Stefano Tacconi: la verità sulla Strage dell’Heysel

Pubblicato il autore: Filippo Pecoraro Segui


Stefano Tacconi, il portiere della Juventus negli anni Ottanta e Novanta del Novecento, in un’intervista alla trasmissione di Rai Radio 2 Le Lunatiche ha raccontato i suoi ricordi riguardo la famigerata finale di Coppa dei Campioni tra Juve e Liverpool del 29 Maggio 1985, preceduta dai disordini causati dai tifosi inglesi costati la morte di 39 persone, delle quali 32 italiani, 4 belgi, 2 francesi e un irlandese, e passata allo storia come la Strage dell’Heysel.
Lo Stadio Heysel di Bruxelles (oggi Stadio Re Baldovino) doveva essere il teatro di una serata di calcio indimenticabile, con la finale di Coppa dei Campioni (come allora si chiamava la Champions League) fra i detentori del Liverpool e la Juventus Campione d’Italia. Al tifo organizzato della squadra italiana erano stati riservati i settori di curva M, N e O, mentre a quelli inglesi i settori della curva opposta Y e X. Un terzo settore di curva, lo Z, era stato destinato ai cosiddetti tifosi neutri, ai quali si aggiunsero tifosi e simpatizzanti della Juventus organizzatisi autonomamente. Circa un’ora prima dell’inizio della partita i tifosi del Liverpool (ai quali si erano sommati alcuni esponenti degli Headhunters del Chelsea), memori degli incidenti contro i tifosi della Roma in occasione della finale dell’anno precedente, avevano cominciato ad avanzare a ondate verso il settore Z, aspettandosi forse una reazione di quei tifosi della Juventus che, come detto, non erano appartenenti al tifo organizzato, quindi quanto più distanti dalle dinamiche degli scontri con tifoserie avversarie. Essi avevano cominciato dunque a riversarsi verso il muro di contenzione del settore Z confinante con con la tribuna, all’altezza della bandierina del calcio d’angolo, e qui respinti, anche violentemente, dalle forze dell’ordine belghe, insufficientemente preparate a un’evenienza del genere. Molte persone rimasero quindi schiacciate in terra, sulle balaustre di quelle che erano ancora gradinate, e contro il muro che alla fine cedette permettendo a superstiti e feriti di riversarsi sulla pista d’atletica e a bordo campo. Oltre le 39 vittime, si contarono alla fine circa 600 feriti più o meno gravi.
Seguirono momenti di grande disorientamento. Il tifo organizzato della Juventus, posizionato all’altra estremità dell stadio, non si era resa conto dell’accaduto, e certamente nel 1985 non c’erano mezzi per venire a conoscenza di un avvenimento nell’immediato come oggi. Fu fatta circolare la notizia di un tifoso italiano rimasto ucciso in scontri con gli inglesi mentre i due capitani delle squadre, Phil Neal e il compianto Gaetano Scirea, invitavano alla calma attraverso un messaggio in inglese e in italiano diffuso tramite gli altoparlanti dello stadio. (La partita verrà giocata per consentire alle Forze dell’Ordine di organizzare al termine l’evacuazione dello stadio. State calmi, non rispondete alla provocazioni. Giochiamo per voi).
Qui inizia il racconto di Tacconi, che in alcune parti va a confermare dichiarazioni già rese nel corso degli anni da altri protagonisti della serata come Antonio Cabrini e Michel Platini. “Dentro lo spogliatoio c’era un po’ di tutto: chi perdeva sangue, chi era ferito. Noi abbiamo prestato i primi soccorsi, prestando anche le scarpe a chi le aveva perse, le tute. Era un’atmosfera surreale”.
Piovvero grandi critiche sulla Juventus per aver accettato di giocare comunque la finale e per aver festeggiato la vittoria alla fine della partita grazie a un rigore realizzato da Platini. Dichiara ancora Tacconi: “Giampiero Boniperti (allora presidente della Juventus, n.d.r.) aveva detto che non dovevamo giocare, ma poi un generale delle Forze dell’Ordine ci impose di giocarla e credo che sia stato giusto, perché altrimenti sarebbe successo molto di più. Entrammo in campo molto arrabbiati perché comunque ci avevano tolto il sogno di quella finale, noi eravamo sicuri di vincere ma ci hanno tolto la gioia di esultare. Capisco le critiche, ma anche qui furono le Forze dell’Ordine a chiederci di uscire con la Coppa per tenere buoni i tifosi dentro lo stadio. Non dovevano uscire perché gli hooligans non erano stati ancora evacuati”.
La Strage dell’Heysel portò conseguenze molto pesanti per il calcio inglese. Su proposta dello stesso governo di Londra, l’UEFA decise di escludere a tempo indeterminato le squadre inglesi dalle Coppe Europee, e il Liverpool per ulteriori tre anni. Il provvedimento durò fino al 1990, e per il Liverpool fino al 1991.
Chi ha memoria di quella sera ricorda bene le immagini terribili, e volutamente semioscurate, della diretta di RaiDue, e la triste telecronaca di Bruno Pizzul, la sua voce velata di sconforto e incredulità davanti alle scene di sofferenza e morte che invasero le case degli sportivi di tutta Europa. Si ricorda anche la prestazione sportiva di Tacconi, che fu a dir poco strepitosa, considerata oggettivamente la migliore della sua carriera. E a chi gli chiede conferma della cosa, l’ex portiere della Juventus risponde: “Proprio così. Però non riesco a raccontarla”. 

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