Vezio Benetti a SuperNews: “La Serie D è una categoria un po’ più consona al blasone del Livorno”

Pubblicato il autore: Giuseppe Livraghi


SuperNews
ha avuto il piacere di incontrare Vezio Benetti, poliedrico giornalista livornese emblema della labronicità, noto anche a livello nazionale per le sue telecronache della compagine calcistica amaranto.

Vezio, partiamo dal Livorno, che dopo essere risorto in Eccellenza è ora in Serie D: una categoria che sta leggermente stretta (più stretta che leggermente) alla compagine labronica.
«Se guardiamo il blasone e il seguito di pubblico, è indiscutibile che Livorno e il Livorno meritino di più, ma i noti problemi societari hanno visto il sodalizio amaranto scomparire dopo la retrocessione dalla Serie C, per poi risorgere in Eccellenza grazie all’impegno di Paolo Toccanfondi, che ha profuso denari e competenza».

Nell’estate 2013 la città labronica festeggiava la Serie A: ricordo benissimo tante bandiere amaranto appese alle finestre e ai balconi. Poi?
«Non possiamo negare che la gestione Spinelli abbia portato il Livorno a livelli eccellenti: la Serie B, la Serie A conquistata dopo un’attesa che durava da oltre mezzo secolo (cinquantacinque anni, per la precisione), la Coppa UEFA… C’era il timore che l’eventuale uscita di scena di quella storica dirigenza comportasse la fine di tutto: così è stato, seppur in maniera parziale, poiché il Livorno è risorto dalle proprie ceneri, in Eccellenza e con un’altra dirigenza».

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Eccellenza, un nome che sembra una beffa per una compagine abituata alla “vera” eccellenza (senza voler mancare di rispetto alle squadre affrontate nella stagione 2021-’22).
«Senza dubbio, ma in realtà era il Livorno a essere fuori posto, per i motivi che tutti conosciamo. E meno male, però, che è stato possibile esserci! Gli amaranto mancavano dall’Eccellenza dalla stagione 1991-’92: parecchio tempo».

I labronici hanno vinto il girone B dell’Eccellenza toscana, salvo poi mancare il salto in D nel triangolare di spareggio con le vincitrici degli altri due raggruppamenti, quindi fallendo agli spareggi nazionali. Giungendo comunque in quarta divisione per via del “fattaccio” Tau Altopascio-Figline, con la revoca della promozione agli ospiti, per illecito sportivo. Alcuni usano il termine “ripescaggio”, che non è propriamente corretto.
«Il presidente Toccafondi tiene (a mio avviso giustamente) a precisare che il Livorno non è propriamente stato ripescato: gli amaranto hanno vinto il loro girone, mancando poi la promozione diretta (anche) per via di ciò che è accaduto nella gara tra Tau Altopascio e Figline, che ha comportato il declassamento del Figline all’ultimo posto del triangolare. Declassamento, però, giunto dopo che il Livorno era stato costretto a giocare gli spareggi, poi persi ai tiri di rigore della finale con il Pomezia. La certezza del passaggio in Serie D è giunta a estate inoltrata, influendo non poco sull’allestimento della rosa 2022-’23. Circa il “fattaccio”, credo non ci sia nulla da aggiungere, poiché le riprese video sono eloquenti».

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I sostenitori amaranto possono consistere nel cosiddetto “dodicesimo uomo in campo”? Nella gara Livorno-Tau Altopascio la Curva Nord era piena, creando un ambiente da Serie B, se non addirittura da massima divisione.
«Dodicesimo uomo magari no, ma con un tifo così possiamo affermare che il Livorno parte con… mezzo giocatore in più».

Ora c’è la Serie D: l’Arezzo (altra squadra amaranto) è partito forte.
«Certo, ma il Livorno c’è: l’Arezzo capolista dista cinque lunghezze, ma c’è tempo per recuperare, a patto di restare concentrati».

Ti va di ricordare le tue telecronache che hanno fatto il giro d’Italia?
«Certamente! Furono cronache guidate dalla passione, ma comunque obiettive, poiché non mancarono critiche anche ai giocatori amaranto, se meritate. Ci misi anche un tocco d’ironia, ma senza mai mancare di rispetto, come dimostra il fatto che spesso i dirigenti delle compagini avversarie mi chiedevano le registrazioni di tali mie telecronache. Tuttavia, non intendo affermare che esse siano state migliori o peggiori di altre (più “seriose” o maggiormente “calde”): erano, semplicemente, diverse. Ovviamente sono felice d’aver raccontato le gesta del Livorno, come sono felice d’essere tuttora ricordato».

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Ricordato e stimato. Tanti giovani si avvicinarono al giornalismo anche grazie alle tue telecronache.
«Fa piacere».

Telecronache che tuttora effettui, sempre per Granducato TV.
«Sì, commento le gare del “mio” Livorno: le partite vanno in onda in differita sull’emittente livornese. Narro le gesta dei labronici con la solita passione, con la solita ironia e con il medesimo rispetto verso tutti: amaranto e avversari».

 

 

 

 

 

 

 

 

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