Ventura esce allo scoperto: “Io pungiball d’Italia. Dovevo dimettermi dopo la Spagna”

Pubblicato il autore: Giuseppe Consiglio Segui
NICE, FRANCE - JUNE 01: Leonardo Bonucci Of Italy celebrates with team-mates after scoring the goal during the International Friendly match between France and Italy at Allianz Riviera Stadium on June 1, 2018 in Nice, France. (Photo by Claudio Villa/Getty Images)

Foto Getty Images© selezionata da SuperNews

Il momento della resa dei conti è arrivato. Gian Piero Ventura ha finalmente deciso di vuotare il sacco e raccontare alla Gazzetta dello Sport quanto è avvenuto negli ultimi mesi di gestione della Nazionale italiana, proprio mentre sono in corso i Mondiali di Russia e l‘Italia non è tra le protagonista. “Non sono affatto abbattuto per quanto è successo, piuttosto sono incazzato nero, non vedo l’ora di riavere una squadra con cui fare calcio” sono queste le parole che sintetizzano il Ventura-pensiero, che vuole scrollarsi di dosso quanto è stato detto in tutti questi mesi in cui è stato disegnato come “il pungiball di tutta Italia”.

Iniziando dalla fine, l’ex allenatore del Torino analizza la sciagurata fine della sua avventura in Nazionale: “Mi sono dato una spiegazione a quanto è successo: per 35 anni ho fatto calcio sul campo, ma non ho mai fatto parte di nessun sistema, tanto meno mi sono occupato di politica sportiva. Ho sempre dato precedenza all’essere che all’apparire, alla produttività che alle promesse e il progetto che avevo intavolato stava procedendo bene”. E in effetti i risultati raccolti nel girone di qualificazione a Russia 2018 raccontano di buoni numeri, di buone prestazioni e di una idea di gioco impostata. Ventura si attribuisce una serie di meriti: “Quando sono arrivato avevo un’Italia vecchia, che io stavo ringiovanendo con l’esordio di 14 giovani in azzurro, tra i quali molti avrebbero fatto parte del Mondiale. La Russia sarebbe stata il trampolino di lancio per un ruolo da protagonista all’Europeo del 2020”.

Tutto sembrava procedere bene, fino alla celebre partita del Bernabeu contro la Spagna, etichettata dai più come l’inizio della fine del corso Ventura alla guida della Nazionale: “Fino a quella partita io sono stato il c.t., poi sono diventato il pungiball, un vero e proprio delitto premeditato sulla mia persona. Da lì sono iniziati tutti i mali del nostro calcio, di cui sono stato considerato il responsabile. Nonostante quel brutto 3-0 in me sentivo forte l’attaccamento alla causa azzurra, pensavo che potevamo farcela a qualificarci, invece dovevo dimettermi: questa è stata la mia più grande colpa”. Parole molto forti quelle di Ventura, sentitosi delegittimato dopo la debacle in terra spagnola. E arriva la Svezia. E con essa tutti i casi che ne conseguirono, da Insigne alla famosa frase di De Rossi.

E quanto emerge dalle parole dell’allenatore ex Bari disegna uno scenario paradossale: Io non avevo dato alcuna disposizione che De Rossi entrasse, ma anche questo è servito per scaricarmi ulteriori colpe addosso. Se Insigne avesse giocato, ci si sarebbe chiesti perchè non avessero giocato El Shaarawy o altri”. Insomma, Ventura si dipinge come il capro espiatorio di una situazione ormai degenerata, in cui si inserisce anche il discorso Balotelli, mai convocato dall’ex c.t., che però precisa: “Lui avrebbe fatto parte del gruppo del Mondiale e lo avrei già convocato per le amichevoli contro Argentina e Inghilterra”. Ma in tutto questo marasma mediatico resta solo che la nostra Nazionale in Russia non c’è. E Ventura rispecchia lo stato d’anima di qualsiasi tifoso di questi giorni: “Io sono rammaricato quanto tutti i tifosi e so quanto loro, soprattutto loro, ci tenessero a questo Mondiale: e quello che provo dentro lo sento forte ogni giorno e ogni notte davanti alla tv“.

  •   
  •  
  •  
  •