Intervista esclusiva a Delio Rossi: "Coppa Italia prioritaria per la Lazio. Al Bologna uno dei miei allenatori preferiti. Fiorentina? Testa soltanto al campionato, con l'aiuto dei tifosi. La soddisfazione più grande in carriera è stata..."

Intervista esclusiva della nostra Redazione a Delio Rossi. Una carriera da allenatore professionista iniziata nel 1993 con la Salernitana, squadra con cui ha conosciuto la prima delle tre promozioni in Serie A, per ripetersi con Lecce (2002/03) e Bologna (2015). Esperienze ulteriori con Atalanta, Fiorentina, Genoa, Pescara, Sampdoria, Ascoli e Foggia. Annovera nel proprio palmarès anche la vittoria di una Coppa Italia con la Lazio nel 2009, raggiungendo la sua seconda finale del torneo nazionale nel 2011 sulla panchina del Palermo.

L'allenatore, nativo di Rimini, ha espresso il proprio parere su vari temi che riguardano il campionato di Serie A, soffermandosi sulle condizioni di alcune sue ex, tra cui Lazio e Bologna; non sono mancate osservazioni interessanti anche su altri club dell'attuale cadetteria con cui ha condiviso le proprie esperienze in panchina (Palermo, Pescara e Sampdoria), oltre che riportare alcuni aneddoti vissuti ai tempi della Salernitana.

Delio, grazie per aver accettato l'invito della nostra Redazione.

Il "Derby d'Italia" di questa stagione, Inter-Juventus, verrà ricordato, principalmente, per l'episodio che ha coinvolto Alessandro Bastoni. Tante le considerazioni sul comportamento del calciatore nerazzurro, in seguito all'espulsione di Pierre Kalulu. Cosa ne pensa di quanto accaduto?

Di certo, non è stato un bel comportamento, non tanto per la simulazione, quanto per l'esultanza dopo aver visto che l'avversario veniva espulso dall'arbitro. Sul profilo della deontologia calcistica, non è stata una bella scena; questo episodio ha fatto clamore proprio perché si trattava di una partita di cartello, ma sarebbe stato della stessa gravità se fosse avvenuto in una partita di un campionato minore.

Bastoni sa di aver sbagliato e, pur avendo chiesto scusa pubblicamente, resta un comportamento poco edificante per tutta la categoria dei calciatori, ma è anche vero che c'è un buco normativo sull'interpretazione del VAR per episodi del genere che va rivisto; questo episodio farà giurisprudenza, ne sono certo, e mi auguro che si interverrà sul regolamento senza far trascorrere troppo tempo.

È ancora febbraio, ma l'Inter detiene il primato in campionato in solitaria. Sorpreso dal distacco che sta avendo rispetto alle sue rivali per lo scudetto?

Sì e no. Sì, perché credevo che il Napoli potesse contendersi il primo posto con una distanza di classifica meno netta, se non alla pari; no, perché l'Inter è superiore a tutte le altre squadre, se si guarda il valore tecnico di tutta la rosa. Non bisogna dimenticare che il Napoli ha avuto un bel po' di problemi con gli infortuni che hanno rimaneggiato la squadra in varie occasioni, tanto da non riuscire a qualificarsi ai Playoff di Champions League che erano alla sua portata, ma ciò non toglie che il valore dell'Inter resta molto alto. Quei quattro/cinque calciatori che sono considerati alternative giocherebbero, molto probabilmente, come titolari nelle migliori squadre del nostro campionato.

Playoff di Champions League. Juventus sconfitta a Istanbul per 5-2 contro il Galatasaray, mentre l'Atalanta subisce un 2-0 esterno ad opera del Borussia Dortmund. Quanto crede nelle possibilità di rimonta da parte di entrambe le squadre?

Non si tratta tanto di capovolgere il risultato, quanto di essere consapevoli dello stato di forma con cui si arriva a giocare delle partite che sono da dentro o fuori. A questi livelli, basta poco per essere puniti dall'avversario, se la condizione non è ottimale.

