Mondiali: Emiliano Martinez e la “lotta psicologica” durante i tiri di rigore della finale

Pubblicato il autore: Giuseppe Livraghi


La recente finale del Mondiale ha visto tra i principali protagonisti l’estremo difensore argentino Emiliano “El Dibu” Martinez, autore (tra l’altro) di una straordinaria parata di piede al 123’ su un destro ravvicinato di Kolo Muani e bravo nel togliere serenità ai tiratori transalpini nella “lotteria dei rigori” (parandone uno). Alcuni hanno arricciato il naso circa il comportamento del portiere sudamericano durante la serie dei tiri dal dischetto, che lo hanno visto “accogliere” i tiratori transalpini e ballare sulla linea di porta, con il chiaro intento di deconcentrare i rigoristi: un comportamento magari non elegantissimo, ma affatto irregolare ed esempio di grande forza psicologica.

I rigori? Un fatto più cerebrale che tecnico


Infatti, come è noto, i rigori sono un fatto più cerebrale che tecnico, ove la freddezza conta forse più della classe: quando si arriva sul dischetto se non si è freddi le gambe tremano, la porta sembra piccola, il pallone grande e il portiere un colosso. Portiere che, beninteso, ha ben poco da perdere: se para è un eroe, altrimenti non gli si può imputare assolutamente alcuna colpa.

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Tutto entro i limiti del regolamento


Martinez ha perseguito l’interesse della propria nazionale, cercando (anche restando ai limiti del regolamento, ma non oltre) di far perdere lucidità agli avversari durante la serie dei tiri dal dischetto: il semplice fatto che l’arbitro non l’abbia ammonito significa che egli non era affatto dalla parte del torto. In sostanza, “El Dibu” ha vinto la “lotta psicologica” contro i tiratori francesi, contribuendo a riportare l’Argentina in cima al mondo dopo ben trentasei anni d’attesa.

Grobbelaar e Dudek


Quali esempi di portieri che giocarono sulla psicologia, menzioniamo Bruce Grobbelaar e Jerzy Dudek: deconcentrando i tiratori avversari mediante dei buffi balletti, ambedue consentirono agli inglesi del Liverpool di laureasi campioni d’Europa prevalendo ai tiri di rigore rispettivamente sulla Roma nella finale della Coppa dei Campioni 1983-’84 e sul Milan nell’epilogo della Champions League 2004-’05.

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Martinez e Machiavelli


Forse Martinez ha letto Niccolò Machiavelli, il quale affermava che “il fine giustifica i mezzi”. Pur di conseguire il massimo titolo per nazionali, il portiere argentino si è comportato in maniera poco elegante, ma dunque “la domanda sorge spontanea” (come affermerebbe il buon Antonio Lubrano): al posto del “Dibu”, voi non avreste agito in maniera simile pur di vincere il Mondiale?

L’esultanza durante la premiazione


Consiste, invece, senza dubbio in un gesto poco adeguato l’esultanza del portiere biancoceleste durante la premiazione, comunque riconducibile alla comprensibile emozione relativa al raggiungimento di un grande traguardo.

 

 

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