Cesare Prandelli si è dimesso

Pubblicato il autore: massimiliano granato Segui

La notizia scoppia come una bomba nell’ambiente viola. Claudio Cesare Prandelli si è dimesso da allenatore viola. Lo fa dopo 21 partite  e 21 punti: una media non proprio da buttare via visto il materiale avuto a sua disposizione. Il suo esordio era avvenuto il 22 novembre del 2020, dopo l’esonero di Giuseppe Iachini, che aveva totalizzato 8 punti in sette partite: una media evidentemente ritenuta non soddisfacente dalla società, che aveva a libro paga anche Vincenzo Montella, esonerato nella scorsa stagione. Le motivazioni del gesto verranno rese note a breve. L’ultimo episodio simile accadde nel 2019 e sempre dopo una sconfitta interna: quella volta fu fatale a Pioli lo 0-1 patito con il Frosinone a far traboccare il vaso: l’attuale allenatore rossonero, sentendosi attaccato dalla società preferì andarsene. I Della Valle, alla loro ultima stagione, virarono su un altro ritorno, quello di Vincenzo Montella.
Una scelta di cuore
Prandelli era fermo da una sola stagione. L’ultima, al Genoa, nel 2018-19. Prima di questa esperienza, per quanto riguarda l’Italia, lo sfortunato mondiale brasiliano del 2014. Prima di questo, un secondo posto ad Euro 2012 (colto dopo due edizioni deludenti, con Trapattoni prima e Donadoni poi in panchina) e un terzo posto nella Confederation’s Cup del 2013. Non solo: Prandelli aveva compiuto una scelta di cuore, visto che aveva allenato i viola dal 2005 al 2010, con buoni risultati e una semifinale di Coppa Italia, persa di misura con l’Inter del Triplete. In mezzo, un’esperienza al Galatasaray, una al Valencia e una all’Al Nasr.
La nuova avventura
Prandelli aveva così iniziato, anche se col piede sbagliato: ko interno col Benevento, quindi il 2-0 a San Siro, sponda Milan. Quindi il pari interno con il Genoa e la netta (3-0) sconfitta a Bergamo. Il mister di Orzinuovi sapeva che avrebbe avuto difficoltà, ma chiaramente non di questa portata. Due pareggi con Sassuolo e Verona, prima della vittoria clamorosa a Torino con la Juventus: un netto 3-0 che pareva dovesse rappresentare un nuovo inizio. Invece, pari interno col Bologna, sconfitta a Roma dalla Lazio e vittoria di misura col Cagliari, prima del netto 6-0 patito a Napoli. Insomma, una girandola di risultati altalenanti, senza una continuità. Grande merito gli è stato dato per aver motivato Vlahovic, trasformandolo in un goleador, ma questo, a poco è servito. Se poi ci si aggiunge una rosa corta, un Ribery che pare poco motivato (anche se ultimamente ha mostrato lampi di classe). Dopo la goleada di Napoli si è tentato di ripartire e si è chiuso il girone di andata battendo di misura il Crotone (2-1). Al ritorno, pari con un Torino in debito d’ossigeno, quindi due ko con Inter e Sampdoria, netta vittoria con lo Spezia. Anche questa, come quella sulla Juventus, pareva avesse dato convinzione ai viola: tutto inutile. Altre due sconfitte, con Udinese e Roma, pari con un Parma boccheggiante, fino all’oggi, con la vittoria di Benevento e la rimonta subita dal Milan.
Lo stress
Prandelli era già a disagio da qualche settimana: aveva espresso il suo disagio, aggiungendo nuvoloni neri sul suo futuro, un futuro che non solo non sarà viola, ma può darsi che sia privo di una qualsiasi panchina. Troppo stress, forse anche dovuto alla situazione, ai contrasti con qualche elemento della dirigenza, oltre ad una campagna acquisti invernale, sicuramente insufficiente per le esigenze della squadra, che dovrà lottare fino all’ultimo per salvarsi. Malcuit e Kokorin sono apparsi oggetti misteriosi: sette presenze in due (quattro per il difensore, tre per la punta) assolutamente impalpabili.
Il futuro
La palla passa alla società, che pare (a meno di clamorosi ribaltoni) precetterà nuovamente Giuseppe Iachini, che torna in viola dopo cinque mesi: a lui spetterà il compito di traghettare la Fiorentina verso la salvezza: mancano dieci gare alla fine del campionato. L’impresa è fattibile. Poi ci sarà il rompete le righe e la programmazione per la prossima stagione.

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