Pensavo che la Juventus avrebbe trovato delle difficoltà, ma non credevo che arrivasse a un epilogo del genere, specie per come si è svolta la partita. Il calcio è talmente imprevedibile che tutto può accadere, per cui le possibilità di portare il risultato a proprio favore ci sono, ma non sono tantissime, sinceramente; la partita di ritorno mi sembra piuttosto compromessa, perché occorre segnare tre goal e non bisogna prenderne.

Sarà altrettanto difficile anche da parte dell'Atalanta, perché il Borussia Dortmund ha dimostrato di essere una squadra ben organizzata che non concede tanti spazi.

In ogni caso, sia per la Juventus che per l'Atalanta, mai dire mai.

Pochi giorni fa si sono disputati i quarti di finale di Coppa Italia, in cui si sono affrontate due sue ex da allenatore, Bologna e Lazio. Hanno prevalso i biancocelesti, che affronteranno l'Atalanta nelle semifinali. Vincere questo trofeo diventa l'obiettivo principale di questa stagione per la squadra di Maurizio Sarri?

Se si guarda l'andamento di questo campionato, la Coppa Italia diventa una priorità per la Lazio; darebbe la possibilità di alzare un trofeo che mantiene, da sempre, un valore speciale, oltre a consentire una qualificazione in Europa League che consentirebbe degli introiti di non poco conto a una società così importante. Riuscire a portare in bacheca quella coppa riscatterebbe, non da poco, una stagione piuttosto complicata.

Il Bologna ha anche da giocarsi le proprie chances in Europa League. Stavolta, Vincenzo Italiano può essere in grado di sfatare il tabù delle finali europee?

Ho grande stima di Italiano ed è uno dei miei preferiti, perché, a differenza di molti suoi colleghi, tutto quello che ha ottenuto se l'è guadagnato partendo dal basso; si è messo sempre in discussione e non ha mai avuto paura di metterci la faccia, oltre a insegnare un buon calcio. In questo ultimo periodo, il Bologna ha sofferto la condizione fisica non ottimale dei suoi giocatori più talentuosi, inficiando anche sulla brillantezza dell'intera squadra, ma se iniziano a recuperare già da subito può recitare una parte da protagonista anche in Europa League.

Pensare di vincerla non è semplice, in quanto ci sono diversi competitor di un certo livello che hanno qualità importanti, ma il Bologna sta dimostrando di essere una realtà matura anche in campo internazionale. Può diventare la rivelazione dei prossimi anni, come lo è stata l'Atalanta di Gasperini.

Per Delio Rossi, anche un tratto di carriera da allenatore della Fiorentina. La squadra di Paolo Vanoli affronta i polacchi dello Jagiellonia in Conference League. Tuttavia, la priorità di questa stagione resta il campionato?

Quella attuale è una situazione a sé, ma la realtà non può essere nascosta. A questo punto della stagione, ci si aspettava di vedere la Fiorentina racchiusa in un range dal quarto all'ottavo posto, quindi in piena bagarre per un posto in Europa, però così non è stato. Fa un certo effetto dire che questa squadra è in corsa per la salvezza, questo significa che varie componenti non sono andate per il verso giusto.

La Conference League è molto importante, ma credo che la squadra debba focalizzare tutte le proprie forze sul campionato, con l'obiettivo di riuscire a mantenere a tutti i costi la Serie A.

Quando le cose vanno male, viene sempre facile andare alla ricerca di qualche colpevole, con il rischio di perdere di vista le soluzioni ai problemi; da qui fino all'ultima di campionato, occorre soltanto pensare a guadagnare il più possibile dei punti, dopodiché, a stagione conclusa, ci sarà spazio per fare un bilancio e analizzare gli errori.

La situazione è delicata e la quota salvezza sta aumentando di partita in partita, quindi bisogna pensare che anche soltanto una partita sbagliata può risultare decisiva a fine campionato.

