Intervista esclusiva a Roberto Maltagliati: "A Torino limiti che incidono sulle scelte, Como sorpresa della Serie A. Spalletti esempio di evoluzione”

Intervista esclusiva della nostra redazione all'ex difensore Roberto Maltagliati che analizza il calcio italiano attuale confrontandolo con quello vissuto da giocatore. Si parla di Torino, Parma e Cagliari, del ruolo della difesa moderna, della crescita dei giovani italiani e del livello complessivo della Serie A. Non mancano considerazioni sugli allenatori e sulle squadre più interessanti del campionato odierno.

Intervista esclusiva della nostra redazione all'ex difensore Roberto Maltagliati, interviene sulle difficoltà di Torino, Parma e Cagliari nel competere con società più forti economicamente, ma anche segnali positivi legati alla crescita dei giovani. Non manca una critica al settore giovanile italiano, ancora poco efficace nel formare talenti pronti per la Serie A.

Guardando il percorso attuale del Torino, ritrova qualcosa dello spirito che c’era ai suoi tempi?
“Molto probabilmente sì, qualcosa dello spirito di allora è rimasto. Il Torino è una società che porta con sé una storia importante, e chi indossa questa maglia sa bene che ha un peso particolare. Quello che vedo oggi è una squadra che comunque prova a rispettare quei valori, anche se il calcio è cambiato molto. Rispetto ai miei tempi, la società è sicuramente più stabile e solida: quando giocavo io ci sono stati diversi cambi di proprietà, due o tre situazioni societarie differenti che rendevano tutto più complicato anche a livello di programmazione”.

La difesa del Torino attuale le sembra all’altezza delle ambizioni del club?
“Nel calcio è normale aspettarsi sempre qualcosa in più, soprattutto da una piazza come Torino. La società cerca ogni anno di fare il possibile sul mercato, ma bisogna anche essere realistici: ci sono dei limiti economici che incidono sulle scelte. Alla fine il Torino disputa campionati sempre dignitosi, anche se i tifosi vorrebbero vederlo stabilmente tra le prime sette. Ma quelle posizioni oggi sono occupate da società molto solide, che possono investire con continuità e intervenire sul mercato in modo più aggressivo".

Il Parma è tornato stabilmente in Serie A: cosa manca per tornare ai livelli europei degli anni ’90?
"Il Parma ha fatto un ottimo percorso e bisogna fargli i complimenti, dalla società all’allenatore fino ai giocatori. Tornare ai livelli degli anni ’90 però non è semplice e richiede tempo. Oggi il calcio è cambiato, ci sono club con strutture economiche molto più forti. Il Parma sta lavorando bene, ma probabilmente non è ancora nelle condizioni di prendere giocatori già pronti per riportarlo subito ai livelli europei di un tempo. Però sta facendo una cosa importante: sta valorizzando tanti giovani, e questo è già un segnale positivo e un punto di ripartenza”.

Se dovesse allenare oggi la linea difensiva del Cagliari, su cosa lavorerebbe di più?
"Il Cagliari sta facendo un buon lavoro e sta crescendo. Io punterei molto sull’uno contro uno, che oggi è diventato fondamentale nel calcio moderno. I duelli individuali fanno spesso la differenza nelle partite. Penso che Pisacane, che è una persona preparata, sappia bene su cosa lavorare per far crescere la squadra e portarla nel modo giusto verso i propri obiettivi.”

Un giocatore attuale che le ricorda il suo modo di difendere?
“È difficile fare paragoni tra epoche diverse. Ai miei tempi il modo di difendere era molto diverso: si giocava spesso a uomo, con marcature molto più rigide e preparate. Oggi si lavora più a zona e sulla struttura della fase difensiva. Anche gli attaccanti erano diversi, più completi in alcuni casi e più difficili da affrontare nel corpo a corpo. Per questo è complicato dire che un giocatore attuale mi somigli. Sono contesti troppo differenti, sia per allenamenti sia per interpretazione del ruolo”.

Qual è la squadra che più la diverte vedere oggi in Serie A?
“Direi il Como. Sta facendo un campionato molto interessante e sta proponendo un calcio piacevole. È anche significativo vedere come stia crescendo una realtà del genere in Serie A. Oggi nel calcio italiano si vedono sempre meno giocatori italiani e questo fa riflettere. Il Como, oltre ai risultati, è una squadra che gioca bene e che sta sorprendendo tutti, anche per il livello raggiunto in così poco tempo".

C’è un allenatore attuale che le ricorda qualcuno avuto in carriera?
“Direi Luciano Spalletti. L’ho conosciuto quando era ad Ancona e già allora si vedeva che era un allenatore preparato. Nel tempo è cresciuto moltissimo, diventando uno dei tecnici più completi del calcio italiano. Ha saputo evolversi e adattarsi, mantenendo sempre grande attenzione ai dettagli".

Il calcio italiano sta valorizzando abbastanza i giovani?
“No, secondo me si sta facendo ancora troppo poco, soprattutto a livello di settori giovanili. È un problema che ci portiamo avanti da anni e che oggi emerge in modo evidente. Facciamo fatica a dare continuità ai giovani italiani, e questo crea difficoltà anche per le Nazionali. Sono convinto però che i talenti ci siano, il punto è dar loro davvero spazio e fiducia".

La Serie A resta molto tattica: è ancora un punto di forza o un limite in Europa?
“La tattica resta un punto di forza del calcio italiano. Se non avessimo questa organizzazione, probabilmente faremmo ancora più fatica in Europa. È vero che a volte può sembrare un limite, ma in realtà ci aiuta a restare competitivi contro squadre più forti fisicamente o tecnicamente. Il problema non è la tattica in sé, ma trovare il giusto equilibrio tra organizzazione e qualità offensiva".