Jeda a SuperNews: “Cagliari, che delusione. Lecce pronto per la Serie A. Napoli favorito per lo scudetto”

Pubblicato il autore: Luca Piedepalumbo


In esclusiva ai microfoni di SuperNews è intervenuto Jedaias Capucho Neves, meglio noto come Jeda
. L’ex calciatore, di ruolo attaccante, classe 1979, in carriera ha indossato, tra le altre, le maglie di Vicenza, Palermo, Catania, Rimini, Cagliari e Lecce. Cresciuto nel settore giovanile dell’Uniao Sao Joao in Brasile, ha esordito in Serie A con la maglia del Vicenza nel 2000, sotto la guida di mister Edy Reja. Ha disputato quasi 150 partite in Serie A, affermandosi soprattutto tra le fila del Cagliari di Max Allegri, e con 67 reti realizzate è attualmente il secondo miglior marcatore straniero della storia della serie B, alle spalle di Pablo Granoche. Insieme a lui abbiamo ripercorso le tappe più importanti della sua carriera, con uno sguardo rivolto all’attuale situazione calcistica.

La tua avventura in Italia ha inizio con il Vicenza di Reja, dopo aver lasciato il Brasile ad appena diciannove anni. Quali ricordi ti legano all’esperienza in biancorosso?

“Mi hanno scoperto al Torneo di Viareggio, quando ancora rappresentava una competizione ambita e prestigiosa. Tutti i club aspiravano a partecipare e spesso e volentieri venivano invitate anche squadre brasiliane. Nel 2000 ho disputato il Viareggio tra le fila del Campinas, la squadra di Careca, in prestito dall’Uniao Sao Joao, il club in cui militavo. Il Vicenza mi ha notato e dopo poco tempo è stato formalizzato il mio trasferimento in Italia, avevo da poco compiuto vent’anni. I veneti avevano appena vinto il campionato cadetto ed ho avuto la fortuna di giocare subito in Serie A, realizzando il mio sogno di bambino. Quell’anno ho provato anche la gioia del primo gol in massima serie all’Olimpico contro la Lazio, uno stadio fortunato per me, dove ho sempre fatto bene”.

Il Vicenza non naviga in buone acque in Serie B, credi che mister Brocchi riuscirà ad ottenere la salvezza?

“Ho commentato la partita del Vicenza contro il Brescia, i veneti non mi hanno fatto per nulla una bella impressione. La classifica rispecchia sicuramente quello che è il momento della squadra e il calcio che esprime. Purtroppo i biancorossi navigano nei bassifondi della classifica da inizio campionato e non credo la situazione possa migliorare. Spero che il Vicenza riesca a salvarsi perché la piazza lo merita, ma non sarà per nulla facile”.

Hai giocato in Sicilia indossando le maglie di Palermo e Catania, che ricordi hai di due piazze così calde? Dopo l’exploit degli scorsi anni, entrambe le compagini si ritrovano in Serie C, che futuro ti aspetti per questi club?

“Sono arrivato a Palermo l’anno della cavalcata in Serie A, è stata una delle esperienze più belle della mia vita. Avevamo uno squadrone e vincere un campionato è sempre un’emozione indescrivibile. Anche a Catania ho vissuto mesi meravigliosi. Il popolo siciliano mi ha impressionato, lasciandomi un bellissimo ricordo. Il calore e l’affetto che ti danno è quello tipico del Brasile. Vedere stadi come il Renzo Barbera e il Massimino pieni è un qualcosa di suggestivo e incantevole per qualsiasi calciatore.

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Il fatto che Palermo e Catania giochino in Serie C mi dispiace tanto. Si tratta di due piazze importanti per il mondo del calcio, meriterebbero altri palcoscenici. È sconvolgente perché solo pochi anni fa il Palermo giocava addirittura in Europa e il Catania incantava con il suo calcio, lanciando un allenatore incredibile come Simeone. Mi auguro possano tornare nel calcio che conta il più presto possibile”.

