Mauro Suma a SuperNews: “Il giornalismo, il calcio, la mia passione per il Milan”

Pubblicato il autore: Giuseppe Livraghi


Quando si tratta del Milan, non ci si può esimere dal menzionare Mauro Suma, da ormai quasi quattro decenni “voce narrante” delle imprese milaniste. Il noto giornalista di fede rossonera ha concesso un’intervista a SuperNews, raccontando la sua carriera al seguito del “diavolo”.

Mauro Suma-Milan è un “binomio” ormai quasi quarantennale.

«Effettivamente è così. La mia carriera giornalistica iniziò nello scantinato di un mensile locale poco dopo il Mondiale di Spagna vinto dagli Azzurri nel 1982, poi dopo tanta gavetta e tanti campi dilettantistici lombardi inizia l’esperienza importante e fondamentale nella stagione 1984-’85 a La Notte (quotidiano milanese della sera) scrivendo articoli di calcio, curando le statistiche dalla Serie C alla Terza Categoria e presentando settimanalmente un Milan Club. Fu un’esperienza molto interessante, sia per il fatto di lavorare con una Redazione che poteva annoverare validi professionisti (tra i quali cito Bruno Longhi, Gigi Garanzini, Guido Lajolo e Gianfranco Teotino) sia per la precisione necessaria: a quei tempi, infatti, non esistevano né internet né le applicazioni, quindi il reperire i risultati consisteva in un compito assi complicato ma, come detto, molto formante. Nel 1985 passai a Forza Milan, occupandomi di scrivere un bollettino sul settore giovanile rossonero, con tutti i risultati e le statistiche delle varie formazioni: in sostanza, consistetti nell’addetto stampa delle giovanili milaniste. Credo sia facile immaginare l’emozione che un giovane cronista possa provare a entrare a Milanello, la “casa” dei propri beniamini. Nel 1986 intervistai i primi acquisti dell’era Berlusconi, nel 1988 (prima di un Ascoli-Milan, quello del famoso inchino di Ruud Gullit al compianto arbitro Werther Cornieti) ebbe luogo una mia intervista ad Ancelotti, in riferimento a una maglia da gioco disegnata da sua moglie. Possiamo affermare che la mia carriera prese il via nel periodo tra due epoche del Milan: quella di Farina e quella luminosa della gestione Berlusconi».

Leggi anche:  Brutta tegola per Inzaghi, l'attaccante salterà il derby

Qualche anno dopo seguì il Milan quale direttore dell’emittente televisiva ufficiale milanista.

«Vero. Il percorso che mi portò a Milan Channel ebbe inizio nel 1998, ai tempi della mia collaborazione con Telenova e (da direttore) con una radio d’informazione locale di Milano: in quel periodo, il produttore Gianni Paolella mi contattò proponendomi di collaborare con il canale italiano di Eurosport, effettuando telecronache di tutti i tipi. Ovviamente accettai, anche perché il direttore era Bruno Bogarelli, un sorta di chiusura del cerchio, visto che nel corso del suo lavoro il mio caro papà lo aveva conosciuto anni prima e ne era rimasto entusiasta. Nel novembre 1999 venni incaricato di dirigere i nascenti canali televisivi tematici di Milan, Inter e Juventus: in seguito, per vari motivi, ebbe vita (nel dicembre 1999) solamente quello milanista, denominato Milan Channel, del quale fui caporedattore e successivamente direttore (il canale divenne una testata giornalistica nel giugno 2000)».

L’idea del canale tematico milanista vide tra i fautori Adriano Galliani in persona.

