Intervista esclusiva a Massimo Paganin: "L'Inter sta lavorando bene, non c'è un problema Lautaro. McTominay imprescindibile per il Napoli. La Fiorentina si tirerà fuori. Pavlović? Non credo che il Milan..."

Intervista esclusiva della nostra Redazione a Massimo Paganin, L'ex calciatore, cresciuto prima tra le file del Bassano Virtus, poi nella Primavera della Fiorentina per due stagioni, inizia la propria carriera da professionista nel 1989 in Serie B con la maglia della Reggiana; dopo una stagione al Brescia, approda all'Inter per quattro anni, con cui vinse la Coppa UEFA 1993/94. Significativa esperienza anche nel Bologna, per susseguire con quella all'Atalanta. Dopo una breve permanenza alla Sampdoria, conclude in Italia il proprio iter con il Vicenza, club della sua città natale.

Massimo Paganin

Intervista esclusiva della nostra Redazione a Massimo Paganin. L'ex calciatore, opinionista e commentatore per Mediaset, ha rilasciato le proprie opinioni a riguardo dell'inizio dell'attuale Serie A, in particolare sui club con cui ha contraddistinto la propria carriera, l'Inter e il Bologna. Considerazioni interessanti anche sulle compagini che occupano le posizioni di vertice della classifica, oltre che dire la propria sull'Atalanta di Raffaele Palladino e la Fiorentina di Paolo Vanoli.

Massimo, grazie per aver accettato l'invito della nostra Redazione.

Prima giornata del girone di ritorno contraddistinta dal 2-2 tra Inter e Napoli al "Giuseppe Meazza". Che partita è stata per te?

È stata una gran bella partita, perché ho visto tanta intensità e qualità di gioco da parte di entrambe. Da quello che si è visto in campo, al netto degli episodi, direi che il pareggio sia stato il risultato giusto. Si sono affrontate le due squadre più complete del campionato e sono arrivate a giocare questa partita dopo averne già disputate tante, quindi non era affatto facile tenere alti i ritmi per gran parte del tempo. Ci sono stati periodi nei quali è stata l'Inter ad avere il dominio del gioco e altri in cui lo aveva il Napoli. Sì è visto un bello spettacolo, caratterizzato dall'equilibrio.

Lautaro Martínez non è riuscito ad andare in rete contro le big della classifica: Milan, Napoli, Roma e Juventus. È un segnale preoccupante per il prosieguo?

No, assolutamente. Nell'arco di una stagione, ci sta che gli attaccanti possano vivere periodi di grande forma e altri in cui non sono al massimo della condizione psicofisica. Direi che Lautaro (Martínez, ndr) resta sempre un riferimento importantissimo, sia per l'Inter che per l'Argentina, perché è un calciatore di livello internazionale che ha sempre dato un grande contributo, anche quando non è stato al top; è cresciuto sempre di più, fino a diventare un leader grazie al suo carisma.

Non mi preoccupa che non sia riuscito a segnare contro le squadre che occupano i primi posti, perché lui, anche quando non fa goal, dà sempre il suo determinante apporto. Ci sarà ancora tantissimo da giocare, i conti vanno fatti sempre alla fine, ma lui è sempre riuscito a venire fuori dai periodi in sordina, perché ha grandissima personalità. Va tenuto sempre in campo e, soprattutto, non vedo un 'problema Lautaro'.

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Finora, l'Inter sta portando avanti quelle che erano le aspettative di inizio stagione oppure c'è stato qualche passo falso di troppo?

No, non credo ci siano passi falsi, anche perché l'Inter è la squadra che ha raggiunto più punti con le 'medio-piccole', a differenza delle altre contendenti che hanno fatto fatica. Per quel che si è visto fino a oggi, può darsi che abbia fatto un po' più di fatica negli scontri diretti, però i campionati non si vincono quasi mai aggiudicandosi soltanto gli scontri diretti; un esempio è quello del Milan che, specialmente in queste ultime settimane, ha perso qualche punto di troppo proprio contro alcune squadre che sono posizionate nella parte destra della classifica.

Chivu sta lavorando con la giusta mentalità, oltre a ottenere un buon bilanciamento tra le prestazioni e i risultati ottenuti.

Le assenze di André-Frank Anguissa e Kevin De Bruyne stanno rendendo Scott McTominay l'unico calciatore imprescindibile per questo Napoli?

Lo è già da tanto tempo, non soltanto in quest'ultimo periodo. Anche la scorsa stagione, è stato il miglior calciatore del nostro campionato, il centrocampista che ha segnato di più e ha contribuito tantissimo anche nella realizzazione di molti goal del Napoli. Le varie emergenze, determinate da assenze importanti, gli hanno consentito di spaziare ancora di più per trovare quella che è la collocazione più proficua in campo, com'è avvenuto contro l'Inter.

Senza Anguissa e De Bruyne, Conte ha dovuto rimodulare di molto quello che era il sistema di gioco creato con questi interpreti, ritrovandosi un McTominay 'box to box', come si suol dire, con caratteristiche importanti sul profilo fisico e con delle capacità nei tempi di inserimento che detengono in pochi al mondo. Anche con la presenza in campo di Anguissa e De Bruyne, lui sarebbe, ugualmente, imprescindibile per il Napoli.

Christian Chivu ha sostenuto che per lo scudetto non sarà soltanto un duello tra Inter e Napoli. In considerazione della classifica attuale, sei dello stesso parere?

Quella di Chivu può essere una considerazione condivisibile, perché la classifica dice che c'è sostanziale equilibrio tra le prime cinque, ma ritengo che Roma e Juventus abbiano qualcosa in meno rispetto al Napoli, così come il Milan, anche se quest'ultimo ha il vantaggio non da poco di disputare soltanto il campionato ed evitare anche la Coppa Italia, mentre Inter, Napoli e Juventus si troveranno tra ad affrontare il periodo cruciale della stagione, quello che porterà via tante energie dal punto di vista mentale. Da qui fino alla fine di febbraio potrebbero pagare dazio.

