Cristiano Lucarelli: la classe operaia nell’Eden calcistico di Terni

Pubblicato il autore: Fabio Faiola Segui

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Cristiano Lucarelli, ex Bomber con 240 gol in carriera, attualmente allenatore della Ternana dei record in lega-pro, si confessa al grande giornalista della Repubblica Maurizio Crosetti.

Lo sa che è nato nell’ultimo anno della Ternana in Serie A?
Lucarelli: No, non lo sapevo, si vede che era destino. Del resto, da giocatore riportai il mio Livorno dopo 53 anni in A, e per la prima volta in Europa.

E lo sa che tutti si ricordano di lei?
Lucarelli: Io lottavo per il pane e non per il filetto. Ho segnato 240 gol ovunque e a chiunque, sono stato capocannoniere ma tutto è stato sottovalutato per i miei ideali politici, che porterò nella tomba. Non è giusto. Quando mostrai il Che, avevo vent’anni. Ora ne ho 45 e sono quasi nonno.

E forse la sinistra non c’è neanche più.
Lucarelli: E’ una pseudo sinistra nell’Italia dei politici mestieranti e degli arrivisti, non vedo più il senso dello stato, da 8 anni non voto. E’ assurdo che molti tra gli ideali della Costituzione non siedano neppure in Parlamento, è paradossale. Chi ci rappresenta?

Lei è cresciuto nel quartiere Shangai di Livorno: che posto era?
Lucarelli: Il più difficile della città insieme a Corea. Nomi asiatici, perchè le case popolari avevano appartamenti molto piccoli, 4 per ogni pianerottolo. Ma chi è uscito da li, chi si è sollevato dal niente, non ha più avuto paura della vita.

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Si viveva di calcio?
Lucarelli: Con mio fratello Alessandro ed i miei genitori Maurizio e Franca, aspettavamo la partita come una liberazione, la vivevamo tutti insieme allo stadio. Era bellissimo. Papà è stato camionista e poi camallo (scaricatore) al porto. Dopo Shangai siamo andati a vivere in via Garibaldi, vicino al mercato ortofrutticolo.

Anche il suo presidente è livornese, però con idee politiche diverse.
Lucarelli: Il primo giorno ci abbiamo scherzato su, lui mi ha detto di essere liberale e di odiare le etichette, e su questo siamo d’accordo. Mi ha scelto perchè gli piaceva come facevo giocare il Catania. Mi ha detto che da calciatore ero l’idolo di suo fratello.

E come gioca la Ternana?
Lucarelli: Bene! La palla deve essere nostra, è un dogma. E nei rari momenti in cui ce l’hanno gli altri, noi si aggredisce. Faticoso ma elettrizzante. Chi è contento mentre fa una cosa, la farà meglio. Poi, è chiaro che contano i ragazzi. Come dice il maestro Mazzarri, gli schemi sono importanti ma con i giocatori bravi vengono meglio. I tifosi più vecchi mi ripetono che non si divertivano dai tempi di Viciani, anni 70. Per essere chiari: se al 90′ stiamo pareggiando una partita che si era messa male, io voglio comunque vincerla nei minuti di recupero, com’è successo ad esempio ad Avellino. E di uno 0-0 difensivo non ne voglio sentir parlare neppure per scherzo.

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La Ternana ha comprato i diritti tv delle partite e le regala ai tifosi, in chiaro ed in tutta Italia, canale 264 del digitale terrestre. Non lo fa nessuno.
Lucarelli: Così verranno in tanti allo stadio quando si potrà di nuovo, per divertirsi con noi. Gli ascolti della penultima diretta fanno pensare: 700 mila spettatori, e a Terni ci sono appena 110 mila abitanti: stiamo creando curiosità. Qui, ogni partita è un mini campionato. Puntiamo alla B e siamo scaramantici, però pensiamo alla massima serie, possibilmente nello stadio nuovo. A parte che ormai tutti i livornesi guardano in tv la Ternana.

Non crede che alla lunga ci abitueremo a questo vuoto?
Lucarelli: Già ci siamo quasi abituati, ed è triste. Anche se poi, a dirla tutta, a volte facciamo trasferte in stadi con centinaia di persone dentro, mancano solo le bandiere.

Cos’è la Serie C?
Lucarelli: Ho visto piazze dove si partiva alle cinque della domenica  mattina per andare a giocare, con le nostre auto e senza neppure i soldi per la benzina. Invece, alla Ternana il 10 dicembre hanno pagato lo stipendio di novembre, e il 22 quello di dicembre: mai successo neanche in Serie A.

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Lei che tipo di allenatore è?
Lucarelli: Sorrido, e quando non basta li martello. Ho dei ragazzi che dopo 10 anni ancora mi chiamano per un consiglio o per dirmi buon compleanno. Sanno che posso sbagliare, ma non mentire. Allenare è molto più difficile che giocare e paghi solo tu, solo tu sei davvero precario.

Direbbe ancora: Tenetevi il Miliardo?
Lucarelli: Si, perchè sono le scelte a renderci quello che siamo. Se poi lei mi domanda se lo consiglierei a mio figlio, forse le rispondo di no. Perchè ogni No ed ogni Si vanno calati nel momento che si vive: io scelsi di fare il trapezista senza rete, mi andò bene. E comunque, un livornese ricco si sente sempre un pò in colpa.

In effetti lei è stato pure editore al Corriere di Livorno, insomma un imprenditore.
Lucarelli: Bhe, più che editore direi finanziatore a fondo perduto.

Non pensa di avere pagato per le sue idee?
Lucarelli: Eccome, anche da allenatore. Quando giocavo perdevo sempre i ballottaggi, Lucarelli o Bojinov alla Juve? Bojinov! Lucarelli o Toni alla Roma? Toni! Idem in nazionale. Passavo per essere l’esaurito rivoluzionario che, naturalmente, non sono mai stato.

Fonte: La Repubblica.

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