Intervista esclusiva a Emanuele Belardi: "Juventus da Champions con Spalletti, Vlahovic fondamentale. Napoli frenato dagli infortuni, ma Conte non è senza colpe. Pescara, Insigne ha sentito troppo il peso del momento"

Intervista esclusiva all'ex portiere Emanuele Belardi. Dal rinnovo di Dusan Vlahovic all'interesse per Alisson in casa Juventus, passando per la possibile permanenza di Conte sulla panchina del Napoli e le polemiche attorno a Lorenzo Insigne per la retrocessione del Pescara. Ecco le sue dichiarazioni.

In esclusiva ai nostri microfoni è intervenuto Emanuele Belardi. L'ex calciatore, di ruolo portiere, originario di Eboli, conta ben 280 presenze tra Serie A, Serie B e Serie C. In carriera ha difeso i pali, tra le altre, di Juventus, Napoli, Reggina e Pescara. Dallo scudetto conquistato dall'Inter all'obiettivo Champions League della Juventus, passando per la retrocessione del Pescara e la mancata promozione in C della Reggina. Ecco le sue dichiarazioni.

Ti aspettavi che Chivu alla sua prima esperienza sulla panchina di una big potesse portare subito l'Inter alla vittoria dello scudetto? Come giudichi la stagione dei nerazzurri?

"Lo scorso anno lo scudetto l'ha perso l'Inter, con il Napoli che ha fatto un mezzo miracolo. Poi i nerazzurri hanno avuto il coraggio di cambiare e hanno scelto un allenatore che conosce benissimo l'ambiente, un ex bandiera. Chivu ha dimostrato in questa stagione tutta la sua bravura nella gestione di un gruppo forte, dando la propria impronta tattica e mentale alla squadra. Merito della società nerazzurra che ha dimostrato ancora una volta grande competenza nella direzione del club. Straordinaria stagione dell’Inter, agevolata anche dalla poca concorrenza concreta delle rivali. Il Napoli è stato martoriato dagli infortuni, il Milan da gennaio ha avuto un grande tracollo e la Juventus ha dato una sterzata con Spalletti ma non è mai stata competitiva per lo scudetto".

A due giornate dalla fine la Juventus è ancora in corsa per la Champions: riuscirà a centrare l’obiettivo?

"Credo che la Juventus riuscirà a centrare l'obiettivo Champions League. Purtroppo i bianconeri hanno giocato per tanto tempo senza Vlahovic, l'attaccante più forte e più importante in rosa. Questo ha pesato molto sull'economia del gioco e sul cammino verso la qualificazione in Europa. Spalletti è stato bravo comunque a sistemare la difesa e dare equilibrio alla squadra. Ora, ci sono tutti i presupposti per affrontare al meglio questo rush finale, queste ultime due partite. Sono fiducioso sulla qualificazione della Juventus. I bianconeri giocheranno la prossima Champions".

Spalletti ha rinnovato fino al 2028, giusto puntare ancora sul tecnico toscano? E tra i giocatori rilanciati dal tecnico, chi ti ha sorpreso di più?

"Luciano Spalletti è uno dei migliori allenatori in Europa. Al netto della parentesi con la Nazionale italiana, si tratta di un tecnico che ha sempre raccolto ottimi risultati. Ha fatto benissimo sia all'estero che in Serie A, fino ad arrivare al miracolo dello scudetto vinto col Napoli. Senza dubbio un punto fermo da cui ripartire per costruire la Juventus del futuro. Con Spalletti un po' tutti i giocatori hanno avuto un buon rendimento. Difficile fare un nome in particolare. McKennie e Locatelli, quando chiamati in causa, hanno sempre dato un contributo importante. Il merito maggiore è stato quello di dare equilibrio in difesa, è stato fondamentale il recupero di Bremer sotto questo punto di vista".

Nei prossimi giorni si parlerà del rinnovo di Dusan Vlahovic, tornato decisivo con 2 gol in 2 partite: ripartire dal serbo sarebbe la scelta giusta?

"Le qualità di Vlahovic non si discutono, stiamo parlando di uno degli attaccanti più forti in Europa. Bisogna valutarne però le condizioni fisiche, che sono state precarie nelle ultime stagioni, e soprattutto la mentalità con la quale affronterà, in caso di permanenza, il prosieguo della sua avventura in bianconero. Se rimane con le giuste motivazioni e con il giusto attaccamento alla maglia, allora il rinnovo può essere un affare per tutti. Al netto anche delle prestazioni sottotono dei nuovi arrivati David e Openda, la Juventus ha bisogno di un attaccante di livello come lui".

Di Gregorio è stato spesso criticato per alcuni errori: che giudizio dai sul portiere della Juve? E cosa pensi dell’interesse per Alisson del Liverpool?

