Il Gegenpressing: la nuova frontiera del calcio tedesco.

Pubblicato il autore: matteo lanzi

Vi ricordate la Bundesliga dominata in lungo e in largo da quegli extraterrestri del Bayern Monaco? Ecco, se  in questa prima parte di stagione la storia sembra cambiata parte delle motivazioni vanno ricercate anche nell’ambito della tattica. In un campionato dove ( per fortuna ) hanno grande spazio allenatori giovani e preparati, si sta sviluppando un credo tattico interessante che ha origini in una vecchia conoscenza del calcio tedesco…

In principio fu Jurgen.

A Dortmund Jurgen Klopp ha fatto molto: lanciato giocatori, creato un gruppo affiatato, ottenuto risultati tramite un gioco esaltante che lo hanno portato a essere un idolo della tifoseria giallonera. Ma tra le tante novità introdotte quella che effettivamente è rimasta più a lungo nella cultura calcistica teutonica è il Gegenpressing. Ma cos’è il Gegenpressing? Questo credo tattico partiva dall’idea, installata ( anche se lui non lo ammetterà mai) nella testa di Jurgen, di non allenare la squadra tecnicamente più forte del campionato, ma un team composto da alcuni ottimi giocatori e da un discreto collettivo. Cosa si poteva fare allora per competere ad altissimi livelli?  Bisognava correre di più e sopratutto correre meglio. Diventava fondamentale la fase di non possesso: inizialmente l’idea era di pressare il portatore di palla avversario con due uomini, per togliergli spazio e lucidità. Ma già una prima evoluzione spostava l’attenzione dal singolo al collettivo: l’uomo che perdeva palla doveva subito pressare il portatore, ma altrettanto prontamente i compagni dovevano pressare gli avversari più vicini per togliere possibilità di scarico all’uomo in possesso. Ogni giocatore era così impegnato, durante la fase di non possesso, su tre fronti: il pallone, l’avversario e la linea di passaggio.

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Da Guardiola al capolavoro di Tuchel.

L’idea del Gegenpressing fu ripresa e sviluppata da uno dei tecnici meno sopportati della storia recente del calcio tedesco: se Pep Guardiola non ha sicuramente trovato in Germania l’habitat naturale per diffondere il suo verbo calcistico, non si è sicuramente lasciato scappare l’occasione di fare propria e modificare l’intuizione “kloppiana”. La fase di non possesso dell’ex tecnico bavarese si incentra fondamentalmente sul concetto di linea di passaggio: al pressing totale al quale ci aveva abituato ai tempi del Barça, Guardiola coniugò un’attenzione smoderata per lo spazio intorno a sè, per la comprensione di come e dove l’avversario poteva muovere la palla. Viene così da sè il concetto di marcatura preventiva, tanto sbandierato in tempi recente anche nel campionato nostrano. Ma l’evoluzione definitiva del Gegenpressing è avvenuta quest’anno grazie ai vari tecnici che lo hanno adottato e fatto loro: Schmidt al Bayer Leverkusen, Nagelsmann all’ Hoffenheim, Hasenhuttl al Lipsia e sopratutto Tuchel al Borussia Dortmund. L’esemplificazione perfetta la si è ottenuta Sabato, con il capolavoro tattico con il quale il Borussia ha domato gli “alieni ” del Bayern Monaco: i bavaresi sono stati costretti a un continuo giro-palla in orizzontale, con scarichi continui sulla linea laterale senza poter trovare grandi sbocchi in verticale, con il lancio lungo unica soluzione a un’idea di gioco sennò sterile. Ma il lavoro compiuto dalla banda di Tuchel non nasce Sabato: fin dal ritiro la preparazione atletica è stata incentrata sul Gegenpressing e su come pressare di più e meglio. I risultati sono ottimi ed evidenti.

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calendario bundesligaPro e contro.

I pro sono chiari: il Gegenpressing consente di alzare il baricentro della squadra di parecchi metri. Portare un gran numero di giocatori a pressare in zone molto avanzate  permette di schiacciare la squadra avversaria e di costringerla, nel peggiore dei casi, al lancio lungo. Nel caso in cui si riesca a recuperare palla in zona avanzata si può dare vita a un contropiede potenzialmente letale, visto il poco tempo che hanno gli avversari per risistemarsi. Inoltre, in caso di lancio lungo, la squadra in pressing potrebbe facilmente recuperare palla nelle zone arretrate e far ripartire il gioco dalla difesa. Il Gegenpressing ha però ancora alcune controindicazioni sulle quali lavorare. La prima è la quantità di energie che si spendono nel mettere in pratica questo credo: è sicuramente un processo fruttuoso, ma che fa impiegare molte energie a chi lo attua e ciò nell’arco di una partita, o, allargando il discorso, di una stagione, può incidere parecchio. Il secondo difetto sta nel caso in cui si affronti un team con giocatori capaci di uscire velocemente e bene da situazioni complicate, come avrebbe potuto fare ( meglio ) Xabi Alonso Sabato: un giocatore bravo tecnicamente,veloce di testa e con una buona visione di gioco può far superare ai suoi il primo pressing avversario, portando la squadra nella zona alle spalle del Gegenpressing, dove la possibilità di fare male diventa molto concreta. Infatti la zona vuota alle spalle del Gegenpressing è spesso vasta e può essere letale sopratutto nei minuti finale, con la stanchezza che avanza. Ma il tempo per migliorare c’è, le idee e la grandezza degli interpreti anche. Sperando sempre che la tattica non vadi ad incidere troppo sulla bellezza e la spontaneità di questo gioco.

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