Roma, meglio essere brutti che sfortunati

ROTTERDAM - Ogni volta che entro in uno stadio, durante il mio peregrinare al seguito della Roma, ho una liturgia tutta mia da rispettare: prima ancora di individuare la postazione assegnatami, faccio una foto al settore ospiti. Quello dei tifosi giallorossi, in genere, si distingue sempre per calore, rumore e presenza. Questo gesto di fotografarli mi fa entrare in clima partita e, soprattutto, mi fa sentire meno solo.

Al de Kuip di Rotterdam, invece, appena metto piede, capisco di essere in terra nemica perché non c’è nessun settore da immortalare. È un tripudio biancorosso. Un tifo caldissimo e assetato di vendetta, che senza dubbio può condizionare la partita.

Un peccato non avere i tifosi al seguito, soprattutto perché è tutta colpa “nostra”. La decisione arrivata dalla Uefa è infatti solo l’ultimo tassello dell’effetto domino causato dal Viminale.

Una scelta - quella nostrana - che dimostra tutta l’inadeguatezza delle autorità italiane nel gestire eventi di questa portata. E che comunque non può impedire ai tifosi olandesi di arrivare ugualmente a Roma. Troppo difficile organizzare un piano sicurezza? Sembra proprio di sì.

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La partita del de Kuip

Parentesi politica archiviata, dopo il calcio di inizio i primi segnali negativi arrivano con Dybala che chiede il cambio al 26esimo. La Roma con l’uscita di scena della Joya è per dieci undicesimi quella della scorsa stagione e per otto undicesimi quella scesa in campo a Tirana nella finale di Conference. Dall’altra parte il tecnico Slot, invece, ha una squadra quasi nuova con superstiti del match albanese il capitano Kocku, Bijlow, Geertruida e Trainer.

Una squadra totalmente rivoluzionata ma capace di segnare 98 goal in stagione con solo 4 sconfitte subite su 40 match.

I numeri non sembrano bastare perché gli uomini di Mou non solo tengono bene il campo ma sul finale del primo tempo hanno anche l’occasione per mettere a tacere, ancora una volta il popolo biancorosso, che negli spalti si diverte lanciando gonfiabili.
Pellegrini però dagli undici metri sbaglia, per la seconda volta in stagione.

La squadra di casa, incoraggiata dall’errore dal dischetto, inizia la ripresa riversandosi nella metà campo giallorossa e trova la rete della vittoria con una delle due sole conclusioni verso la porta di Rui Patricio. Un tiro beffardo, di Wieffer, da fuori area che rimbalza per ben due volte a terra prima di insaccarsi alle spalle del portoghese.

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Il goal risveglia i giallorossi che più volte vanno vicino al pari ma la sfortuna sembra essere dalla loro parte. Il doppio legno di Ibanez sugli sviluppi di un corner con palla non entrata per qualche centimetro ancora grida vendetta. Nella lista da rivendicare alla malasorte, infine, c’è anche l’infortunio di Abraham alla spalla.

Nonostante il forcing finale finisce 1 a 0 per il Feyenoord. C’è comunque un secondo tempo tutto da giocare in Italia come ha ricordato Mourinho in conferenza stampa ad un collega locale che cercava di ironizzare sulla vendetta compiuta da Slot.

Se giochi bene, perdi…

Il risultato è stato bugiardo, la squadra giallorossa ha tanto da recriminare perché ha giocato molto bene, dominando per larghi tratti. È mancato solo il goal, o per meglio dire l’attaccante.

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È il leit-motiv stagionale dei giallorossi: arriva puntualmente la sconfitta quando la prestazione dovrebbe portarti in dote 3 punti. Come è successo contro Atalanta, Napoli, Betis e Salisburgo. A questo punto conviene giocare male - come dice Cassano - ma portare a casa i 3 punti.

Comunque il bicchiere è mezzo pieno. Dodici mesi fa la Roma tornava da una trasferta olandese, quella di Arnhem, con il risultato (0-1 firmato Oliveira) come unica nota positiva. Oggi, le cose si sono invertite: è arrivato un ko ma il gruppo giallorosso è consapevole dei propri mezzi. C’è un secondo tempo da giocare con il calore dell’Olimpico a favore: al netto degli infortuni, sembrano esserci tutti i presupposti per ribaltare il risultato del de Kuip e conquistare la quarta semifinale europea nelle ultime sei stagioni. Checché se ne dica un traguardo che vale molto di più di prestazioni poco convincenti o brutte. Alla fine, come dice Mou, il gioco del calcio è semplice: vince chi segna più goal.