Kramer, la finale dimenticata: storia triste di un Campione del Mondo

Pubblicato il autore: Davide Roberti Segui

 

 

 

 

Di questi tempi, all’epoca del Coronavirus, probabilmente è meglio cercare di evadere dalla realtà e di sognare un po’. E se provassimo a chiedere a qualunque bambino appassionato di calcio quale sia il suo più grande sogno, vi risponderà probabilmente di voler giocare una finale dei Campionati del Mondo. Del resto, tale evento è riservato solo a pochi fortunati, pochi eletti, pochi sognatori, appunto. E certamente, se hai la possibilità di giocare una partita del genere, non te lo dimenticherai mai. Quasi, mai.

Kramer, la finale dei sogni

Finale dei Mondiali brasiliani del 2014, al Maracanà si sfidano Germania e Argentina. I tedeschi sono forti, fortissimi, e hanno appena battuto 7-1 i padroni di casa verdeoro in semifinale, ma a poche ore dal calcio d’inizio una delle pedine fondamentali del CT Loew è costretto a dare forfait: Sami Khedira, anche autore di un gol al Brasile, si infortuna. Tocca al certamente meno celebre Christoph Kramer, mediano classe ’91 del Borussia Monchengladbach.  Il giovane Christoph è proprio uno di quei sognatori di cui sopra; è un buon giocatore, non certo un fuoriclasse, però ci ha creduto fortemente, ha fatto tanta gavetta e tanti sacrifici: ha raggiunto il Grande Traguardo, scenderà in campo al Maracanà.
La partita inizia, il ragazzo non sfigura affatto, gioca la sua onesta partita. Fino, però, al trentesimo minuto di gioco: per Kramer, la finale diventa un incubo. Il gigante argentino Garay colpisce la testa del povero Christoph con una violenta quanto involontaria sportellata. All’inaspettato protagonista di questa finale è riservato un destino amarissimo: la botta subita provoca al centrocampista tedesco un forte trauma cranico, da cui deriva una amnesia quasi totale degli eventi di quel giorno. Kramer non potrebbe ovviamente continuare la gara, ma prima di abbandonare definitivamente il campo prova anche a rientrare. Si avvicina, così, all’arbitro Rizzoli e gli chiede che partita si stia disputando, c’è decisamente qualcosa che non va.

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Campione sì, ma chi se lo ricorda?

Il ragazzo viene portato fuori dal campo e spedito in ospedale. I medici, dopo una serie di esami, si convincono del fatto che il ricordo di quella partita, per lui, svanirà per sempre. Quella stessa testa, quella mente che gli aveva permesso di sognare così forte da arrivare a giocarsi questa finale, ora lo tradiva. Nel frattempo, intanto, Gotze segnava il gol dell’1-0 per la Germania durante i tempi supplementari, regalando la coppa ai tedeschi.
Una vittoria che la Mannschaft aspettava da 24 anni, una vittoria meritata e sofferta, una vittoria indimenticabile per tutti. Quasi, tutti. “La memoria è tesoro e custode di tutte le cose”, diceva Cicerone. E se un Dio del Calcio esiste, evidentemente non conosceva Cicerone: per Kramer, la finale non troverà mai spazio in quella memoria.

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