A 11 metri dalla storia, il Ghana dei Mondiali 2010

Pubblicato il autore: Francesco Picciocchi Segui

VALENCIA, SPAIN - FEBRUARY 08: Official ball of the 2018 FIFA World Cup prior to the Copa de Rey semi-final second leg match between Valencia and Barcelona on February 8, 2018 in Valencia, Spain. (Photo by Manuel Queimadelos Alonso/Getty Images)

Le nazionali del continente africano, nella storia dei Mondiali di calcio, non hanno mai ottenuto risultati strabilianti, alcuni sono stati insperati e sorprendenti ma mai sono riuscite ad approdare alle semifinali e piazzarsi fra le prime quattro del Mondo. Quasi tutti ricordano le Notti Magiche di Italia ’90, in cui il Camerun si impose per 1-0 sui campioni del Mondo uscenti dell’Argentina nella gara inaugurale giocata allo stadio Giuseppe Meazza di Milano. La nazionale africana, trascinata da Roger Milla si qualificò al primo posto nel proprio girone e si spinse fino ai quarti di finale dove fu eliminata dal rigore di Lineker. Straordinario anche il cammino del Senegal ai Mondiali nippo-coreani del 2002, con gli africani che si qualificarono nel proprio girone come secondi eliminando i campioni uscenti della Francia per poi fermarsi anche loro ai quarti, eliminati solo dal golden goal del turco Mansiz. La nazionale che però più di tutte si è avvicinata al sogno della semifinale, è stata sicuramente il sorprendente Ghana al Mondiale sudafricano del 2010.

Una squadra, quella ghanese, partita non con i favori del pronostico, forse sottovalutata all’inizio, ma che poteva contare su buone individualità come Boateng, Muntari, Kwadwo Asamoah, Appiah e la punta Asamoah Gyan. Del resto già nel 2006 aveva sorpreso al Mondiale tedesco, qualificandosi nel girone alle spalle dell’Italia (che poi sarebbe divenuta campione del Mondo), ma venendo strapazzata agli ottavi di finale dal Brasile. Nel 2010 il girone è composto da: Germania, Serbia, Australia e appunto Ghana. Difficile ma non proibitivo qualificarsi. Nella prima gara i ghanesi battono a sorpresa la Serbia per 1-0 con rigore di Gyan a 5′ dalla fine. Nella seconda un altro rigore vale il pareggio per 1-1 contro l’Australia mentre nell’ultima partita del girone le ‘Black Stars’ subiscono una sconfitta indolore (1-0 con gol di Ozil) dalla Germania e accedono agli ottavi grazie alla differenza reti favorevole rispetto agli australiani.

26 giugno 2010, Rustenburg, Royal Bafokeng Stadium: negli ottavi di finale stavolta non c’è il Brasile ad attenderli ma gli Stati Uniti: una partita che non promette grande spettacolo ma che, al contrario, si rivelerà entusiasmante. Al minuto 5 il Ghana è già in vantaggio grazie alla percussione di Boateng che dal limite esplode il sinistro e batte Howard nell’angolo alla sua destra. Gli americani regalano il primo tempo agli africani ma nella ripresa il copione cambia, il portiere ghanese Kingston diventa protagonista ma non può nulla al 60′ sul rigore di Donovan, che bacia il palo ed entra. La partita cambia, i ghanesi sembrano essere a corto di energie, gli Stati Uniti ne hanno di più ma non riescono a chiudere la partita (Altidore sfiora il 2-1): si va ai supplementari. Nell’extra time la partita si capovolge nuovamente: il break sembra aver fatto bene al ‘Brasile d’Africa’ che dopo 3 minuti passa. Rilancio dalla difesa di Appiah, pasticcio dei due centrali americani, si infila Gyan che controlla di petto, entra in area e di sinistro fulmina il portiere: 2-1 e tripudio sugli spalti. Il resto dei tempi supplementari è un giropalla ghanese nel tentativo di controllare le rare offensive avversarie. Finisce così! Il Ghana approda ai quarti! Asamoah Gyan, ancora lui, l’uomo del destino, terzo gol (il primo su azione), ormai è l’eroe di una Nazione, anzi di un continente intero, porta la propria nazionale al turno successivo. Sembra essere la storia col perfetto lieto fine, ma di lì a poco l’attaccante scoprirà il risvolto negativo della medaglia.

