Serie A, alle prese con la VARiabile impazzita

Pubblicato il autore: Francesco Picciocchi Segui

BOLOGNA, ITALY - NOVEMBER 04: the referee check the VAR prior to give a penalty kick to FC Crotone during the Serie A match between Bologna FC and FC Crotone at Stadio Renato Dall'Ara on November 4, 2017 in Bologna, Italy. (Photo by Mario Carlini / Iguana Press/Getty Images)
E’ successo di tutto nella ventiduesima giornata di Serie A, forse la più nera per gli arbitri e per i loro assistenti dall’inizio del campionato. Sono quattro i casi che più fanno discutere e alimentano la polemica: il gol di Cutrone a Milano, il fallo di mano in area di rigore di Koulibaly e il rigore concesso a Callejon a Napoli e il gol in pieno recupero annullato al Crotone oltre ad altri episodi di “minore” entità.

Partiamo da MilanLazio: al 15′ del primo tempo Calhanoglu calcia dalla sinistra una punizione, Bastos perde la marcatura in area di rigore e Cutrone insacca. L’arbitro convalida ma nessuno si rende conto che il tocco dell’attaccante rossonero è col braccio. E’ davvero incredibile come non l’arbitro (che è sul campo e vede una sola volta l’azione a velocità naturale) ma chi è nello studio VAR e può rivedere più volte, al rallentatore e da più angolazioni l’azione non si accorga del tocco palesemente irregolare. Ennesimo errore che penalizza la squadra di Simone Inzaghi, già in un rapporto molto conflittuale con la classe arbitrale dopo le discutibili decisioni prese da Giacomelli in LazioTorino. L’aggravante, stavolta, è che l’errore viene commesso sul gol che indirizzerà poi la partita e avallato dall’assistente Rocchi (colui che dovrà rappresentarci ai Mondiali).

Al San Paolo si sfidano Napoli e Bologna in una partita che si preannuncia molto tesa e che si arroventa ulteriormente quando dopo soli 28” Palacio porta in vantaggio i felsinei. I partenopei riescono però a pareggiarla subito con un autogol, di qui in poi sarà il VAR (o meglio, il non consulto dello strumento tecnologico) a farla da padrone. Nel primo tempo, sul risultato ancora di 1-1, Di Francesco imbuca dalla sinistra una palla per Palacio, che in area si gira e calcia trovando la respinta quasi sulla linea di Koulibaly. I rossoblu lamentano un tocco col braccio del senegalese, l’arbitro dopo un breve consulto via auricolare decide che è tutto regolare. In effetti, il braccio del difensore è attaccato al corpo, la distanza fra l’attaccante che calcia e colui che respinge il tiro non è molta e da un altro replay si nota che probabilmente il pallone sbatte prima sulla coscia di Koulibaly e poi tocca il braccio. In questo caso l’arbitro ha deciso che non ci fossero gli estremi per il penalty e non sbaglia.
Sul finire della prima frazione il Napoli passa in vantaggio: azione di Callejon sulla fascia destra, lo spagnolo va via con un tunnel sulla linea di fondo a Masina ed entra in area, a questo punto il difensore appoggia la mano sulla spalla dell’attaccante  che cade a terra. L’arbitro decide per il calcio di rigore e conferma la sua decisione dopo un breve consulto (reso più complicato dai problemi all’auricolare) con gli assistenti al VAR. Il rigore stavolta è quantomeno generoso, visto che Masina appoggia solo la mano sulla spalla, senza creare alcun danno all’avversario che fa di tutto per non restare in piedi. In questo caso, almeno, vi è la possibilità che l’arbitro si sia lasciato trarre in inganno e abbia calcolato male l’intensità del tocco.

E veniamo alla partita dello Scida, lo scontro salvezza fra Crotone e Cagliari. L’arbitro è Tagliavento e la sua direzione della gara è per larghi tratti illogica. Se nel primo tempo ci può stare (ma non è solare) il rigore in favore del Crotone per il tocco di Faragò su Nalini (rivisto al VAR), è sicuramente errata l’espulsione di Pisacane che arriva per primo sul pallone (anche questa rivista al VAR). Infine nei minuti di recupero del secondo tempo il Crotone trova il gol: Ricci calcia una punizione dalla destra, la palla è colpita in area di rigore di testa da Ceccherini (in posizione regolare) ed entra. Tagliavento ricorre per la terza volta al VAR e annulla il gol segnalando un fuorigioco, probabilmente quello di Budimir o Capuano (successivi al colpo di testa di Ceccherini) che però non ostacolano la visuale del portiere sardo e non possono essere ritenuti influenti visto che il pallone passa ad un metro dal loro corpo. E’ davvero inspiegabile e risultano difficili da commentare gli errori dell’arbitro che risultano ancora più gravi poichè rivisti al VAR.

Dubbi restano anche a Torino e a Genova: sul gol del 3-0 dei granata, l’assistente segnala fuorigioco di Obi, la review dimostra che c’è (anche se di un piede), ma il gol viene convalidato mentre a Marassi restano dubbi sull’espulsione di Samir che prima riceve il giallo per aver fatto fallo calpestando la caviglia di Pandev, ma successivamente (dopo aver rivisto l’episodio al VAR), l’arbitro lo espelle.

La tecnologia è un ottimo mezzo per limitare gli errori e placare animi e polemiche, ma se usata in modo errato non fa altro che acuire dissidi ed incomprensioni. Servirebbero maggiori linee guida da dare agli arbitri nelle diverse situazioni, in modo da limitare la soggettività e la discrezionalità delle decisioni (è il caso di ogni fallo di mano in area di rigore), una tecnologia che ragioni in 3 dimensioni anzichè bidimensionalmente (per limitare gli errori nei casi di fuorigioco) e ovviamente molta attenzione, saggezza e buon senso affinchè il VAR non diventi l’ennesimo mezzo per alimentare futili polemiche e indirizzare le partite ma sia la giusta innovazione per un calcio più divertente ed equo.

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