Benitez, 60 anni per l’uomo di Istanbul

Pubblicato il autore: Davide Roberti Segui

Rafa Benitez di certo non si aspettava di festeggiare i suoi 60 anni in questa situazione generale, per di più trovandosi in Cina (da questa estate allena il Dalian Yifang), in pieno epicentro dell’emergenza virus. Ma sono tante le cose che, probabilmente, il tecnico spagnolo non si aspettava nel corso della sua carriera; ad esempio, vincere la Champions e l’Europa League non sarà stato subito nei suoi piani, visto il suo terribile impatto con il mondo della panchina: le sue prime esperienze da allenatore, infatti, con Valladolid ed Osasuna si conclusero in maniera decisamente negativa, con esoneri dopo poche partite visti i suoi scarsi risultati. Poi, però, a partire dagli anni 2000 il madrileno vincerà praticamente tutto ciò che c’era da vincere con Valencia, Liverpool, Inter e Chelsea, oltre ad esperienze su panchine importanti come quelle del Napoli, del Real Madrid e del Newcastle. Il nome di Benitez è legato indissolubilmente, però, ai colori dei Reds: ad Anfield si farà amare per davvero, pur senza arrivare a vincere la Premier League ma comunque conquistando una incredibile Champions League nel 2005.

Già, quella incredibile Champions League. Quella che i tifosi del Milan probabilmente non dimenticheranno mai, perché Rafa ed il suo Liverpool completarono un’impresa che passerà alla storia a discapito dei rossoneri. In quella stagione, il tecnico non ebbe certamente vita facile: nel corso dell’anno si vociferò addirittura di un suo possibile esonero, visti i pessimi risultati in campo nazionale. In effetti, il Liverpool arrivò solo quinto in campionato, per di più dopo una discreta rimonta finale. Anche in Coppa, effettivamente, il cammino non fu semplicissimo: secondo posto nel girone, poi passaggio del turno piuttosto agevole con il Leverkusen, quindi sfide molto combattute contro Juventus e Chelsea tra quarti e semifinali.

Poi, però, l’approdo a Istanbul, sede della finale. E così come la carriera del tecnico inizia con qualche difficoltà, così come la stagione dei Reds parte non senza patemi, anche la finale ha un avvio piuttosto sconvolgente: dopo neanche un minuto è 1-0 Milan, che negli ultimi minuti del primo tempo arrotonda con la doppietta di Crespo e fa 3-0. Serve un cambio di marcia: Benitez negli spogliatoi sprona i suoi, non si può perdere così una partita del genere. Rientrati in campo, spinti dall’incessante “You’ll never walk alone” dei propri tifosi, i ragazzi di Rafa fanno l’impossibile: prima Gerrard, poi Smicer, quindi Xabi Alonso. 3-3. Il resto è noia, se non fosse per un miracolo di Dudek su Shevcenko. E poi, ai rigori, proprio il portierone polacco regala la coppa dalle grandi orecchie al Liverpool. Benitez ottiene così anche un record: diventa il primo allenatore a vincere due competizioni europee per due anni consecutivi con due club diversi (dopo la coppa UEFA dell’anno prima con il Valencia). In ogni caso, con questa vittoria entrerà nel mito, acquisendo anche il soprannome di “Re di coppe”: nonostante ciò, non sempre sarà amato nelle varie squadre in cui allenerà, anzi sarà addirittura odiato dai tifosi di qualche club (decisamente negativa la sua esperienza al Real, mediocri quelle al Napoli, all’Inter e al Newcastle).

Insomma, nel bene o nel male, il tecnico originario di Madrid è un uomo che certamente non può lasciare indifferenti. Personalità forte, protagonista di vari scontri nel corso della sua carriera (Terry, Ronaldo, Mourinho), amante del bel calcio. Ora in Cina sarà difficile progredire e raggiungere nuovi grandi traguardi, e gli ultimi anni sono stati un po’ poveri di trofei: ma 60 anni sono pochi, c’è  ancora tutto il tempo per rifarsi. Perchè per un uomo che ha vinto una Champions League come quella del 2005, in quella maniera, non c’è davvero niente di impossibile e irraggiungibile.

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