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La Roma conta di andare avanti in Europa League, quindi anche per Gasperini ci sarà da tenere conto di tante insidie e non sarà affatto facile gestire le forze dell'intera squadra. Tra quelle che occupano la parte alta della classifica, la più avvantaggiata resta il Milan, ma ritengo che Inter e Napoli siano le più forti per contendersi lo scudetto.

Reazione contro il Como nell'ultima di campionato a parte, come te lo spieghi l'andamento del Bologna delle settimane più recenti?

Non è affatto facile per il Bologna giocare in tutte le competizioni, anche perché sta attuando un processo di crescita molto delicato per abituarsi a dover competere a certi livelli. Sta avendo un calo fisiologico naturale, perché la squadra gioca a mille all'ora da tantissimo tempo, ma è stata ripagata con dei risultati strabilianti, come la vittoria della Coppa Italia della scorsa stagione e la partecipazione continua in Europa.

Proviene da un periodo molto intenso e non è così automatico giocare ogni tre giorni, tra l'altro con la pressione di dover vincere e dimostrare sempre di più. Credo ci sia stato un contraccolpo dal punto di vista psicologico dopo la finale della Supercoppa Italiana, ma è da ritenersi un processo naturale attraverso il quale tutti cresceranno ulteriormente, a cominciare dall'allenatore.

Anche se gli ultimi risultati non sono stati buonissimi, la squadra non ha perso la propria identità, perché le qualità di diversi singoli determineranno quella che sarà una pronta ripresa, a mio parere. Quest'ultimo periodo servirà per vedere un Bologna ancora più in crescita.

Troppo tardi per l'Atalanta pensare di andare a conquistare un posto utile per la qualificazione in Champions League?

No, anche perché l'Atalanta ha dato dimostrazione di saper fare cose importanti nel corso degli ultimi anni. Questo campionato è iniziato con dei cambiamenti che hanno, inevitabilmente, stravolto certi meccanismi, ma è rimasta una squadra insidiosa per qualsiasi avversario.

Ha delle avversarie che la precedono e sono ben strutturate, a cominciare da Roma e Juventus, includendo il Bologna, mentre non credo che dovrà fare la corsa anche sul Como, perché non credo che riuscirà a mantenere questi ritmi fino alla fine del campionato, sebbene Fàbregas stia conducendo un campionato strepitoso. Non sarà affatto facile, ma l'Atalanta ha ancora tante partite per tentare l'ennesima impresa sportiva.

La Fiorentina ha totalizzato più punti nelle ultime cinque giornate che nelle prime quindici di campionato. Ti saresti aspettato una reazione del genere, quando la squadra era ultima con 6 punti?

Personalmente, stavo soltanto aspettando quel momento determinante in cui la Fiorentina trovasse la capacità di reagire a uno dei periodi più difficili della sua storia. La prima vittoria in campionato, quella contro l'Udinese, ha scosso gli animi e tutti hanno preso consapevolezza delle proprie forze. C'è ancora tanto lavoro da fare e il percorso è lunghissimo, ma conosco bene Paolo Vanoli e so che avrà tanta determinazione per portare fuori dai problemi questa squadra.

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Credo che le qualità della Fiorentina siano da squadra di fascia medio-alta; è vero che quest'anno ha perso qualche giocatore importante e ha faticato a trovare il proprio equilibrio, ma la rosa dispone di diversi singoli di buon livello.

C'è un intero girone di ritorno davanti e, visti anche i risultati delle ultime settimane, direi che ha tutto il potenziale per tirarsi fuori dalle posizioni pericolose di classifica.

Cosa ne pensi dell'episodio che ha visto protagonista Strahinja Pavlović in Milan-Genoa?

La lealtà e il rispetto per gli avversari sul campo viene prima di ogni altra cosa, ben prima del risultato da raggiungere; non riguarda soltanto il calcio, ma è un qualcosa che dovrebbe appartenere ai professionisti di tutti gli sport. A certi livelli, si è responsabili specialmente nei confronti di chi sta fuori e guarda; questo di Pavlović è stato un cattivissimo espediente di cui un club del valore del Milan non ha assolutamente bisogno per portare a casa il risultato. Comprendo perfettamente la reazione di De Rossi. Anche io mi sarei arrabbiato, se fossi stato al suo posto.

Sì può già affermare che per il Vicenza di questa stagione c'è da attendere soltanto l'aritmetica per il ritorno in Serie B?

Ho giocato per un bel po' insieme a Fabio (Gallo, ndr), quindi lo conosco bene da tanto tempo. Sta consacrando un lavoro serio e meticoloso compiuto anche alla guida dell'Entella e sta tirando fuori tutto il potenziale di una squadra che era già stata preparata per fare il salto di categoria nella passata stagione. Il Vicenza ha scelto l'allenatore giusto e i risultati ottenuti ne sono la prova schiacciante.

Questa piazza sta aspettando da troppo tempo di tornare a giocare a certi livelli, ma quest'anno può essere davvero quello buono per la promozione; tutti sanno che manca ancora tantissimo, per cui, finché non ci sarà l'aritmetica, nessuno può sentirsi sicuro di aver già raggiunto il traguardo.

La qualità della rosa lascia soltanto pensare per il meglio, con l'intera città che vive per la sua squadra e non aspetta altro di lasciarsi alle spalle una Serie C che, francamente, sta strettissima a questa realtà. Bisogna soltanto continuare con questa determinazione, nell'attesa che possa arrivare, al più presto, il giorno più bello.