Mi concentrerei su quel gruppo di giocatori che possono tirare fuori la squadra da questo grande pericolo, perché ce ne sono molti che hanno qualità tecniche per rendere questo obiettivo più agevole, ma bisogna restare tutti compatti e remare insieme verso un'unica direzione, tenendo tutti sulla corda e affrontare ogni partita come se fosse l'ultima chance a disposizione.

Giocare per salvarsi non è la stessa cosa che lottare per un obiettivo ambizioso, per cui c'è bisogno di avere una capacità mentale diversa, soprattutto dai più talentuosi.

Anche l'ambiente di Firenze sarà determinante, ma bisogna evitare qualsiasi tipo di tensione; i tifosi hanno capito che bisogna incoraggiare il gruppo, perché negli ultimi tempi si sono visti buoni risultati ed è stato fatto un grande balzo in avanti, ma manca ancora tantissimo da fare; l'allenatore ha bisogno di lavorare in tranquillità insieme a tutta la squadra. I veri tifosi si vedono nei momenti più difficili e quelli della Fiorentina stanno dimostrando di esserlo per davvero.

In campionato, ultima preziosissima vittoria ottenuta in quel di Cagliari. Come si sta comportando il Lecce di Eusebio Di Francesco?

Lecce è una realtà speciale, in cui il senso di appartenenza deve valere per chiunque più di ogni altra cosa, dal presidente all'ultimo calciatore arrivato. L'obiettivo di mantenere per il quarto anno di fila la categoria è un qualcosa che deve riempire di orgoglio tutti, compreso Di Francesco che sa di avere una grande opportunità per il suo futuro.

Si tratta di una città di circa 100 mila abitanti, molto accogliente, dove anche un dirigente di questa società si fonde con l'intero popolo leccese, per cui c'è un senso di responsabilità che va oltre il mero obiettivo sportivo. Per fortuna, in questa società ci sono tante persone capaci di fare calcio a buon livello, a cominciare da Pantaleo Corvino che riesce sempre ad allestire squadre competitive per l'obiettivo da raggiungere. Ottenere una salvezza a Lecce è come vincere il campionato.

Nella stagione 2010/11 Delio Rossi ha raggiunto anche la finale di Coppa Italia da allenatore del Palermo. La squadra di Filippo Inzaghi può essere in grado di far sognare di nuovo in grande i propri tifosi?

Palermo è una piazza incredibile, per tradizione, per cultura, con un bacino d'utenza che va oltre i confini della stessa isola; la squadra di calcio rappresenta tutto il territorio, quindi chi sceglie questa società ha una grandissima responsabilità sulle proprie spalle. Soltanto per la tifoseria che ha, il Palermo meriterebbe di stare in pianta stabile in Serie A; vederlo giocare in Serie B è una sofferenza, specialmente se si pensa a quelli che sono stati gli ultimi anni.

Questa categoria non è mai facile per nessuna squadra, anche per quelle attrezzate per vincere il campionato; quelle che precedono il Palermo stanno andando forte e credo che sia difficile pensare che possa andare in Serie A direttamente; la strada dei Playoff è quella più realistica, ma si sa quanto siano insidiosi. Naturalmente, il mio augurio sincero è che i colori di questa squadra possano presto rivedere il palcoscenico del massimo campionato.

Pescara ultimo in classifica, ma reduce da un'importantissima vittoria, la prima del 2026, sul terreno di gioco dell'Avellino. Può essere un nuovo punto d'inizio per cercare di ottenere la permanenza in Serie B?

Mi auguro proprio di sì, anche perché il Pescara è una delle pochissime società che ha fatto scelte coraggiose, perché ha adottato una politica di valorizzazione dei giocatori che provengono dal proprio settore giovanile; è anche un rischio, ma credo che tutti fossero consapevoli sin dall'inizio, per cui ci sta che stia facendo questo campionato. La strada è soltanto in salita, ma questa è una società virtuosa che meriterebbe come premio quello della salvezza.

