Intervista esclusiva a Mauro Bressan: "Non soltanto dalla squadra, la Fiorentina deve ripartire dalla dirigenza. La Roma può andare oltre, ma occorre qualche attaccante. Il Bari? Se continua così tra società e tifosi..."
Intervista esclusiva della nostra Redazione a Mauro Bressan. Cresciuto nelle giovanili del Montebelluna prima e in quello del Milan negli anni '90, viene ceduto al Perugia in Serie C1 nel 1991, tuttavia senza esordire in gare ufficiali; nello stesso anno è il Como ad acquistarlo, ottenendo con i lariani una promozione in Serie B nella stagione 1993/94, mentre in quella successiva esordisce in Serie A grazie al Foggia. Seguono esperienze tutte biennali in Cagliari, Bari e Fiorentina, quest'ultima contraddistinta dalla vittoria di una Coppa Italia. Ancora in massima serie con il Venezia, poi va al Genoa nel campionato cadetto, quindi nuovamente al Como. Conclude con il professionismo in Svizzera, prima al Lugano e poi al Chiasso.

Intervista esclusiva della nostra Redazione a Mauro Bressan. L'ex calciatore, nativo di Valdobbiadene, un comune in Provincia di Treviso, ha espresso il proprio parere su vari temi che riguardano la Serie A, con un focus su una delle squadre più chiacchierate, la Fiorentina. Non sono mancate osservazioni interessanti su altre sue ex del massimo campionato (Cagliari, Como e Genoa), oltre che sulla condizione del Bari allenato da Vincenzo Vivarini.
Mauro, grazie per aver accettato l'invito della nostra Redazione.
Nessuna vittoria in quindici gare di campionato, con l'ultima posizione in classifica che registra 6 punti. Chi sono i maggiori responsabili di questa condizione attuale della Fiorentina?
Quando si arriva a una situazione del genere, è giusto che le colpe vadano attribuite a tutti. Non c'è chi ne ha di più e chi meno, direi che ciascuno ha le proprie: dal presidente ai dirigenti, dai calciatori allo staff tecnico. Verrebbe più facile dire che le maggiori responsabilità siano dei giocatori, perché sono loro i protagonisti principali, ma è anche vero che una società non è composta soltanto da chi scende in campo. Se ne stanno sentendo di tutte, anche di chi avrebbe litigato con una certa violenza nello spogliatoio.
Di certo, dall'esterno non si possono vedere alcuni particolari, ma si sta vedendo un gruppo che non riesce più a giocare con un certo coraggio, pur mettendoci impegno. L'ultima partita contro il Verona è stata un po' la sintesi di questa parte di campionato, con dei limiti caratteriali e anche un po' di sfortuna. Fatto sta che alcuni protagonisti stanno avendo delle difficoltà in più rispetto agli altri: penso, in particolare, a De Gea, che si sta comportando al contrario dello scorso anno, e a Kean, che è riuscito a realizzare soltanto due gol.
Su undici che scendono in campo, sono in tre o quattro, al massimo, a impegnarsi, tra l'altro non esprimendo nemmeno al meglio il proprio potenziale. Sarebbe importante anche capire se ci sono state delle dinamiche di inizio stagione che hanno portato a una mancata coesione del gruppo, perché non si riesce a vedere quella voglia di lottare e di provarci insieme. Questo è l'aspetto che più preoccupa, sinceramente.
"Non ci riconosciamo più in questa proprietà e, pertanto, le nostre strade si dividono". Sono alcune delle parole espresse in un cominciato dell'Associazione Centro di Coordinamento Viola Club. Mauro Bressan è dalla parte dei tifosi o della società?
Le cose stanno andando male e viene facile manifestare tutto il proprio malcontento, ma è una situazione piuttosto complicata. Personalmente, sono dalla parte della Fiorentina, perché è importante che tutti pensino al club, sia la società che i tifosi. Commisso è un presidente che ha fatto tanto, ha speso tantissimo e i risultati si sono visti, ma, a un certo punto, qualcosa si è rotto nella dirigenza. Credo che una condizione del genere arrivi quando vengono a mancare delle persone navigate, dei professionisti di un certo carisma che possono dare davvero quel valore aggiunto.
Prima di pensare ad allestire la squadra, andava ricostruito un assetto societario che, purtroppo, si è indebolito di molto con la scomparsa di Joe Barone prima e con la partenza di Daniele Pradè poi; è come se si fosse bruscamente interrotta la continuità di un progetto dirigenziale che stava andando molto bene fino a pochi mesi fa, ma quando vengono meno gli equilibri della dirigenza, di riflesso, ne risente anche la squadra. Mi auguro che, da presidente, abbia ancora il desiderio di trovare nuove idee per portare la Fiorentina fuori da questa situazione.
Da ex della Fiorentina e da ex calciatore professionista, come si può uscire da una situazione come quella che sta vivendo il club viola?
È vero che la classifica dice che la Fiorentina ha ottenuto sei punti in quindici partite, ma è anche vero che mancano ancora ventitré partite da giocare. Calendario alla mano, c'è da dire che le prossime quattro partite diventeranno imprescindibili per poter pensare alla conquista di una salvezza, anche se quella contro il Verona era già una gara chiave per le sorti del campionato. Se s'iniziasse tutto daccapo a partire dalla prossima con l'Udinese, verrebbe da dire che ci sono a disposizione sia il tempo che i punti in palio per tentare il recupero; il problema, però, è quello che rappresenta oggi questa Fiorentina.
