Superlega, tra Pearl Harbor e Patto di Londra: storia di un fallimento

Pubblicato il autore: Alessandro Vescini Segui

Superlega fallimento
È successo tutto nel giro di 48 ore. La Superlega è passata da idea rivoluzionaria del mondo del calcio a totale fallimento. Nella notte tra domenica 18 e lunedì 19 aprile viene ufficializzata tramite un comunicato la nascita della competizione: “I principali club europei di calcio annunciano la nuova Super League”. All’appello sono presenti: Real Madrid, Barcellona, Juventus, Milan, Inter, Manchester City, Manchester United, Chelsea, Liverpool, Arsenal e Tottenham. Mancavano Bayern Monaco, Borussia Dortmund e Paris Saint-Germain, che si sarebbero aggiunte a breve per dare il via alle danze. Intanto viene ufficializzato il formato, il logo, e le possibili date di inizio. Tutto all’insaputa della Uefa che, colpita più nelle tasche che nell’orgoglio, rimane scioccata e pensa alla contromossa.

Superlega come Pearl Harbor: il silenzio prima della tempesta

L’idea balenava nella mente dei top club già da molti anni, ma non si era mai concretizzato nulla. Fino all’arrivo della pandemia, che ha messo in ginocchio i bilanci delle squadre, in particolare delle big europee. E così, durante il lockdown, i 12 presidenti organizzatori hanno messo le basi, via Zoom, per la creazione della Superlega. Obiettivo: risanare la casse delle società coinvolte sommerse di debiti. Ma chi avrebbe messo i soldi? La risposta non è tardata ad arrivare. Già lunedì mattina era noto che il fondo JP Morgan sarebbe stato il finanziatore. In più il presidente del Real Madrid Florentino Perez, ospite al “El Chiringuito”, ha chiarito con tranquillità e sicurezza tutti i dubbi che ronzavano attorno a questa nuova competizione elitaria. Ma dopo aver sganciato in sordina una bomba di tale portata, il mondo del calcio è letteralmente esploso.

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La risposta della Uefa: la “guerra” è iniziata

La Uefa doveva rispondere, e in fretta. Per cominciare il presidente Ceferin ha lanciato a destra e a manca dichiarazioni contro i 12 club. Non una contromossa adeguata, ma intanto prendeva tempo. Poi sono uscite le prime ipotesi di come reagire: espulsi dalle competizioni in corso, vietato ai calciatori di queste squadre di partecipare agli Europei e ai Mondiali e, infine, non ammessi ai campionati nazionali. Il pugno duro della Uefa aveva l’obiettivo di spaventare i presidenti delle rispettive società, con l’intento di bloccare tutto sul nascere. Altrimenti si sarebbe andati per vie legali.

Davide contro Davide: Golia sono i tifosi

I veri esclusi da questa battaglia sono stati i tifosi. Ma la loro voce non poteva essere taciuta. Ecco che ogni appassionato di calcio si è sentito in dovere di dire la sua, manifestando contro una competizione che come difetto non aveva la base di questo sport: la meritocrazia. Giocatori e allenatori di tutta Europa si sono aggiunti alla rivolta. C’è chi si aggrappava ai ricordi di favole, come il Leicester di Ranieri o l’Atalanta, e chi protestava affermando la morte del calcio a vantaggio di interessi economici. Tra post sui social, striscioni appesi negli stadi e giocatori scesi in campo con maglie di protesta, il mondo del calcio non parlava d’altro. Un gran caos generale che ha instillato dei dubbi nelle teste dei presidenti dei 12 club.

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Superlega e il Patto di Londra: l’inizio del fallimento

La partita tra Chelsea e Brighton è stata il punto di svolta. I 1000 tifosi radunatisi a Stamford Bridge stavano per riuscire a stoppare l’incontro. Il match è iniziato con un quarto d’ora di ritardo ma l’interesse non era rivolto a cosa stava accadendo in campo. In quelle ore la dirigenza blues stava preparando le carte per l’uscita dalla Superlega. Come a scuola, dopo che uno ha preso coraggio, i compagni lo seguono a ruota. Ecco che nel giro di un paio d’ore escono tutte le squadre inglesi. Risultato? Andrea Agnelli, l’unico assieme a Perez a metterci la faccia, sospende il progetto dichiarando: “Non si può fare un torneo a sei squadre”. Ma quello che non sapeva il presidente della Juve è che anche Milan, Inter e Atletico Madrid erano pronte a uscire. Tutti pronti a lanciare il sasso, ma poi altrettanto pronti a tirare indietro la mano. Da idea rivoluzionaria per salvare il calcio, in poche ore la Superlega si era trasformata in un vero fallimento.

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Il calcio è di tutti: appuntamento a Qatar 2022

La Superlega è stato un fallimento, è finita ancora prima di iniziare. Inutile dire che la guerra l’ha vinta la Uefa. Ma non ha vinto il calcio sui soldi. Hanno vinto i soldi sui soldi. La competizione elitaria tentata di mettere in piedi da Agnelli e Perez non era di certo in linea con lo spirito di questo sport. Ma Superlega e Uefa sapevano di aver bisogno del supporto reciproco. Perché non è Champions League senza Real, Barcellona & Co. ma non è nemmeno una competizione di calcio senza la meritocrazia. Era chiaro che le due compagini avrebbero trovato un accordo. Perché la Uefa non ha come interesse principale salvaguardare il mondo del calcio, ma fare in modo che i conti in tasca tornino. Ecco spiegata l’assegnazione dei Mondiali 2022 al Qatar. In 10 anni sono morti più di 6500 lavoratori immigrati per la costruzione di stadi all’avanguardia. Per non parlare di quando noi tifosi italiani dovevamo collegarci alle 13:30 o alle 17:30 per guardare la Supercoppa in diretta dalla Cina o dall’Arabia Saudita.

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