Fiorentina, la terza finale persa: i motivi alla base di questo insuccesso

In quest'articolo proviamo a raccontare i motivi di un triennio finito male per la Fiorentina, con la terza finale persa sue tre disputate. Conquistare tre finali in due stagioni è un dato oggettivamente positivo, come lo è in negativo il non esser riusciti a trasformarlo in qualcosa di più concreto.

Finisce probabilmente un ciclo alla Fiorentina tutt'altro che negativo, il quale purtroppo, però, non può definirsi vincente.

Il terzo, il quarto e il quinto anno di gestione Commisso sono stati caratterizzati dalla scelta di Vincenzo Italiano come tecnico. L’allenatore, nato in Germania, ha portato tante cose positive, ma non è mai riuscito ad incidere in maniera decisiva. Forse, la più grossa dichiarazione del suo fallimento l’ha data proprio ieri sera, quando ha mandato in campo una squadra con dei principi opposti a quelli che aveva cercato di inculcare nei tre anni del suo interregno.

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Dal pressing asfissiante in tutte le zone del campo, dalla difesa alta, dal gioco palla a terra, si è passati ad una difesa molto più bassa del solito, zero pressing ed una serie enorme di lanci lunghi che mai si era vista prima. Sono stati (intesi come passaggi alti in verticale che coprono una distanza maggiore di quindici metri) addirittura 143, secondo i dati registrati da Opta, nella gara contro l’Olympiakos.

Una costante della Fiorentina degli ultimi tre anni che invece si è confermata è quella di aver creato almeno tre nitide palle goal, senza riuscire a trasformarle in rete. Di certo le scelte della dirigenza sui centravanti del post Vlahovic di questi anni non si sono rivelate azzeccate. Così come la mancanza di un esterno in rosa più forte di Ikoné e Kouamé (che poi esterno non è) rappresenta una colpa oggettiva.

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Ma per vincere ieri, la rosa attuale bastava ed avanzava. Di certo delle tre finali perse, quella contro i greci era la più facile: osservando tutti i dati economici e tecnici delle due contendenti, infatti, la compagine di Italiano era sulla carta sensibilmente più forte degli avversari.

Ora Commisso dovrà dire alla città di Firenze ed a tutti i tifosi viola sparsi nel Mondo cosa vuole fare “da grande”, dal momento che non ha più il suo fidatissimo Barone a seguire la Fiorentina. Scelta di un nuovo manager, vendita, ridimensionamento, rilancio delle ambizioni? Ce ne accorgeremo a partire dai prossimi giorni, quando verrà scelto anche il nuovo allenatore (pare sarà Palladino). Il tutto, però, dopo che Italiano e il patron gigliato si saranno confrontati una seconda volta su presente e potenziale futuro.

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Chiosa sul rimpianto più grosso della partita di ieri. Beltran non è una prima punta, ma da solo vale di più che Belotti e Nzola messi insieme. Perché allora inserirlo solo nel secondo tempo supplementare e completamente fuori ruolo?