Cessione Baggio alla Juve, 26 anni dopo focus sul trasferimento che scatenò una guerra

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Roberto Baggio prima, con la Fiorentina nella stagione 89-90, e Roberto Baggio poi, con la Juve nella stagione 90-91.

Cessione Baggio alla Juve: 18 maggio 1990

Già, sembra incredibile ma ben ventisei anni esatti sono passati dal trasferimento forse più controverso, discusso ed apocalittico nella storia della Serie A. Una vicenda ben lontana dalle realtà del calciomercato odierno che, seppur manifesto di notevoli contese e colpi di scena, a stento possono raggiungere il calibro di tale episodio simultaneamente intriso di calore, avversione ed antologia; valori sempre più calanti nel calcio di oggi. E allora in un momento forse un po’ misero, romanticamente parlando, trovo adeguato gettare un occhio ad eventi significativi del passato che abbiano lasciato qualcosa di vero da ricordare e da riscoprire.

Cessione Baggio alla Juve: gli antefatti

Verso il culmine della stagione 1989-1990 il conte Flavio Callisto Pontello, presidente della Fiorentina nel decennio 80-90, si persuade del fatto che nel suo periodo di presidenza ha speso tanto per la sua squadra e decide che è giunto il momento di rientrare dai deficit accumulati in modo da rendere, a suo dire, la compagine viola più competitiva. Il suo intento appare valido se non che il conte Pontello commette l’errore, per raggiungere il suo proposito, di intraprendere un cammino senza ritorno: privare Firenze di un suo figlio e suo idolo.
In realtà, in quell’anno, la Fiorentina raggiunge una storica finale di coppa Uefa, persa contro la Juventus. E proprio la Vecchia Signora si era già fatta avanti con la dirigenza fiorentina per acquistare Roberto Baggio, l’idolo della folla. E nonostante le continue smentite, Baggio era stato strappato alla sua patria adottiva, a sua insaputa, già sei mesi prima del suo addio definitivo. Nel periodo trascorso dagli accordi al passaggio di Baggio alla Juve, il gioco delle parti si porta avanti come da copione, inconsapevole di ciò che sta per scaturire.

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Gli avvenimenti

Ho sperato fino alla fine cosicché ci potesse essere una soluzione diversa soprattutto pensando ai tifosi della Fiorentina perché credo che, prima di tutto, il rispetto vada a loro”
Roberto
Baggio

E invece no. Alle 18 e 45 del 17 maggio 1990, il procuratore di Roberto Baggio, Antonio Caliendo, annuncia l’imminente trasferimento del suo assistito dalla Fiorentina alla Juventus. Firenze è in rivolta. I tifosi scendono per le strade lanciando bottiglie e oggetti contundenti e costringendo la polizia ad intervenire. Il tutto inizia con il lancio di sassi contro le vetrate della sede della Fiorentina, allora situata in Piazza Savonarola. Il lancio degli oggetti viene indirizzato anche a Nardino Previdi, direttore sportivo della squadra, al suo ingresso in sede. L’atmosfera è surreale, caotica. La guerriglia conta alcuni feriti e si spinge sino alle porte di Coverciano, dove vengono rafforzate le misure di sicurezza e dove, soprattutto, sono in ritiro la Nazionale e Baggio in vista dei mondiali di casa. Donne, uomini, anziani, giovani; non c’è distinzione di sesso od età che tenga, l’amore sportivo si tramuta in violenza sanguinaria il cui unico scopo è trovare un colpevole. Ma Roberto non ci sta. Accusa Pontello di averlo “cacciato” e si sente come intrappolato in questa morsa che lo sta trascinando via dalla sua vita; tuttavia è sicuro, in cuor suo, che i tifosi viola non lo condanneranno perché lui per Firenze è tutto.
Eventi drammatici, sullo sfondo di una traversia quasi tragicomica, che ciò nonostante non possono fermare il comunicato del 18 maggio, data odierna, 1990 che ufficializza il lutto fiorentino.

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Cessione Baggio alla Juve: Cosa ci lascia

quando Baggio passò dalla Fiorentina alla Juventus, in conferenza stampa, davanti ai giornalisti gli misero al collo la sciarpa bianconera e lui la gettò via. Fu un gesto imbarazzante. Io dissi che il ragazzo andava compreso: era come se avessero strappato un figlio alla madre
Antonio Caliendo

Dopo i disastri di Firenze, le parole, gli insulti, Roberto Baggio fa ritorno allo Stadio Artemio Franchi il 7 aprile 1991, vestendo la maglia bianconera. Si rifiuta di tirare un rigore decisivo per la Juve e, una volta uscito dal campo, raccoglie una sciarpa viola lanciatagli dai suoi ex beniamini. Ex beniamini, esatto. Perché per lui ora sono più di questo.
Tra Baggio e i fiorentini è nata una passione bruciante che va oltre i colori, oltre le divise, oltre una squadra. Lui è stato il cantore di una fiaba che riecheggerà nella storia e nei cuori di chi lo ha guardato giocare e di chi lo ha sentito gridare e ha gridato insieme a lui. Questi sono valori che, ahimè, nel calcio moderno lasciano sempre più spesso il tempo che trovano a meno che, in una città che di rinascite e rinascimenti se ne intende, non si riveli qualcuno con quella stessa pennellata, quella stessa firma: il numero dieci. E perché no? Sognare non costa nulla. Magari stavolta non un Roberto, ma un Federico.

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