Intervista esclusiva a Salvatore Aronica: "Napoli, problemi in difesa? Non dipendono dalla partenza di Kim. Raspadori non all'altezza per il dopo Osimhen. Champions ancora possibile"

In esclusiva ai nostri microfoni è intervenuto l'ex calciatore, di ruolo difensore, Salvatore Aronica. Il classe 1978, perno del Napoli di Mazzarri, si è affermato in massima serie anche con le maglie di Messina, Reggina e Palermo. Ecco le sue dichiarazioni.

In esclusiva ai nostri microfoni è intervenuto l'ex calciatore, di ruolo difensore, Salvatore Aronica. Il classe 1978, cresciuto tra le fila del Bagheria, dopo una breve esperienza alla Juventus, si è affermato ad alti livelli in massima serie con le maglie di Messina, Reggina, Palermo e Napoli. In azzurro, sotto la guida tecnica di Walter Mazzarri, ha disputato da protagonista anche l'Europa League e la Champions League tra il 2010 e il 2013. Ecco le dichiarazioni rilasciate ai nostri microfoni.

Con Calzona si è visto un Napoli leggermente in ripresa rispetto al trend negativo degli ultimi mesi. La qualificazione in Champions rappresenta ancora un obiettivo concreto per gli azzurri?

"Con Calzona il Napoli ha ripreso a giocare. I giocatori sono stati motivati e anche responsabilizzati dopo i precedenti due esoneri. Si vede una squadra organizzata, che sta lottando e che finalmente sta ottenendo risultati piuttosto positivi rispetto a qualche tempo fa. L'obiettivo deve essere sicuramente quello di raggiungere la qualificazione alle coppe europee. Arrivare in Champions è difficile, ma non impossibile. L'Europa League chiaramente è più a portata di mano. Un Napoli fuori da tutte le coppe sarebbe, invece, un vero e proprio fallimento. Molto passa anche dalla prossima partita di campionato contro l'Atalanta. Sarà una sfida spettacolare, tra due squadre di qualità e di grande tecnica. Il Napoli dovrà fare risultato per mettere pressione alla squadre che la precedono".

Hai vissuto diverse stagioni sotto la guida tecnica di Mazzarri al Napoli, quali sono i motivi del flop legato al suo ritorno sulla panchina partenopea?

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"Quando si subentra non è mai semplice. Soprattutto in una situazione di emergenza e di totale sfiducia come quella vissuta dal Napoli in quel momento. Incidere da subito, portando i propri concetti e i propri principi di gioco, non è scontato. La società aveva scelto Mazzarri come traghettatore, con la consapevolezza che si trattasse ormai di un anno di transizione, richiamarlo non credo sia stato un errore. Il vero fallimento dal punto di vista della guida tecnica c'è stato in precedenza con Garcia. In ogni caso, ritengo che i calciatori abbiano grosse responsabilità: nel bene o nel male i veri protagonisti sono loro. I risultati non sono arrivati e giustamente, come succede nel mondo del calcio, ha pagato Mazzarri per tutti. L'esonero è stata comunque la scelta giusta per invertire la tendenza negativa".

De Laurentiis si è mostrato particolarmente teso negli ultimi tempi, qual è la causa principale del malumore del presidente a tuo parere?

"Aver perso allenatore e direttore sportivo all'indomani di uno scudetto atteso trent'anni testimonia il fatto che la programmazione da parte della società non sia stata all'altezza. Il nervosismo è dettato dai risultati altalenanti e dalla frustrazione del momento. Si tratta di reazioni a caldo sulle quali il presidente dovrebbe esercitare comunque un maggiore controllo".

Quest'anno è mancata soprattutto la solidità difensiva vista nella passata stagione. Da ex difensore cosa ne pensi di questo calo di rendimento dell'intero reparto?

"Ritengo che le evidenti problematiche difensive di questa stagione non siano legate al singolo, come può essere la partenza di Kim in estate. C'è stato un evidente calo da parte di tutti, la retroguardia risente delle prestazioni spesso insufficienti degli esterni e dei centrocampisti in particolare. Si pensi, ad esempio, allo scarso rendimento di Anguissa e Di Lorenzo. Il Napoli lo scorso anno si è compattato alla grande ed ha giocato da gruppo vero, quest'anno il mancato affiatamento ha inciso soprattutto sulla stabilità difensiva della squadra. La partenza di Kim, come quella di Koulibaly l'anno prima, ha inciso soltanto in maniera marginale. Il problema è da ricercarsi nelle performance dell'intero gruppo".

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Negli ultimi giorni tiene banco il caso legato all'episodio di razzismo di Acerbi nei riguardi di Juan Jesus, che idea ti sei fatto a proposito?

"Gli atti di razzismo sono davvero deplorevoli. Se le accuse nei riguardi di Acerbi fossero confermate è giusto che il difensore vada incontro a una lunga squalifica. I momenti concitati della partita non possono rappresentare un'attenuante. Il calcio è seguito soprattutto da giovanissimi, bisogna dare il giusto esempio alle nuove generazioni. Una stangata forse farebbe aprire gli occhi a molti. Ho letto le dichiarazioni di Juan Jesus, sicuramente da parte di Acerbi c'è stata qualche parola di troppo. Gli organi competenti prenderanno la decisione più giusta".

A prescindere dai risultati, sembra difficile una permanenza di Calzona sulla panchina del Napoli anche nelle prossima stagione. Su quale allenatore punteresti per il futuro? Sarri può rappresentare una suggestione per gli azzurri?

"Dopo le recenti dichiarazioni di De Laurentiis non credo Sarri possa rappresentare una soluzione concreta per il futuro del Napoli. Certo, sarebbe davvero una bella suggestione il suo ritorno, ma la vedo dura. Fossi nella dirigenza azzurra punterei su un profilo giovane, come Thiago Motta o Italiano. Entrambi stanno facendo benissimo alla guida dei rispettivi club e farebbero sicuramente al caso del Napoli. Un nome di spessore, un profilo di sicuro affidamento, invece, è quello di Antonio Conte, che risponde sicuramente alle ambizioni del club e ai sogni dei tifosi".

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A proposito di addii, sembra molto probabile quello di Osimhen a fine stagione. Raspadori potrebbe sostituire il nigeriano come punta titolare di questo Napoli?

"L'esperienza di Osimhen a Napoli credo sia ormai agli sgoccioli. Raspadori, per caratteristiche tecniche e fisiche, non penso potrà fungere da suo sostituto. Ha chiaramente delle qualità, ma in questi anni al Napoli ha vissuto sempre un ruolo di secondo piano. In caso di partenza del nigeriano la società deve investire e ripartire da un top player, Raspadori purtroppo non lo è. Poi, se le intenzioni sono quelle di abbassare l'asticella e di fare campionati al di sotto delle aspettative, allora si potrebbe puntare anche sulla punta della Nazionale, senza intervenire in maniera decisa sul mercato".

In ottica campionato, sembra ormai scontata la vittoria dell'Inter. La stagione dei nerazzurri può essere paragonata a quella del Napoli dello scorso anno?

"L'Inter, assieme a Milan, Juventus e Napoli, ai nastri di partenza era tra le favorite per la vittoria finale. Si tratta di una squadra che ha dimostrato grande equilibrio, forza e determinazione. Certo, in molti aspetti ricorda sicuramente il Napoli dello scorso anno, soprattutto per la qualità del gioco e per la capacità di surclassare gli avversari. Ormai non ci sono dubbi sulla vittoria dello scudetto da parte dei nerazzurri".