A Crotone una delle tue più importanti stagioni dal punto di vista realizzativo. Che ricordi hai di quel campionato? Il Crotone quest’anno poteva fare di più? È ormai destinato alla retrocessione in Serie C?

“A Crotone fu una stagione molto positiva. In Calabria ho segnato tanto ed ho avuto grande continuità. Una svolta per me dal punto di vista professionale. La società mi è sempre stata vicina e Gasperini è stato fondamentale per la mia crescita. È un allenatore che mi ha dato tanto, anche sotto l’aspetto del temperamento e del carattere. Con lui mi sono trovato davvero bene. Quando qualche anno fa il Crotone ha conquistato la Serie A sono stato contentissimo, è una città che se lo merita. Tra tante difficoltà non è sempre facile emergere, il Crotone invece ce l’ha fatta e questo mi ha riempito il cuore di gioia.

Attualmente i rossoblù stanno vivendo una situazione complicata. Non mi sarei mai aspettato una stagione così negativa e deludente. Poco tempo fa il Crotone era in Serie A ed ora rischia la retrocessione in C, tutto ciò è davvero incomprensibile. Non immaginavo minimamente un tracollo del genere”.

Con la maglia del Rimini hai disputato due stagioni ad alto livello in Serie B. Condividevi l’attacco con Ricchiuti e Moscardelli, che ricordi hai dell’esperienza in terra romagnola?

“A Rimini avevamo un gruppo super affiatato dentro e fuori dal campo, eravamo tutti amici, quasi fratelli. La squadra era molto forte e la figura del presidente Bellavista per noi era fondamentale. Lui riuscì ad unire la città con la squadra, c’era un ambiente meraviglioso. Dopo la prematura scomparsa del presidente l’entusiasmo ha cominciato subito a scemare. Il nostro e il suo sogno era quello di portare il Rimini il più in alto possibile, lottando per la promozione in Serie A. Ci abbiamo provato, con la sua morte però il suo e il nostro sogno purtroppo è svanito”.

A Cagliari ritrovi la Serie A, facendo bene soprattutto sotto la gestione Allegri. Qual è il momento più bello vissuto in maglia rossoblù? Quale caratteristica apprezzavi di più dell’allenatore toscano?

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“Quando sono arrivato a Cagliari la squadra aveva fatto appena dieci punti nel girone d’andata. La salvezza sembrava impossibile, tutti ci davano per spacciati. Invece, contro ogni pronostico, riuscimmo a fare l’impresa con mister Ballardini. In assoluto una delle gioie più grandi della mia carriera da calciatore. I tifosi si avvicinarono sempre di più alla squadra e si creò un’alchimia straordinaria. Quella stagione ha lasciato sicuramente un segno indelebile nella mente dei cagliaritani.

Max Allegri fu una scommessa del presidente Cellino. Con lui c’è sempre stato rispetto reciproco. Non è mai stato autoritario nei confronti della squadra, ma si è sempre messo a disposizione di tutti con grande umiltà. Questa è stata la sua arma vincente. È una persona sincera che parla ‘in faccia’ e non le manda a dire. Questo è un suo grande pregio. Spesso mi riprendeva davanti a tutto il gruppo, non ha mai avuto nulla da nascondere. È un lato del suo carattere che ho sempre apprezzato molto. Un suo difetto, invece, è quello di dare troppe spiegazioni, sollevando polemiche inutili con alcuni giornalisti e opinionisti. Le critiche a volte bisogna accettarle e basta, senza prendersela troppo, tanto alla fine parlano i risultati e gli obiettivi raggiunti”.

Il Cagliari è in piena lotta per non retrocedere. A tuo parere, i rossoblù riusciranno ad ottenere la salvezza?

“Il Cagliari negli ultimi due campionati mi ha molto deluso dal punto di vista del gioco e dei risultati. I rossoblù fanno fatica. Anche quest’anno c’è grande preoccupazione per la permanenza in Serie A. La tempesta sembrava passata, invece la squadra è incappata nuovamente in una serie di risultati negativi. Fortunatamente anche club come Venezia e Genoa hanno rallentato. Sarà difficile, ma mi auguro che il Cagliari possa ottenere la salvezza il prima possibile”.

