Luciano Spalletti da fenomeno a bidone, lo strano destino del tecnico dell’Inter

Pubblicato il autore: Giovanni Smaldone Segui
MILAN, ITALY - DECEMBER 16: FC Internazionale Milano coach Luciano Spalletti gestures during the Serie A match between FC Internazionale and Udinese Calcio at Stadio Giuseppe Meazza on December 16, 2017 in Milan, Italy. (Photo by Emilio Andreoli/Getty Images)

Foto originale Getty Images © scelta da SuperNews

Era la sera del 9 dicembre 2017. L’Inter usciva dallo 0-0 contro la Juve piena di certezze. Primo posto in classifica, confermato il giorno dopo con il pareggio del Napoli contro la Fiorentina, imbattibilità mantenuta in campionato e consapevolezza nei propri mezzi. Si, perchè era proprio questo che veniva esaltato dall’intera stampa italiana; la consapevolezza nei propri mezzi che il santone da Certaldo aveva inculcato ai suoi giocatori. “E’ come Mourinho” , “E’ meglio di Mourinho!”. “L’Inter ha solo una competizione, potrà lottare per lo scudetto fino alla fine”. Sono solo alcune delle migliaia di frasi di esaltazione che si sono lette sui giornali o viste in televisione.

E oggi 4 Febbraio 2018 a nemmeno due mesi di distanza eccoci ad osservare l’ennesimo, inevitabile, tracollo dell’Inter. In 8 partite (se si conta anche il derby di coppa italia) 5 pareggi e 3 sconfitte contro Udinese, Sassuolo e Milan in coppa.
Non proprio 3 squadroni. Napoli e Juve sono scappate via e soltanto grazie al parallelo tracollo della Roma il quarto posto in campionato, l’ultimo utile per andare in Champions, è stato conservato.
La domanda che sorge spontanea è? Dov’è la mano di Luciano Spalletti? Cosa ha portato davvero l’allenatore nella gestione di una squadra che soffre dell’ombra di se stessa? Quali sono le differenze con le precedenti gestioni fallimentari dei vari De Boer, Pioli, Mancini e così via all’indietro fino ad arrivare a Jose Mourinho, l’unico che è riuscito a guarire la squadra dal “Mal di Inter”.

Non per sparare sulla croce rossa ma quali sono i successi sportivi di Luciano Spalletti durante la sua carriera? La vittoria del campionato russo con una squadra super favorita? I secondi posti a ripetizione con la Roma?
All’Inter ha portato tanto fumo ma pochissimo arrosto. Tatticamente l’Inter non esprime un vero e proprio gioco ma si affida alle giocate dei singoli, in realtà di due singoli Perisic e Icardi. Fino a quando il croato è stato in palla l’Inter riusciva in qualche modo a portare a casa il risultato, quando poi si è inceppato la giostra si è fermata. Zero idee, zero grinta, zero risultati.  E non si dia la colpa al mercato mancato, al non arrivo di Pastore, Messi o Cristiano Ronaldo. Non è possibile che con i giocatori che ha l’Inter non riesca a battere  squadre del calibro di Crotone, Udinese,  Spal, Fiorentina.
La colpa è dell’allenatore che pensa sempre a difendere se stesso prima che i suoi giocatori. Pensa sempre prima a giustificare i suoi fallimenti che a cercare di porvi rimedio. Per molto meno allenatori dell’Inter sono stati messi alla porta. L’idea (inesistente) di Spalletti è fallita. Se quello visto in queste prime 23 giornate di campionato è la massima espressione di calcio spallettiano, molto meglio che sulla panchina nero azzurra si sieda uno psicologo. Mentalmente i giocatori sarebbero più preparati, ma dal punto di vista tattico non cambierebbe nulla.

  •   
  •  
  •  
  •