ESCLUSIVA, Stefano Mondi de “La Ragione di Stato”: “Ci piace scrivere e inventare, Cantona il nostro mito estetico. Ogni città ha il proprio “Bar da Enzo”. Progetti? Qualcosa di nuovo succederà”

La redazione ha avuto il piacere di fare una chiacchierata con uno dei due fondatori della celebre pagina social "La Ragione di Stato": in esclusiva, Stefano Mondi ci ha parlato di come é nata l'idea di questo progetto, portato avanti insieme all'amico Matteo Santarelli, di quali contenuti la loro pagina si prefigge di veicolare e in quale modalitá e dei nuovi progetti in cantiere.

Più di 350 mila follower sui loro canali social, un italiano forbito al servizio del “grottesco” del calcio e di altre controverse vicende del nostro paese: “La Ragione di Stato” si è progressivamente conquistata la popolarità grazie al suo stile di scrittura inconfondibile, che miscela sapientemente ironia e attualità, “sciocchezze” e “doverosi off topic”, luoghi comuni e storie sconosciute. Abbiamo avuto il piacere di intervistare uno dei due fondatori della pagina, Stefano Mondi, per spiare dietro le quinte de “La Ragione di Stato” e conoscere meglio chi c’è alla guida di un progetto che non è identificabile solo con una ricercata ironia, ma anche con la profonda conoscenza, competenza e una grande passione per la scrittura. 

Ciao Stefano, è un piacere averti ai nostri microfoni. Come nasce l’idea di creare la pagina “La Ragione di Stato”? Il progetto ha avuto immediato successo o l’avete visto crescere nel tempo? Perché, secondo voi, la gente vi segue? E chi ancora non vi segue, perché dovrebbe iniziare a farlo?  

“Io e Matteo siamo amici di lunga data, ci conosciamo dalle elementari. L’idea è nata come una delle tante cose che nascono quando ci si conosce da tempo. Il seguito della pagina è cresciuto nel tempo, anche perché dietro non ci sono chissà quali investimenti o network, cresce e continua piano piano a farsi largo. Perché la gente ci segue? Non lo so. Noi facciamo ciò che ci piace fare: ogni riscontro positivo è sempre ben accetto. E anche se ciò che facciamo non piace, pazienza. Guardiamo avanti. 

Perché seguirci? Anche qui, non saprei, ma sicuramente abbiamo un modo distintivo di raccontare le cose, anche se non so se in bene o in male. Noi non siamo tecnici del gioco, non facciamo “meme”, non abbiamo skills artistiche: a noi piace scrivere, dunque scriviamo. Quindi, se la gente vuole investire del tempo nel leggere delle cose, noi scriviamo un po’ di più. Magari è una lettura diversa rispetto a quella di siti come “Ultimo Uomo”, gestita da giornalisti “veri” e competenti, però se qualcuno vuole leggere di calcio o di altro senza scendere troppo nel tecnico, può seguire noi. Sempre con molta leggerezza”. 

Parlate tanto di calcio e di Serie A: posso chiedervi la squadra per cui tifate? Oltre al calcio, seguite con interesse altri sport?

“Mi dispiace, ma non riveliamo la nostra fede calcistica. È difficile, personalmente, che ci sia uno sport che io non segua: amo il tennis, ma mi piace anche il basket, il ciclismo, la formula uno, seguo un po’ tutti gli sport. E allora perché parliamo di calcio? Perché forse ci piace farlo, o forse perché è più facile? Non lo so, ma tutto è nato così e preferiamo mantenere questo core business. Ogni tanto scriviamo di altro, ma con parsimonia”. 

In queste prime partite di campionato chi vi ha convinto maggiormente? Ci sono giá dei “beniamini”? E chi sono, secondo voi, le tre squadre che lotteranno per lo scudetto?

“Per il pronostico scudetto di solito tendiamo a indicare il club contrario a quello che realmente vorremmo. Le squadre che sembrano più attrezzate, comunque, si sono palesate. Come dicono quelli bravi: “il favorito” solitamente è il campione uscente. Ed effettivamente, in queste prime giornate, il Napoli ci è sembrato, insieme alle milanesi (Inter in particolare), il club meglio attrezzato. Poi, ovviamente, nel calcio le sorprese sono sempre dietro l’angolo.