Fossi io nello spogliatoio con la squadra attuale, farei di tutto per parlare in faccia ad uno a uno e creare un fronte comune, anche perché la qualità della rosa non è affatto da ultimo posto in classifica. Stanno venendo fuori dei limiti caratteriali molto forti, perché quando s'inizia a inanellare una sequenza di risultati del genere aumenta la paura, quindi viene meno la sicurezza dei propri mezzi. Credo che ci siano buoni giocatori e, proprio per questo motivo, ciascuno deve dimostrare prima a sé stesso di non essere uno da "Serie B" e iniziare a tirare fuori tutta la voglia di riscattarsi che occorre più che mai in questo periodo.
"Non firmo per il 4° posto in campionato, ma sarei contento". Sono alcune delle dichiarazioni di Gian Piero Gasperini successive alla vittoria sul Como. Questa Roma fin dove può spingersi?
La Roma è stata devastante sotto tutti gli aspetti, a cominciare da quello atletico. Ha giocato contro uno degli avversari più in forma del campionato, oltre che di un certo spessore tecnico, e direi che c'è stata una superiorità generale, con tanta intensità di gioco e pressione costante sull'avversario; in sostanza, non ha fatto respirare il Como, il che è tutto dire. Grandi meriti vanno a Gasperini per il lavoro che sta facendo, perché la squadra segue il proprio allenatore con tanto entusiasmo. Se la società riuscirà a portare un paio di attaccanti a supporto della rosa attuale nel mercato di gennaio, credo che questa Roma potrà dare seriamente fastidio sia all'Inter che al Napoli, quelle più attrezzate per lo scudetto, anche se ritengo che la squadra di Chivu abbia un qualcosa in più.
Al Como di Cesc Fàbregas si può chiedere di più di quanto stia già facendo?
Il Como sta facendo un bellissimo campionato. Sta seguendo un processo di crescita molto accurato grazie a un allenatore che cura molto bene i dettagli e sa rendere al meglio tanti giovani, perché ha dei principi di gioco ben precisi e crede in quello che fa. Si sono viste prestazioni strabilianti ad altre meno, proprio perché si tratta di una squadra con tanti giovani che viaggiano sulle ali dell'emotività; hanno affrontato una squadra esperta e di qualità come la Roma, che non fa ragionare l'avversario, motivo per cui hanno avuto difficoltà nel mettere in pratica il gioco che sanno, facendo qualche giocata con palla lunga che non avviene mai e, soprattutto, senza avere il tempo di accorciare.
Malgrado il risultato, penso che Fàbregas possa ritenersi ampiamente soddisfatto della squadra, perché il passaggio di crescita avviene affrontando gli avversari più forti. Il Como avrà ancora tanto da dimostrare e sono sicuro che farà sognare ancora di più i propri tifosi.
Dopo la vittoria di Bologna, la Juventus può essere inserita tra le squadre in lotta per lo scudetto?
Senz'altro, la vedo in piena lotta per conquistare un posto in Champions League, ma non per lo scudetto. Ci sono delle squadre più attrezzate della Juventus e ritengo che l'Inter sia quella favorita per vincerlo, poi c'è il Napoli e anche la stessa Roma, se arriva qualche rinforzo in attacco a gennaio. C'è anche da dire che la squadra di Conte sta pagando qualcosa per via dei numerosi infortuni; delle difficoltà di troppo ci sono state, perché non ci sono stati gli opportuni ricambi e le partite da giocare sono state tante. Questo aspetto, alla lunga, potrebbe essere determinante in termini di risultati.
Quattordici punti sia per il Cagliari che il Genoa, due sue ex. Sì sarebbe aspettato di più da entrambe?
Il Genoa è partito molto male, ma la scelta di puntare su De Rossi è stata molto coraggiosa, oltre che giusta. Ha ottenuto subito dei buonissimi risultati, a parte quello nella partita contro l'Inter; si può tranquillamente perdere contro una squadra che mette in difficoltà qualsiasi avversario, ma è stato importante vedere la prestazione della squadra che ha tenuto il risultato in bilico fino alla fine; è uscita con onore dal campo e anche il pubblico ha apprezzato lo sforzo che la squadra ha fatto e sta facendo da diverse settimane. Penso che il Genoa possa salvarsi tranquillamente, potendosi togliere belle soddisfazioni anche con De Rossi.
Il Cagliari sta dimostrando grande tenacia, c'è un gruppo coeso e Pisacane sta tenendo benissimo in guardia i suoi in ogni partita; c'è anche della qualità, non soltanto corsa e forza fisica; si sono viste delle prestazioni di ottimo livello, basti pensare a quella contro la Roma, e nelle ultime giornate ha giocato contro avversari tra i più forti del campionato, senza mai sfigurare. Mi piace questo gruppo e, continuando come sta facendo, credo che potrà ambire a una salvezza con qualche giornata di anticipo.
Due punti nelle ultime cinque giornate di campionato. Che effetto fa vedere il Bari lontano dalla Serie A che manca dalla stagione 2010/11?
È triste vedere il Bari in queste condizioni da diversi anni, perché meriterebbe di essere in Serie A tra le grandi, ma temo che i tempi per una rinascita siano ancora piuttosto lunghi. Manca un connubio tra tutta la tifoseria e la proprietà e, finché sarà così, non si andrà da nessuna parte. Inutile anche parlare dell'aspetto tecnico della squadra, se resta una distanza così ampia tra la gente di Bari e questa società. Mi dispiace molto dirlo, ma se tutto resta così, non vedo spiragli.