2 luglio 2010, Johannesburg, Soccer City: il Ghana è ad un passo dalla storia, mai nessuna nazionale africana aveva superato i quarti prima d’ora. L’avversario da battere è il sorprendente (fino ad un certo punto) Uruguay di Forlan e del giovane Luis Suarez, una sfida non proibitiva ma da non sottovalutare. Sarà una partita rocambolesca, forse una delle tre più belle del Mondiale. Raramente si è assistito ad una partita che ha saputo regalare emozioni così intense concentrandole in pochissimi attimi. Una partita un pò bloccata nel primo tempo, le occasioni arrivano da calcio piazzato: prima Kingston sventa d’istinto un tentativo maldestro di autogol di un compagno, poi è Muslera a soffiare sul pallone colpito di testa da Vorsah che esce di un nulla. La prima frazione sembra chiudersi sullo 0-0 quando al 2′ di recupero Muntari riceve palla poco oltre la metà campo, si gira e calcia dai 35 metri, il pallone prende uno strano effetto, Muslera non è irreprensibile e la palla si insacca nell’angolo alla sua sinistra: 1-0 Ghana! Si va a riposo così, con le ‘Black Stars’ a 45 minuti più recupero dalla storia. Il secondo tempo inizia sulla scia del primo, il Ghana non ha interesse ad accelerare, l’Uruguay deve recuperare ma non vuole sbilanciarsi. Al 10′ c’è una punizione per l’Uruguay dal vertice sinistro dell’area di rigore. Forlan calcia sul palo del portiere, il tiro non sembra irresistibile, anche stavolta però uno strano effetto del pallone e un portiere tutt’altro che sicuro permettono al tiro di gonfiare la rete: 1-1 e tutto da rifare per il Ghana. Come già accaduto negli ottavi, dopo il goal subito i ghanesi si spengono, l’Uruguay viene fuori, crea occasioni ma non riesce a segnare. Ancora una volta si va ai supplementari!

Il primo tempo supplementare scorre via senza particolari emozioni ma è nel secondo che si consuma il dramma. Al 120′ il Ghana batte un calcio di punizione dalla destra, la palla spiove in area, due deviazioni di testa, un’uscita avventata di Muslera, la palla cade in area a pochi centimetri da Appiah che calcia a botta sicura di sinistro, il pallone viene respinto sulla linea dallo stinco di Suarez e ritorna nella mischia, Adiyiah la colpisce di testa, la porta è vuota, la palla sta entrando, sembra fatta, ma è proprio in quel momento che emerge il “genio(?)” di Luis Suarez che para letteralmente il colpo di testa avversario sulla linea di porta immolandosi per la propria nazionale. CALCIO DI RIGORE! A tempo scaduto il Ghana ha il match point, un biglietto di sola andata per la storia. A chi tocca realizzare il penalty? Lui, l’uomo della Provvidenza, colui che aveva trascinato con i suoi gol il Ghana fin lì e ora poteva, anzi DOVEVA portarli in semifinale: Asamoah Gyan. L’attaccante aveva già fatto centro due volte dal dischetto a questi Mondiali, ma questo è diverso, stavolta la pressione è diversa, stavolta sulle sue spalle c’è il peso dell’Africa intera; in una commovente lettera scritta dopo il Mondiale Asamoah Gyan dirà: Dopo 120 minuti tirati ero stanchissimo e quando ho visto Suarez toccare con la mano il pallone ho pensato che era il mio momento. Avevo già calciato due rigori, alla prima con la Serbia e poi con l’Australia. Ho preso il pallone allora, e sono andato sul dischetto. In un attimo ho sentito gli occhi e i sospiri non solo degli 80.000 allo stadio ma di tutti i fratelli africani che avevano voglia insieme a me di vivere un momento storico. Ho immaginato la gioia che avrei potuto regalare, le feste interminabili e il mio nome inciso nella storia del mio Paese, del mio Continente. Un peso enorme. Ma ci pensate? Ho solo 24 anni!”

E’ proprio quell’occasione in cui il pallone diventa un macigno e la porta diventa piccola più della cruna di un ago. Gyan prende il pallone e lo posizione sul dischetto –“E allora quando ho preso in mano lo Jabulani era pesantissimo, ho preso un respiro e mi son detto: calcia forte e poi urla tutta la rabbia che c’è in te”-.