Per ciò che riguarda i giocatori, il “sottobosco” calcistico è il mio preferito: preferisco alla comunicazione standard quella che va più a fondo, e raccontare le storie di giocatori un po’ meno conosciuti, quelle più particolari, i risultati che meno ti aspetti oppure costruire attorno a un qualcosa, che magari non ha nulla da raccontare, una storia. Ci piace soffermarci sulla punta del Verona o sul difensore della Cremonese piuttosto che sulle qualità dei vari Yildiz, Leao o Lautaro, abbastanza scontate anche per chi non è avvezzo al calcio”. 

La Ragione di Stato non “parla” soltanto del grottesco, ma a volte lo “crea”. In un’intervista del 2024 avete affermato che, in questo, “gli allenatori vi danno una mano”, perché “sono tra gli ultimi puri, con modi di fare vecchia maniera, e nel mondo del calcio di oggi rappresentano un cortocircuito rispetto ai giocatori che non dicono niente”. Quindi i tecnici del nostro campionato sono la fonte primaria della narrazione “grottesca”, anche più degli stessi giocatori?  

“Ci piace scrivere e inventare, e talvolta scrivere significa distorcere parzialmente o creare da zero la realtà. Pensare, ad esempio, a José Mourinho come un benzinaio di un determinato quartiere di Roma ci ha molto divertito. Ci è anche capitato di vedere al TG2 che descrivevano il portoghese proprio così: è stata una soddisfazione, perché vuol dire che quella storia, ovviamente stupida, è riuscita comunque a fare breccia.  

Il discorso sugli allenatori è in parte vero. Non che i giocatori non siano in grado di dare nulla, ma sono talmente esposti mediaticamente (e, dunque, costretti a centellinare ogni parola) che difficilmente usciranno fuori dal seminato. I tecnici, invece, hanno mediamente un’etá maggiore, un background culturale differente, in buona parte dei casi hanno vissuto un calcio diverso e non devono necessariamente badare al proprio profilo social. Questo fa sí che abbiano meno filtri e siano piú propensi a essere oggetto di narrazione, sia da un punto di vista mediatico che “mematico” (anche se il “meme” presuppone una parte grafica che noi non sappiamo creare, quindi meglio lasciarli a chi è piú bravo di noi).” 

Se poteste scegliere tre sportivi, di qualsiasi era, uno per intervistarlo, uno per ospitarlo nel vostro podcast “Tè Caldo” e uno per uscirci nel weekend, chi scegliereste e perché? 

“Dipende, ma per provenienza anagrafica, culturale e sportiva, diciamo che Cantona risulta la figura perfetta per tutti e tre i contesti. Per chi è nato in una certa epoca rappresenta un mito estetico, prima ancora che calcistico. Non è mai stato un personaggio comodo: difficilmente lo vedrai con Infantino a pubblicizzare i Mondiali 2030 in qualche posto discutibile. È una persona che si è tirata fuori da quel mondo e che rimane un personaggio dalla cifra estetica incredibile. Quindi, dico Cantona. Magari arriverà un’altra figura simile, tutto è possibile, ma credo che lui sia la risposta giusta, anche per il mio collega”.

Spesso si legge che il vostro podcast “Tè Caldo” va in onda “live dal Bar da Enzo”: ma questo “Bar da Enzo” esiste davvero?

“‘Enzo’ è un archetipo: ogni città ha il suo “Bar Enzo”. Enzo, secondo noi, è un titolo come quello papale: si passa di figura in figura. Il barista che succede al precedente sarà sempre “Enzo”, e le storie, all’interno di ogni Bar Enzo, si ripetono ciclicamente. Noi abbiamo il nostro, ma io credo che ogni città lo abbia. Si tratta di una dimensione di bar di provincia, che molte persone prima di noi hanno raccontato negli anni. È un po’ il ripetersi di una tradizione, delle storie di provincia italiana che fanno parte del background culturale di questo paese, raccontate con qualche dettaglio diverso. Ma in fondo è una 'vecchia canzone'”. 