"Penso che Di Gregorio sia un buon portiere. Chiaro che se si fa riferimento alla storia della Juventus, che in porta ha sempre avuto top player come Zoff, Peruzzi, Buffon, Szczęsny, è chiaro che la differenza è evidente. Gli errori di Di Gregorio, che possono capitare, sono stati accentuati anche dalle difficoltà offensive della Juventus. Se vinci 2-1 magari lo svarione passa in secondo piano, ma se perdi o pareggi è normale che l'errore sia determinante ai fini del risultato e balza subito all'occhio. Alisson? Ha avuto parecchi problemi fisici al Liverpool, ma resta un portiere importante. Bisogna fare una valutazione sulle sue condizioni, ma le qualità sono indiscutibili. Credo che la Juventus un portiere lo prenderà, con la partenza di uno tra Perin e Di Gregorio".

Il Milan sta vivendo un finale di stagione deludente: senza Champions sarebbe un'annata fallimentare?

"La coperta in casa Milan è corta. C'è un problema importante, ed è quello relativo all'attaccante e alla scarsa vena realizzativa. Avanti dopo l'infortunio di Gimenez, a gennaio è arrivato Füllkrug: serviva però un profilo di caratura maggiore, con caratteristiche diverse. Al calo realizzativo di Pulisic è coinciso il crollo di tutta la squadra. Leao? Ha qualità, ma il rendimento è davvero troppo altalenante. Non ha dimostrato di meritare il risalto che gli viene dato da anni. Probabilmente il suo ciclo al Milan è agli sgoccioli. Senza Champions League sarebbe una stagione assolutamente fallimentare per il Milan. I rossoneri getterebbero alle ortiche un anno di lavoro".

Il Napoli è vicino alla qualificazione in Champions: qual è il tuo bilancio sulla stagione degli azzurri?

"Il Napoli ha vissuto una stagione assurda. I tantissimi infortuni hanno sicuramente ostacolato il cammino della squadra partenopea, sia in campionato sia in Champions League. Praticamente, tutti i titolari sono stati fermi ai box per un certo periodo. Al netto delle attenuanti, gli azzurri hanno subito davvero troppi gol. Lo scorso anno quella del Napoli è stata la miglior difesa, quest'anno ha subito già 36 gol. Sotto questo punto di vista non mi ha mai convinto neppure l'avvicendamento tra i pali tra Meret e Milinkovic Savic".

Conte e De Laurentiis si incontreranno a breve: ti aspetti la conferma del tecnico o pensi che il ciclo sia finito?

"Non credo che Antonio Conte sia a fine ciclo a Napoli. Si tratta sicuramente di un allenatore top, ma deve assumersi le sue responsabilità per la stagione non brillante dei partenopei. I tanti infortuni, ad esempio, sono dovuti anche alle modalità di lavoro sue e del suo staff. Quest'anno, poi, ha fatto da manager in chiave mercato, ma tanti acquisti si sono rivelati dei flop. Insomma, l'anno scorso aveva il coltello dalla parte del manico, quest'anno dovrà sedersi al tavolo delle trattative e adeguarsi a quelle che saranno le richieste della proprietà e di De Laurentiis".

Il Pescara è retrocesso in Serie C dopo un solo anno: ti aspettavi una stagione così negativa? E cosa pensi delle polemiche attorno a Insigne?

"Dispiace tanto per la retrocessione del Pescara. La seconda parte di stagione è stata affrontata con uno spirito diverso, ma purtroppo non è bastato. Visto il rendimento della squadra, ad un certo punto credevo addirittura nella salvezza diretta. Sul finale, due-tre partite storte sono state fatali per le sorti del campionato. Si tratta comunque di una piazza importante e di una società seria, spero ovviamente in un repentino ritorno in cadetteria. Insigne? Dispiace per quel rigore non calciato contro il Padova. Il tifoso del Pescara si aspettava che si presentasse dal dischetto, vista la sua storia e il suo palmares. Sotto certi aspetti, però, è da apprezzare il coraggio di Insigne nel fare un passo indietro. Un po' per i problemi fisici, un po' perché magari aveva preso troppo a cuore la questione Pescara. Non se l'è sentita: ma non è un segno di debolezza, quanto di grande umiltà e rispetto. Mi piace dare questa chiave di lettura alla sua decisione".

La Reggina ha mancato la promozione diretta: cosa sta mancando negli ultimi anni per fare il salto di categoria?

"Penso che per il raggiungimento di un certo obiettivo sia importante una società seria e competente alle spalle, prima ancora di una buona squadra e di un buon allenatore. Questa è la ricetta vincente. Con continui cambiamenti, un mercato che non chiude mai e con una gestione improvvisata purtroppo non si va da nessuna parte. In questa stagione sono stati fatti tantissimi errori. Spero per la piazza e per i tifosi che il trend si possa invertire presto e che la Reggina possa ritrovare le categorie che merita".