Mondiali, Perù: Cueva e quello strano déjà-vu

Pubblicato il autore: Lorenzo C Segui
WELLINGTON, NEW ZEALAND - NOVEMBER 11: Peru pose for a team photo ahead of the 2018 FIFA World Cup Qualifier match between the New Zealand All Whites and Peru at Westpac Stadium on November 11, 2017 in Wellington, New Zealand. (Photo by Hannah Peters/Getty Images)

Foto Getty Images© scelta da SuperNews

Il calcio vive, a volte, di strane sensazioni, di corsi e ricorsi storici, di imprevisti scatti della memoria che ripercorrono immagini e sensazioni provate in passato che ad un tratto ricompaiono in maniera inesorabile. Pomeriggio di metà giugno, mi siedo in poltrona e decido di gustarmi una delle tante gare trasmesse in tv in occasione del Mondiale in Russia. Come è ben noto la copertura mediatica dell’evento è capillare ed approfondita ed io non mi sottraggo dal farmi travolgere da tale richiamo.

Lo so, l’Italia non partecipa alla competizione iridata ed un pò di rammarico c’è, ma poco importa, quando ammiri sul rettangolo verde campioni del calibro di Griezmann, Messi oppure la sorprendente Islanda, a tal punto da comprendere che assistere ad un Mondiale senza gli azzurri rappresenti una ghiotta opportunità per osservare alcune tipologie differenti di intendere il calcio e soprattutto hai  modo di venire a conoscenza di protagonisti che spesso ci sfuggono durante la stagione infarcita di impegni, tra campionato, Champions ed altre competizioni. Alle 18 è di scena Perù-Danimarca, sfida del girone C.

Onestamente, è più per forza d’inerzia che mi accingo ad assistere a tale sfida inedita che per altri motivi prettamente tecnico-tattici. I sudamericani non partecipano ad un Mondiale da ben 36 anni, l’ultima apparizione risale a Spagna ’82, quando ad alzare al coppa al cielo furono gli azzurri guidati dall’indimenticabile c.t. Enzo Bearzot. I volti dei calciatori peruviani appaiono concentrati nel momento dell’inno e gli occhi lasciano trasparire una seppur velata emozione. Il capitano Rodriguez, difensore roccioso che milita nel campionato colombiano, sembra sciogliersi all’ascolto di “Somos libres, séamoslo siempre” nonostante il suo aspetto rude e che lascia ben poco tranquilli i calciatori danesi. La sfida ha il via e la Blanquirroja dimostra una spiccata intraprendenza, sciorinando un gioco veloce lungo le fasce, lasciando pochi spazi agli avversari. La vivacità della banda guidata dal c.t. argentino Ricardo Gareca non fa il paio, però, con la precisione sotto porta, dove non appaiono impeccabili.

Il match è interessante ed io osservo con piacere alcune individualità, sino ad ieri semisconosciute, presenti tra le fila della compagine sudamericana. Sino a quando, al 45′, al tramonto della prima frazione di gara, la mia memoria non resisterà dal compiere un déjà-vu che avrei preferito archiviare definitivamente. L’arbitro gambiano Gassama, con l’ausilio del VAR, concede un calcio di rigore a favore del Perù a seguito di un contatto falloso in area di Poulsen nei confronti di Cueva. Dopo qualche minuto d’attesa, è proprio Cueva, piccolo centrocampista, alto 1,69, a posizionare la palla sul dischetto per poi compiere qualche passo all’indietro.

E’ proprio lì, proprio quando il peruviano inizia a prendere una rincorsa defilata, che la mia mente fa un balzo prepotente all’indietro e mi riporta alla sera del 2 luglio 2016, a Bordeaux, quando in occasione dei quarti di finale dell’Europeo, tra Germania e Italia, è Simone Zaza a presentarsi dagli undici metri, durante la lotteria dei calci di rigore. Anche in quel caso l’attaccante lucano avviò la sua rincorsa da posizione defilata. Guardo la tv, mi concentro, e vedo Cueva che ad un tratto inizia a rallentare la sua corsa, effettuando passi sincopati, ed anche qui, ripiomba Zaza davanti a me, sino a quando il déjà-vu  completa la sua opera nel momento del tiro: Cueva spiazza Schmeichel e spedisce la palla in curva, lo stesso dicasi dell’ex attaccante juventino che disorientò Neuer ma non centrò affatto lo specchio della porta. L’Italia venne eliminata ai quarti dalla Germania, il Perù, nonostante la spiccata buona volontà, ha poi perso per 0-1 a causa del gol messo a segno da Poulsen, ironia della sorte, l’autore del fallo da rigore su Cueva. Storia dal sapore di album dei ricordi, che a volte si riapre e ripropone immagini che rischiano di apparire paradossalmente attuali.

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