Cosa vi piace del calcio moderno e di cosa, invece, fareste volentieri a meno?

“Beh, il gioco è quello che ancora ci piace, qualcosa che non potrà essere attaccato (credo) da tutte le correnti esterne che ruotano intorno al calcio. I 90 minuti e tutto ciò che c’è in campo resta sempre la parte più bella e nobile di questo gioco. Tutto ciò che gravita intorno, invece, sta progressivamente franando: le meta sovrastrutture che stanno intorno al gioco francamente ci interessano poco. Poi, quanto siano malvagie e sconvenienti, questo non sta noi a giudicarlo. Ma tutto quello che esce fuori dai 90 minuti va da un arcobaleno che parte da “ci interessa poco” a un “non ci interessa affatto”. Magari in questo arcobaleno ci siamo anche noi, probabilmente anche noi facciamo parte di quest’aura negativa intorno al pallone. Ma vedere che oggi, anche in piccola parte, l’interesse vada verso quella parte 'esterna' del calcio ci risulta difficile da digerire”. 

Sui vostri social trattate temi sportivi spesso in maniera goliardica e ironica, e talvolta veicolate, con i vostri “doverosi off topic”, anche notizie provenienti da altri ambiti, ma il velo di ironia rimane anche quando l’argomento affrontato è serio. La scelta di questo registro “nasconde” l’intento di avvicinare le persone, sempre meno avvezze alla lettura di notizie impegnative, anche ai temi più seri o è “soltanto” la vostra cifra stilistica?

“Essendo la scrittura ciò che realmente ci interessa, a volte approfittiamo dello spazio pubblico che abbiamo a disposizione e ci buttiamo su altro. Magari in uno specifico momento ci interessa dire, velatamente, ciò che pensiamo, ma credo che ci siano percorsi più adeguati per formare la propria opinione su un tema X o Y. Ogni tanto, però, ci sentiamo in dovere di scrivere qualcosa su un determinato argomento, uscendo dal confine calcio: viviamo un momento storico nel quale risulta sempre più difficile non dire nulla. Tuttavia, è difficile non dire nulla ma è altrettanto difficile veicolare ciò che si pensa con i giusti metodi e criteri”. 

Chi vi segue non può non conoscere la “Scala Mazzarri” e la sua funzione: oltre alle celebri affermazioni del tecnico toscano stesso, quali vi sentite di considerare da record? 

“Ci sono tanti campioni di quest’arte, che tuttavia non hanno la cifra stilistica del capostipite. Mi sento di dire che, a volte, il mister viene accostato a questa cosa anche in una maniera che non condividiamo totalmente. Mazzarri, ai nostri occhi, appare una persona davvero genuina, autentica, e in fondo tutto questo è un omaggio a quello che è e che ha fatto. Quindi, entrare in questo gioco qui deve essere una cosa goliardica. Ciò ovviamente non toglie che personaggi come Lotito, come le alte istituzioni del calcio italiano spesso e volentieri cadono talmente nel grottesco che è difficile rimanere impassibili. Ma Mazzarri, ovviamente, non è lontanamente paragonabile a queste figure”.  

Ci sono nuovi progetti in cantiere? Cosa vi augurate per il futuro de “La Ragione di Stato”? 

“Si, qualcosa di nuovo succederà, anche se non sappiamo bene ancora dove e come, ma credo che a breve ci dedicheremo anche ad altro. Per il futuro, ci auguriamo di continuare a fare quello che già facciamo, ovvero scrivere senza avere particolari problemi da parte di nessuno. Questo non deve necessariamente portare a qualcosa, però finchè ci divertiamo a farlo, ci piace continuare a farlo. Poi magari arriverà il momento in cui ci stancheremo e spariremo, e il mondo andrà avanti lo stesso, senza che si noti la differenza. Però, per adesso, continuiamo sulla nostra strada”. 

Ringraziamo Stefano Mondi per la piacevole chiacchierata e auguriamo il meglio a "La Ragione di Stato".