Significativa la tua esperienza in Serie A con la maglia del Lecce. La salvezza arriva all’ultima giornata, decisivo un tuo gol al San Nicola contro il Bari. Un derby ricordato per l’autogol di Masiello e il successivo intervento della giustizia sportiva. Che ricordi hai di quella partita, che idea ti sei fatto riguardo quella vicenda?

“Dopo la vittoria nel derby contro il Bari siamo stati accolti da eroi a Lecce. Migliaia di persone festeggiarono la salvezza con noi in piazza. Una grandissima gioia, momenti indimenticabili. I fatti emersi successivamente mi hanno fatto male. È stato rovinato quanto di bello fatto in campo, con tanto impegno e dedizione. Inizialmente credevo in uno scherzo, in voci prive di fondamento. La verità è stata un duro colpo da digerire. Una vicenda che ha rovinato l’immagine e la reputazione del club. In tutto quel trambusto ha pagato solo il Lecce…”

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Dopo la retrocessione con il Novara, ritorni a Lecce in Serie C: una scelta di cuore? Come vedi i giallorossi nella lotta promozione per la Serie A?

“Dopo la retrocessione con il Novara, sono tornato a Lecce in Serie C per amore del club e della piazza. L’obiettivo era quello di riportare subito il club il più in alto possibile. Purtroppo, non ci siamo riusciti. Varie vicissitudini, come infortuni e squalifiche, e una gestione tecnica non all’altezza ci hanno limitato molto. Per me è una ferita ancora aperta.

Sono convinto che il Lecce possa ottenere la promozione in Serie A. La squadra è concreta, compatta e matura. Ho visto e commentato tante partite. I giallorossi mi hanno impressionato in positivo”.

Sei il secondo miglior marcatore straniero della Serie B, alle spalle di Granoche. Quanto ti rende orgoglioso questo risultato? A proposito di gol, ce n’è uno che ricordi con particolare piacere ed emozione?

“Sono molto orgoglioso di questo dato, è una statistica che mi ricordano spesso. A inizio carriera non l’avrei mai immaginato perché la Serie B è parecchio difficile. Confermarsi in un campionato del genere non è semplice. È un risultato che ricordo sempre con piacere. Il gol più emozionante? Ce ne sono tanti, probabilmente quello contro il Napoli nel 2009. Entrai dalla panchina e alla prima palla toccata siglai di testa il gol del 3-2 al 9o’. Lo stadio esplose, ricordo ancora il boato. Sfortunatamente il Napoli riuscì a pareggiare al 96′ con Bogliacino. Risultato a parte, fu una rete davvero emozionante”.

Il campionato di Serie A è particolarmente entusiasmante e combattuto. A tuo parere, chi la spunterà nella lotta scudetto?

“Pensavo che Napoli e Inter potessero mollare la presa, invece è il Milan a perdere punti per strada. La vittoria del Napoli a Bergamo è stata molto importante. Gli azzurri giocano sempre con immensa maturità ed hanno grande organizzazione in campo. C’è convinzione e consapevolezza di poter arrivare fino in fondo. Credo possa essere l’anno giusto per lo scudetto. Osimhen è e sarà fondamentale per il Napoli, lo preferisco a Vlahovic. Fa reparto da solo e mette in difficoltà ogni difensore”.

Quali sono i tuoi obiettivi per il futuro? 

“Collaboro già da qualche anno con il Muggiò, club di Promozione lombarda. Mi trovo bene, è una società ambiziosa. Faccio il direttore tecnico e lavoro con il settore giovanile. Da qualche mese alleno anche la squadra Juniores. Sto cercando di fare esperienza, mi piacerebbe continuare la carriera da allenatore. In futuro vorrei allenare nel settore giovanile di una squadra importante. La recente debacle con la Macedonia ci ricorda che in Italia bisogna ripartire necessariamente dai giovani”.

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