Purtroppo per lui, l’urlo resta strozzato in gola. Asamoah Gyan calcia di collo, forte, Muslera sembra battuto, il pallone però si alza troppo, incoccia la traversa ed esce. Le speranze di un continente intero svaniscono in quel momento, nulla da fare, si resta sull’1-1! A decidere il vincitore sarà la lotteria dei rigori. –“Dopo il rigore ho pianto, ma ho anche pregato, mi son detto: non è finita, adesso vinciamo ai rigori e sono andato subito a battere il primo e avete visto come l’ho calciato bene”-.

Si infatti, Asamoah Gyan vuole subito riscattarsi e si presenta per primo sul dischetto, anche stavolta calcia forte ma con molta più precisione, la palla si infila nell’angolo alto alla sinistra di Muslera e il Ghana pareggia il primo rigore dell’Uruguay segnato da Forlan. La sequenza procede con Victorino, Appiah e Scotti che non falliscono: siamo 3-2 Uruguay e adesso tocca a Mensah. Il ghanese prende pochissima rincorsa e calcia un rigore lento e non angolato, Muslera intuisce e para. Il dramma sta per consumarsi. Dopo di lui sul dischetto si presenta Maxi Pereira che calcia un rigore inguardabile. La palla si alza oltre la traversa e termina la sua corsa sugli spalti. Si resta 3.2. Il Ghana è ancora vivo ma deve segnare! Sul dischetto si presenta Adiyiah, lo stesso che aveva propiziato il rigore al 120′. La rincorsa è più lunga, ma il rigore è molta simile a quella calciato da Mensah, l’esito è terribilmente identico. –“Poi però, i miei fratelli Mensah e Adiyiah non ce l’hanno fatta. Anche per loro lo Jabulani era pesantissimo ma io sono andato subito a consolarli perché la colpa era tutta mia, bastava segnare il rigore giusto”-.

Il Ghana è ormai con un piede e mezzo fuori dal Mondiale, resta l’ultima flebile speranza che l’Uruguay sbagli il prossimo penalty. Il boia del Ghana ha un nome e un cognome: Sebastian “El loco” Abreu. La tensione è palpabile, Abreu prende la rincorsa e calcia, nelle sue idee vi è il cucchiaio- “E poi che rabbia vedere quel capellone dell’Uruguay fare il cucchiaio. Io quel coraggio non l’ho avuto e non me lo perdonerò MAI”-. Il risultato, a dire il vero, è molto approssimativo, il tiro è centrale, lento non si alza per andare a disegnare la classica ‘palombella’ ma resta a mezza altezza. Il portiere Kingston, sfortunatamente, si lancia sulla sua destra e vede, con disperazione, il pallone infilarsi alle sue spalle. E’ il dramma! Il Ghana, che fino ad un quarto d’ora prima era sulla soglia della semifinale, è ora fuori dal Mondiale. L’Uruguay, che al 120′ era come un condannato dinanzi al plotone in attesa dell’esecuzione, è passato dall’Inferno al Paradiso, ed ora festeggia l’accesso alla semifinale Mondiale quarant’anni dopo l’ultima volta.

Asamoah Gyan, l’uomo della Provvidenza, che aveva trascinato il Ghana a 11 metri dalla Storia, non era riuscito a compierli quei metri ed ora piangeva disperato, mentre due suoi compagni di squadra cercavano invano di confortalo:- “Ricordo che quando ero in Italia ascoltavo una canzone, Francesco De Gregori sembra si chiamasse l’autore che diceva che un giocatore non si giudica da come si calcia un rigore…scusate non ricordo bene le parole”-.

Le lacrime di Asamoah Gyan sono quelle di una Nazione, anzi di un continente, quello africano, che per la prima volta ospitava un Mondiale a casa propria e per la prima volta vedeva un traguardo storico a portata di mano fin quasi a toccarlo, riponeva tutte le sue speranze nei fratelli del Ghana e li spingeva verso la semifinale Mondiale. Quella disperazione, quelle lacrime sono anche metafora di un continente ricco di risorse, ambizioni e speranze di prendersi prima o poi il centro della scena mondiale, ma sfruttato, calpestato e che vede i propri sogni infrangersi, sempre accomunato, però, da un forte senso di appartenenza e fratellanza, da quella voglia di aiutare il proprio “fratello” a rialzarsi. Probabilmente, le parole dell’attaccante ghanese resteranno sempre quelle dell’intero popolo africano:- “Sono Asamoah Gyan, ho 24 anni e sono disperato. Perché? Provate a mettervi nei miei panni, provate a pensare come mi sento oggi, non ho dormito, ho pianto tutta la notte, non tanto per me quanto per i miei fratelli africani che credevano in me”.

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