Ci sono ancora molte partite da giocare, se riuscisse a ottenere un paio di risultati pieni consecutivi potrebbe inserirsi pienamente nel gruppo di quelle che lottano per restare fuori dalla zona retrocessione. Sono anche arrivati dei giocatori di una certa esperienza come Insigne e Brugman, i quali dovranno essere bravi a trasmettere le capacità mentali a questo folto gruppo di ragazzi. D'ora in avanti, mi aspetto di vedere delle belle sorprese da questa squadra.

Sampdoria proveniente da sei risultati utili consecutivi in campionato. Troppo tardi per pensare, quantomeno, al raggiungimento dell'ultimo posto utile per i Playoff?

Quando leggo o sento il nome della Sampdoria, inevitabilmente, mi vengono in mente i derby con il Genoa in Serie A, come mi viene in mente la squadra dello scudetto e della finale di Coppa dei Campioni; è uno di quei club abituato a vivere il gotha del calcio e vederla invischiata in una zona di classifica insidiosa è soltanto una sofferenza.

Purtroppo, anche se si tratta di una società con questo blasone, non si può pretende di andare da zero a cento in pochissimo tempo, anche perché ci sono stati diversi problemi negli ultimi anni che hanno coinvolto l'ambiente in tutte le sfaccettature.

Si dovrà necessariamente ripartire da una bisogna struttura societaria solida, altrimenti non può essere adottata una pianificazione vincente. Tenersi fuori dalla zona pericolosa della classifica è il minimo e raggiungere anche soltanto l'ultimo posto utile dei Playoff non è impresa da poco. Bisogna provarci fino in fondo, senza crearsi illusioni.

Con la Salernitana, Delio Rossi ha ottenuto la prima promozione in Serie A. Deluso dalla compagine di questa stagione?

Più che delusione, fa male vedere la Salernitana in questa categoria, se si pensa che fino a qualche anno fa occupava un posto tra le grandi del calcio italiano. Trovarsi in una situazione del genere è frustrante per l'intera piazza di Salerno, che resta nel mio cuore.

So quanto i tifosi tengano alla Salernitana, so quanto stiano soffrendo per questa situazione, ma va accettata. Nulla è precluso e bisogna soltanto lavorare con il desiderio di uscire al più presto da questa dimensione, perché Salerno merita ben altro.

Qual è stata la soddisfazione più grande e quale, invece, la delusione più significativa per Delio Rossi nella sua carriera da allenatore?

Sarebbe troppo facile dire quella vissuta alla Lazio e anche quella al Palermo, perché hanno rappresentato i punti più alti della mia vita da allenatore, ma la prima vera gioia è arrivata con la prima esperienza alla Salernitana, nel 1993. Quando giunsi a Salerno, sembrava che dovessi fare soltanto da traghettatore, con una squadra composta da diversi giovani provenienti dalla Berretti e altri che si accingevano a diventare professionisti. Ne uscì fuori una sorpresa bellissima, perché vincemmo quei Playoff che ci portano in Serie B, battendo squadre molto forti.

Anche il secondo periodo alla Salernitana fu incredibile, perché lì fu fatta la storia, con una promozione in Serie A che mandò in estasi la città di Salerno. Ricordo anche quando mi venne chiesto di accettare o meno la proposta di un certo Rino Gattuso, all'epoca un 19.enne di cui non ero a conoscenza. Sapevo soltanto che era andato ai Rangers e che aveva una voglia matta di giocare in Serie A con la Salernitana, per cui fui convinto dalla sua determinazione. Fu una scelta azzeccatissima, perché da quella stagione la carriera di Rino (Gattuso, ndr) prese una direzione che hanno visto tutti.

Poi, il mio ritorno al Foggia nel 2023 è stato molto intenso di emozioni, ma porterò dentro di me il rammarico di non essere riuscito a compiere il passo più importante per portare la squadra in Serie B, perché fu fatto un qualcosa di incredibile in quei mesi tra la regular season e i playoff. Una gioia indescrivibile da una parte, dall'altra una grandissima delusione.

Il secondo anno alla Sampdoria, invece, è stato quello più grigio della mia carriera; lì avrei potuto e dovuto fare qualcosa in più, per cui quella esperienza me la porto dentro con un bel po' di amarezza.