inter, seppur ancora incerta, non è finita. Anzi, forse è appena cominciata.

  •   
  •  
  •  
  •