Intervista esclusiva a Martina Angelini: "Italia, con l'Inghilterra non è impossibile. Girelli come Cristiano Ronaldo. La svolta per il movimento potrebbe essere..."

Abbiamo avuto il piacere di intervistare in esclusiva la giornalista sportiva Martina Angelini, voce del calcio femminile, per commentare il fantastico momento delle Azzurre in questo Europeo alla viglia di Italia-Inghilterra. Ecco le sue parole ai nostri microfoni.

La redazione ha avuto il piacere di intervistare Martina Angelini, celebre giornalista sportiva e telecronista del calcio femminile per varie emittenti, per parlare del momento dell'Italia femminile ora che la semifinale con l'Inghilterra è alle porte. Ecco le sue parole ai nostri microfoni.

Ti aspettavi un europeo di così alto livello da parte delle nostre Azzurre?

Non me lo aspettavo, ma lo credevo possibile: ho visto il clima, l'umore di questi ultimi periodi. Ho visto una Nazionale che, in questi ultimi anni, ha smesso di avere timore reverenziale verso le altre squadre, che non è più scesa in campo battuta. Ci sono stati dei momenti, in passato, dove partivamo a terra già prima di entrare: invece ultimamente abbiamo battuto la Spagna, la Germania in amichevole. Le ragazze sono, quindi, arrivate a questo appuntamento con maggiore serenità. Una serenità che, peraltro, per me è anche frutto del passaggio al professionismo: non siamo più le "povere dilettanti", entriamo in campo con una mentalità diversa. Un buon colpo di fortuna, poi, è stato quello di non finire in un girone impossibile: era alla nostra portata, non era un "girone della morte". Vederci in semifinale, però, non era così scontato.

Dunque, con questi presupposti, pensi che riusciremo ad arrivare in finale oppure l’Inghilterra campione in carica è un ostacolo troppo grande?

Non è impossibile, ad oggi solo la Spagna è ingiocabile. Le inglesi hanno alcuni limiti: tre anni fa non prendevano gol, non sbagliavano nulla, mentre oggi qualcosa concedono. Se riusciamo a sfruttare i loro errori e facciamo la partita perfetta, si può sperare di batterle. Bisogna essere perfette tecnicamente: se giochiamo male tecnicamente è dura. Non è impossibile, insomma: è dura, ma bisogna crederci.

Un ruolo decisivo l'ha giocato, finora, Cristiana Girelli. Cosa rappresenta lei per questa Nazionale?

Ha indubbiamente la fortuna molta più visibilità di quanto non ne abbiano avuta, ad esempio, Patrizia Panico, Melania Gabbiadini o Carolina Morace. Però lei è la conferma di come il lavoro duro ripaga sempre: ha vissuto a 34 anni una delle migliori stagioni della sua carriera, e questo non è un aspetto indifferente. Ha lavorato tantissimo, ci ha messo tanto del suo: è un po' come Cristiano Ronaldo. Mentre Messi è nato baciato dal Dio del Calcio, CR7 ha sicuramente tanto talento, ma poi ha lavorato in maniera durissima per continuare a migliorarsi: Cristiana è così, come Ronaldo: non si è mai fermata per arrivare sempre al top.

Il calcio femminile si sta finalmente prendendo i riflettori in questo mesetto di Europeo: un risultato come quello che stanno ottenendo le nostre ragazze può cambiare la percezione che si ha, almeno in Italia, di questo sport?

Un processo del genere sembrava essersi già visto nel 2019: le ragazze arrivarono quarte al Mondiale, un sacco di attenzioni mediatiche, la copertura televisiva di Sky... poi è arrivata la brutta figura dell'Europeo del 2021, che ha ricacciato indietro il movimento del calcio femminile italiano. Anche perdendo domani, quella delle Azzurre è stata un'impresa: la speranza è che adesso arrivi un po' più di attenzione mediatica. Anzi, ti dirò: più che quest'ultimo aspetto, la vera crescita sarebbe quella di avere sempre più bambine che vogliono iscriversi a scuola calcio a settembre. Più bambine vuol dire livello più alto, perché cresce il bacino da cui attingere, è naturale: a quel punto, se sale il livello, crescerà anche l'attenzione mediatica. Ma deve essere una conseguenza, non sono una grande fan dell'attenzione mediatica "a prescindere": bisogna parlarne bene, delle cose.

In questo senso, credi che sia necessario qualche passo a livello di politica dello sport per accelerare questo processo in Italia?

Questo processo si sta già facendo. Da un lato è vero che si sta parlando, ultimamente, del divario tra Serie A e serie minori, del fatto che ci sia questo divario. Certo, è vero, ma ci vuole tempo: adesso le squadre in Serie A saranno dodici, il numero di tesserate sta crescendo. Ciò che davvero si dovrebbe fare, e sarebbe fondamentale, è ospitare un grande torneo qui in Italia. Il nostro Paese è candidato a ospitare il prossimo Europeo: questo è un passo importante della FIGC. Se la UEFA ci darà una mano, come ha fatto con la Svizzera, può essere la svolta. Poi, se non andrà bene, riproviamoci ancora!

Hai parlato di Serie A: per la prossima stagione, che campionato sta nascendo?

La Juve parte favorita perché non sta smobilitando: a parte Cantore, la Juve si sta muovendo bene. Idem l'Inter, che sta facendo i passi giusti sul mercato. La Roma è consapevole di aver chiuso un ciclo, ma non si è seduta: sembra pronta ad aprirne un altro: ha preso calciatrici interessanti, c'è un po' di ricambio generazionale. Io mi aspetto davvero un bel campionato: il fatto di essere saliti a 12 squadre non aumenterà il divario. Occhio, poi, a un aspetto: questo exploit della Nazionale potrebbe accendere un po' i riflettori sul nostro campionato. Chissà che non arrivino, magari, alcune delle top player internazionali: bisogna puntare sulle italiane, certo, ma ospitare qualche grande calciatrice farebbe bene al movimento.