Mondiali, Russia 2018: il Belgio, un calcio che cambia

Pubblicato il autore: Gioacchino Lepre Segui
ROSTOV-ON-DON, RUSSIA - JULY 02: Nacer Chadli of Belgium celebrates after scoring his team's third goal with team mates during the 2018 FIFA World Cup Russia Round of 16 match between Belgium and Japan at Rostov Arena on July 2, 2018 in Rostov-on-Don, Russia. (Photo by Kevin C. Cox/Getty Images)

Foto originale Getty Images© selezionata da SuperNews

Una squadra compatta, coesa, fluida nella manovra ed organizzata in ogni reparto. Così si è presentato, ieri sera a Kazan contro il Brasile, il Belgio di Roberto Martinez, che ha piegato di misura la Nazionale verdeoro guidata dal ct Tite.

Capitan Hazard e compagni, in particolare Fellaini, De Bruyne e Lukaku, sono apparsi in grande spolvero, con Courtois decisivo su Neymar qualche istante prima del suono della sirena, inchiodando con una parata sensazionale il risultato sull’ 1-2 finale in favore dei Diavoli Rossi, che eliminano di fatto la Seleçao dal Mondiale. Dopo questo successo, il Belgio si candida di diritto ad essere una delle pretendenti alla vittoria finale del torneo, così come la Francia, prossima rivale della squadra di Martinez in semifinale.

Un calcio che cambia

Ciò che più stupisce, però, è analizzare come l’undici titolare belga di ieri sera mandi in frantumi gran parte delle certezze che, da anni, accompagnavano il calcio Mondiale. La squadra titolare fiamminga, infatti, si è presentata con 9 giocatori su 11 che militano in Premier League, tutti in squadre diverse (prevalentemente top club) dello stesso campionato inglese.

Lo stato dell’arte dice, dunque, che nonostante la Jupiler Pro League non offra un campionato poi così godibile, sono tanti i giocatori belga di livello che (specialmente in Inghilterra) trovano la loro consacrazione. Anche i giocatori ieri sera in panchina, infatti (eccetto il capitano dell’Anderlecht Leander Dendoncker) militano in campionati differenti da quello belga.

 Nuovi paradigmi

Questo significa che l’archetipo paradigma imposto da nazionali come Germania e Spagna – squadre eliminate ormai da Russia 2018 – vincitrici delle ultime due competizioni Mondiali (ma anche l’Italia andando a ritroso nel tempo) con squadre interamente composte da calciatori militanti nel campionato d’appartenenza, viene adesso radicalmente sovvertito.

L’esempio belga mostra come siano tanti i giocatori espatriati (e di livello) che riescono a trovare fortuna nei campionati più prestigiosi al mondo, diversi da quello nazionale, trovando comunque la chimica giusta per fare gruppo, per essere squadra e rappresentare, ad oggi, una Nazionale candidata alla vittoria finale.

Francia e Croazia

Ma ad onor del vero il Belgio non è l’unica selezione – fra le Nazionali più accreditate a vincere questo Mondiale – ad attuare questa sorta di politica: ad eccezione dell’Inghilterra, infatti, anche la Croazia ha moltissimi talenti che militano in altri campionati (Serie A, Liga spagnola su tutti) differenti dall’HNL croata.

Anche la Francia è più vicina alla “formula” belga e croata più che a quella Inglese. Guardando all’undici titolare disegnato da Didier Deschamps, si nota immediatamente come Mbappé sia l’unico francese che militi in Ligue 1, al PSG appunto.
E’ pur vero, però, che sfogliando i nomi che compongono generalmente la panchina francese, sono diversi i convocati Bleus che giocano in patria (pur restando, di fatto, alternative ai titolari che militano in campionati diversi dalla Ligue 1).

Com’era prima

Un calcio Mondiale che cambia dunque, mutando profondamente: nel 2014 la Germania Campione del Mondo presentava solo 5 calciatori non militanti in Bundesliga (Mertesacker, Podolski e Ozil in forze all’Arsenal, Klose alla Lazio e Khedira al Real Madrid), mentre nel 201o, la Spagna Campione del Mondo in Sudafrica aveva solo quattro convocati non appartenenti a squadre della Liga (Reina ed il El Niño Torres del Liverpool, Silva del Manchester City e Cesc Fabregas dell’Arsenal).

Tuffandoci, infine, negli ameni ricordi azzurri, solo Zambrotta e Cannavaro (che nel 2006 giocavano in Spagna, il primo a Barcellona, il secondo a Madrid sponda Blancos) non militavano in Italia quando, la squadra guidata da Marcello Lippi, si laureò in Germania (a Berlino) Campione del Mondo per la quarta volta nella sua storia.

  •   
  •  
  •  
  •  
Tags: