Il Klassiker è del Bayern di Lewa. Ma che spettacolo a Dortmund

90 minuti più recupero di montagne russe. Il Klassiker del calcio tedesco, alla fine, incorona la solita razza padrona. Ma che spettacolo, al Signal Iduna Park. Un Dortmund mai domo. Un Bayern di granito. Un Robert Lewandowski, al solito, implacabile. Ma anche un Erling Haaland pazzesco e un Marco Reus tutto cuore.
Bayern, tre punti di platino nel Klassiker
La regola è semplice: the winner takes it all. Il Bayern ha un punto sul Dortmund. Se vince fa le prove di anestesia al campionato, come sempre. Se perde, può essere la rivoluzione. Per questo il ritmo è forsennato fin dalle prime battute. Ad aprire le danze è Julian Brandt, che servito dal sensazionale Jude Bellingham trafigge Manuel Neuer dopo 5' a coronamento di una splendida azione. La fine, però, è ancora troppo lontana. Specie perché di fronte c'è il Bayern: un contropiede maestoso, capitanato da Thomas Muller, mette Lewandowski di fronte a Kobel. Il polacco è glaciale: 1-1. Non c'è spazio per le pause, ogni centimetro, ogni istante è cruciale. Lo sa bene Kingsley Coman, uno che sugli attimi ci vive. Ed è un attimo che gli basta per gelare Kobel: 1-2 prima del riposo.
Moralmente è una botta da abbattere un toro. Ma il Dortmund ha più di un toro: ha un carrarmato. E si chiama Erling Haaland. Il norvegese, innescato da Bellingham, preme il grilletto: Neuer non ha scampo. Reus reclama un rigore, Kobel stavolta ruba il tempo a Coman. Ma il Bayern non è cliente che si accontenta. Una mano gliela dà il VAR: Zwayer ritiene da rigore il tocco di mano dell'ex Mats Hummels. Figurarsi se Lewandowski sciupa un simile regalo. 2-3. Rose protesta, Zwayer lo manda fuori. Ma manca sempre meno. Il Dortmund lotta, Malen fa la barba al palo, ma quel muro bavarese stavolta è di granito. Non cade. A cadere è l'imbattibilità casalinga dei gialloneri, ma è il male minore. Quello maggiore è che il Bayern è andato. E chi lo prende più?