Roma, i motivi della crisi giallorossa: società, confusione tattica, mercato fallimentare

Pubblicato il autore: Samuele Zagagnoni Segui
ROME, ITALY - MARCH 02: AS Roma President James Pallotta looks on during the Serie A match between AS Roma and Juventus FC at Stadio Olimpico on March 2, 2015 in Rome, Italy. (Photo by Paolo Bruno/Getty Images)

James Pallotta, presidente della Roma

La sconfitta di ieri sera contro la Sampdoria ha certificato, una volta di più, la crisi che ha colpito la Roma. 
Da inizio gennaio la squadra giallorossa, nelle quattro partite disputate, ha totalizzato due pareggi esterni (entrambi per 1-1) contro Inter e Sampdoria e due le sconfitte interne contro Atalanta (1-2) e Sampdoria (0-1).
Pertanto,i numeri dicono 2 punti in classifica,  3 goal segnati e 5 goal subiti. Assolutamente insufficienti per una squadra che ad inizio stagione era partita con ambizioni da grande.
Ad onor del vero, con le cessioni eccellenti di quest’estate, (Sczczesny,Rudiger, Paredes e Salah) le aspettative di inizio stagione non erano alte come in passato. Nel web quest’estate circolava ironicamente il detto “la Roma quest’anno non è riuscita a vincere neanche lo scudetto d’agosto”.
Ciò nonostante, le buone prestazioni della squadra, culminate con il primo posto nel girone di ferro con Chelsea e Atlètico Madrid, avevano illuso la tifoseria.
La squadra ha avuto una leggera flessione nel mese di dicembre in cui  ha totalizzato una vittoria, due pareggi e una sconfitta (a Torino con la Juventus) rimanendo comunque sulla scia della capolista Napoli (astrattamente, al netto della partita da recuperare con la Sampdoria, a 5 punti di distacco). Da gennaio il crollo. Ora i punti dalla vetta son ben 16. Per questo motivo è necessario analizzare i possibili motivi della crisi.

Crisi Roma, i motivi societari

Con l’apertura del mercato di gennaio i tifosi, e forse anche lo stesso allenatore, si aspettavano alcuni piccoli colpi per puntellare la squadra. Sui giornali circolava addirittura la voce secondo cui la Roma, grazie ai soldi guadagnati con la qualificazione agli ottavi di Champions, sarebbe tornata a pensare a Riyad Mahrez (giocatore infruttuosamente ricercato per tutta l’estate). Il tempo avrebbe poi mostrato un quadro totalmente diverso.
Inaspettatamente la Società giallorossa manifestava la sua necessità di cedere dei giocatori per rispettare i pesanti vincoli del Fair Play finanziario. Sul mercato sono finiti praticamente tutti, nessun incedibile. Per questo motivo tutte le società si sono presentate a Trigoria manifestando il gradimento per i migliori giocatori della rosa. Ad oggi i maggiori indiziati ad una dolorosa cessione rimangono Emerson Palmieri (promettente terzino che in queste giornate avrebbe dovuto far rifiatare un esausto Kolarov) ed Edin Dzeko (capocannoniere della squadra).
Il cambio di prospettiva può aver pesato sulla squadra che da ambiziosa si è ritrovata, così velocemente, ridimensionata. In tutto questo il presidente Pallotta non si vede e non si sente.

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Crisi Roma, i motivi tecnico – tattici

Sin dall’inizio del campionato la squadra ha mostrato dei rilevanti limiti offensivi. Ed infatti, sebbene la difesa sia la terza del campionato, l’attacco è solamente l’ottavo.
La partenza di Salah non è stata mai digerita ed Edin Dzeko, lo scorso campionato capocannoniere della Serie A, ha mostrato evidenti limiti di adattamento al modulo di gioco di mister Eusebio Di Francesco.  Effettivamente il bosniaco aveva manifestato le stesse difficoltà anche nel primo anno nella capitale in cui,in particolare con Rudi Garcia, la squadra giocava sempre con il 4-3-3. Il modulo, però, non è mai stato messo in discussione dal tecnico che, forse, sta rischiando di bruciarsi la sua più grande occasione della carriera per via di un eccessivo integralismo.
Con questo sistema di gioco, se le mezzali non accompagnano adeguatamente la manovra, l’attaccante rischia di trovarsi troppo solo.

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In tal senso rientra anche Nainngolan. Il belga non si sta esprimendo ai livelli della passata stagione. Su di lui l discorso è più psicologico che tattico. Da mezzala, oltre a recuperare più palloni rispetto a quando gioca da trequartista (in cui più che altro vengono sporcate le giocate del regista), avrebbe le stesse possibilità di effettuare gli inserimenti senza palla di cui è dotato. Il giocatore, però, dopo la scorsa stagione da 14 goal, si sente più trequartista. Questa sensazione, probabilmente, ne sta limitando oltremodo il rendimento.
Comunque, al di là di Nainngolan, il centrocampo della Roma mostra di avere degli evidenti limiti in fase di impostazione (problema condiviso con la difesa). La forza degli interpreti, infatti, non è accompagnata da adeguate qualità geometriche (questo succede se  Pjanic non viene sostituito adeguatamente).
Infine, ritornando all’assenza di Salah, il ruolo di esterno destro d’attacco è ancora senza padrone. I nuovi acquisti Under, Schick e Defrel, nonostante gli 80 milioni spesi per acquistarli, sono ancora a 0 goal in campionato. Il giovane Gerson, impiegato in alcune occasioni dal tecnico in quel ruolo, sembrerebbe trovarsi maggiormente a suo agio come mezzala.

Crisi Roma, una sfortunata campagna acquisti

La campagna acquisti portata avanti da Monchi, a parte Kolarov e Pellegrini, non sta portando i suoi frutti. I motivi della disfatta dei nuovi sono molteplici.
Kasdrop, ad esempio, non ha potuto dare il suo contributo per l’infortunio rimediato nella partita contro il Crotone. Molti criticano il fatto che lo stesso sia stato acquistato già infortunato, ciò nonostante, non bisogna dimenticarsi che se non ci fosse stato il nuovo infortunio il giocatore sarebbe stato a disposizione del mister da fine ottobre.
Patrick Schick, invece, è l’emblema di ciò che sarebbe potuto essere e che finora non è stato. La Roma con il ceco ha acquistato (in modo oneroso) un giocatore di sicuro talento. Non si può dubitare delle sue qualità. Tuttavia, il suo contributo alla squadra, anche al netto dei numerosi infortuni, è stato nullo.
Per quanto attiene a Gonalons e Defrel, invece, si parla di due giocatori da cui la Roma si aspettava un rendimento sicuramente diverso. Ad oggi, anche se rimane la speranza di un loro rilancio, hanno dimostrato di non essere adeguati.Discorso diverso va fatto per Under. Il giovane è stata una costosa scommessa (che forse la squadra non si poteva permettere). Tuttavia, i due match contro la Sampdoria hanno mostrato le sue qualità. L’impressione è che, alla luce delle difficoltà (sopraevidenziate) nel ritrovare un esterno mancino offensivo, si potrebbe puntare di più su di lui.

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In conclusione, non c’è un solo problema e un solo responsabile. Per uscire da questa crisi sarà importante mettersi seduti ad un tavolo e porre in atto i necessari cambiamenti. L’alternativa è l’ennesima, fastidiosa e forse inutile, rivoluzione. Ricominciare per non ripartire mai.

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