«Esatto. Ricordo bene le sue parole: “Vogliamo trasmettere emozioni”. Credo che ciò venne effettivamente fatto: raccontammo le gesta della squadra, dando supporto ai ragazzi senza mai essere invadenti. Il battesimo avvenne con una breve “riunione” in cui mi tremavano le gambe, con Maldini, Costacurta e Albertini. Una riunione volante (perché il cuore dello spogliatoio voleva capire cosa stavamo per fare) sul treno che ci portava a Bologna al MotorShow cui era stato invitato il Milan, Pochi minuti ma intensi, un patto di rispetto e reciproca collaborazione. In seguito ci fu un solo piccolo problema con gli inviati a Milanello: i giocatori erano aperti e disponibili, ma solo con reporter dediti esclusivamente all’attività del canale tematico ufficiale, senza avere collaborazioni con altri quotidiani (cosa che li avrebbe resi meno liberi di esprimersi). Superato un caso singolo di impasse, tutti i nostri inviati furono discreti, professionali, conoscendo benissimo il limite oltre il quale non andare. All’inizio, ben pochi “addetti ai lavori” credevano nel progetto, prevedendo una veloce chiusura: noi, invece, ci credevamo e infatti nel gennaio 2000 toccammo già quota 10mila abbonati. Nel 2001 ci furono dei problemi a causa della pirateria, ma nell’ottobre 2003 giungemmo addirittura a 50mila. Tutto andò bene fino al 2009, poi la nascita di Sky Sport 24 coprì fatalmente qualche nostro spazio: Milan Channel nel giugno 2016, dopo diciassette anni storici di premiata attività, andò verso una fase nuova della sua evoluzione».

Relativamente a Milan Channel ci furono degli eventi particolari degni di venir menzionati?

Leggi anche:  Serie A, dove vedere Inter-Milan streaming live e diretta TV: Sky o DAZN?

«Ci furono parecchi eventi particolari. A testimonianza di quanto l’emittente fosse considerata importante da parte dei sostenitori milanisti, mi ricordo che ai tempi della ventilata (ma mai avvenuta, come sappiamo) cessione di Kakà al Manchester City perdemmo ben 5mila abbonati, che a mio parere vollero con tale scelta esternare una sorta di protesta verso tale eventualità, quindi verso la società rossonera. Il feeling con il canale era così importante che disdire l’abbonamento diventava per i tifosi un’importante scelta di dissenso. Eravamo nel febbraio 2009. Ci fu, poi, un rimbalzo in occasione dell’ingaggio di Ibrahimovic, nel 2010. E qui posso narrare un altro fatto».

Prego.

«Ricordo benissimo la lunga diretta televisiva per l’ingaggio di Ibra dal Barcellona. C’era il telegiornale, dovevamo in teoria stare in onda dodici-tredici minuti e invece con Benedetta Radaelli al centro dello studio riuscimmo a coprire dialogando una diretta di due ore e mezza. In teoria lo si potrebbe ritenere un fatto normale, ma in realtà non fu così. Il motivo? Semplice: il modo in cui demmo la notizia, in quanto il giocatore era in diretta telefonica con me e io lo ero con l’emittente. Fu un bel lavoro di squadra, poiché anche dallo studio furono bravi a gestire la trasmissione, in attesa della conferma dell’avvenuto ingaggio. E a dimostrazione della bravura del gruppo, sottolineo il fatto che il canale, durante la sua esistenza, consentì a ben dodici suoi collaboratori di diventare giornalisti professionisti, partecipando all’Esame di Stato».

Leggi anche:  Inter, situazione difesa: Skriniar resta titolare? E intanto Becao...

Ora esiste Milan TV.

«Esatto: anche se oggi il Club Channel non è più un prodotto singolo, ma affiancato da una piattaforma digitale di primordine. Ci sono social attivissimi sul piano live come Twitch, ci sono i Podcast, i contenuti speciali per la membership di YouTube, ci sono molti altri prodotti confezionati dalla Redazione della Milan Media House… un ventaglio di offerte e di contenuti davvero molto ampio».

Sempre con una passione a tinte rossonere?

«Assolutamente sì. Sempre con passione e professionalità, raccontando e trasmettendo emozioni».

  •   
  •  
  •  
  •  
Tags: